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“Coronavirus”: una questione in contro luce.

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“Coronavirus”: una questione in contro luce.

“Coronavirus”: una questione in contro luce.
28 Marzo
13:53 2020

Dott. Fabrizio Peronaci, lei, oltre che autore di libri-verità (ultimo “Morte di un detective a Ostiense e altri delitti”), è caposervizio del Corriere della Sera, nella sede di Roma. Tra le altre cose, si sta occupando del coronavirus. Da cronista: cosa è attualmente Roma a seguito della pandemia?

“Roma si trova in una condizione sospesa: sorpresa, incredula, quasi incapace di realizzare fino in fondo. Una situazione tanto insolita e drammatica contrasta infatti con lo spirito ottimista, caciarone e, diciamolo, anche un po’ facilone, dei romani, il cui spirito di disciplina non è altissimo. Girando nei quartieri, è facile constatare come la gente tenda a regalarsi un momento di libertà uscendo di casa, ma l’importante è che ci si limiti al giro dell’isolato, se proprio se ne avverte la necessità, da soli e senza favorire assembramenti. L’imperativo deve essere: rispetto pieno e meticoloso delle regole. Integrato, ove occorra, dal massimo di buon senso”.

Il virus è stato sottovalutato? Colpisce solo gli anziani? Da un suo recente articolo pare di no…

“Sì, purtroppo è vero: non colpisce soltanto le persone di età avanzata, ma anche giovani attorno ai trent’anni. Siamo arrivati a due casi nel giro di pochi giorni. Dal punto di vista dell’analisi statistica, tuttavia, gli stessi scienziati hanno evidenziato che in quantità estremamente esigue le eccezioni non modificano un fenomeno nel suo insieme”.

Manca qualche precauzione per affrontare al meglio questa pandemia?

“Il sistema di controlli da parte delle forze dell’ordine e anche l’autodisciplina mi pare abbiano complessivamente funzionato. Roma ha dimostrato, seppure incredula e recalcitrante, di essere corretta e, nell’emergenza, sapere essere disciplinata. La mancanza di precauzioni, se proprio vogliamo dirla tutta, risiede invece a mio avviso nel ritardo con cui le autorità politiche e sanitarie hanno preso consapevolezza che fare il tampone su larga scala era necessario. Non soltanto ai pazienti con sintomi, ma anche ai loro congiunti e alle persone venute in contatto nelle ore e giorni precedenti, seppure del tutto asintomatiche”.

Da tale “fatica” cosa perderemo e cosa acquisteremo alla nostra quotidianità?

“Bella domanda, per qualche verso filosofica. Ritendo che questo evento straordinario muterà nel profondo ciascuno di noi e i valori fondanti del vivere sociale. Perderemo senz’altro, chissà per quanto tempo, la leggerezza del contatto fisico, il calore di una stretta di mano o di un abbraccio spontanei, il piacere di regalarci momenti di svago in situazioni affollate come concerti o partite di calcio. Guadagneremo invece la percezione dell’importanza delle piccole cose, di saper godere di ciò che si ha, di badare meno al superfluo e più alla nostra sfera interiore, in cerca di quell’equilibrio psico-fisico, in armonia con il prossimo, che dovrebbe essere l’obiettivo principale di tutti. Accumulare danaro o fare carriera contano infinitamente meno”.

Vede pecche nell’informazione?

“L’informazione, ormai da molti giorni, sta svolgendo il proprio ruolo con grande senso di responsabilità e coraggio. In una situazione tanto grave ritengo che i giornalisti abbiano dato prova di maturità, perché si sono messi al servizio della collettività concentrandosi perlopiù su informazioni utili, necessarie per affrontare al meglio la vita di tutti giorni: esattamente ciò che i lettori richiedono. Mi pare si sia creata, come non sempre è successo in passato, una certa sintonia fra giornalisti e società civile. Con una novità che presto verrà alla luce in maniera evidente: il ruolo di molto accresciuto dell’informazione web, a cominciare dal corriere.it nel quale sono orgoglioso di lavorare”.

Da romano, come sta vivendo questa situazione?

“Abitando e lavorando a Roma, non posso che rispondere: bene. Questa situazione la sto vivendo bene perché il primo istinto è pensare a chi sta peggio e provare solidarietà verso le popolazioni del Nord Italia, in particolare della Lombardia, colpite infinitamente più di noi altri cittadini italiani. In una vicenda come questa la solidarietà è fondamentale. E sarà proprio questo l’insegnamento che ci resterà del coronavirus: vivere in maggiore connessione con gli altri e con il destino del mondo in cui viviamo, prendendo meno sul serio le piccole beghe quotidiane”.

Un consiglio al lettore per affrontare al meglio la situazione attuale? Grazie.

“Prendersi più tempo per sé, per cercare un proprio centro che regali equilibrio e sensazioni piacevoli, seppure temporanee. Leggere, scrivere, giocare a carte, fare un puzzle, cucinare. Qualsiasi attività che restituisca una dimensione del tempo più quieta, dilatata può essere una medicina in queste giornate difficili. Una tragedia epocale come una pandemia così invasiva –che tanto influirà sulle economie degli stati e le tasche dei cittadini- modifica anche i paradigmi del vivere sociale. Andremo avanti più rallentati, accorti, forse anche un po’ sospettosi, e in cambio di tutto ciò coglieremo meglio il senso più profondo delle cose.”

 

 

 

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