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COVID    E   UNTORI   IN  KOREA

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COVID    E   UNTORI   IN  KOREA

COVID    E   UNTORI   IN  KOREA
Luglio 20
13:32 2020

Come tutti sappiamo, il Covid-19  ha completamene cambiato le nostre vite. Nato nella città di Wuhan, in Cina, con un tasso di mortalità più basso della Sars del 2003, ha avuto, però, la particolarità di trasmettersi molto facilmente, per cui, infine, il totale di morti (ancora in evoluzione) è risultato molto più elevato della Sars. Infatti, questo terribile virus viene trasmesso anche da una persona asintomatica, una persona, cioè, che noi valutiamo sanissima ma che, invece, può contagiarci e farci arrivare alla morte senza che noi o quella persona ce ne rendiamo neppure conto.

Nessun paese è ancora uscito da questo dramma, se si  escludono gli stati che non badano all’enorme numero di morti, perché tanto tutti dobbiamo morire, oppure quelli che affermano che tutti dobbiamo perdere, prima o poi, i nostri cari. Un insulto alla sacralità della vita. Poi, ci sono  i negazionisti i quali, terrorizzati dall’effettiva realtà, preferiscono negarla. Come quell’asino che incontra il leone nella savana e, spaventato, chiude gli occhi, credendo che anche l’altro non lo vedrà.

In Korea del Sud, paese geograficamente vicinissimo alla Cina, come possiamo facilmente comprendere, il contagio è arrivato da alcune persone che si erano recate a Wuhan per motivi di lavoro. Per tutto il mese dello scorso gennaio, sono stati accertati pazienti che avevano avuto rapporti con la Cina.

A febbraio, pare che i contagi siano aumentati parecchio in seguito a una funzione religiosa della chiesa di Gesù Shincheonji, oltre a un funerale con un nutrito seguito e ad altri casi in ospedale.

Come è successo dappertutto, subito, non ci si è resi conto della gravità di questo virus. Qui, in Italia, tutti ricordiamo le frasi “Milano non si ferma”, “Bergamo non si ferma” e ben sappiamo che poi si sono fermate, eccome, specialmente con i camion che portavano via le bare perché non sapevano più dove metterle.

Io stessa, inconsapevole, mi sono recata a Milano intorno alla metà di febbraio, ho preso la metropolitana, il treno, ho partecipato ad assembramenti. Magari sono stata  attenta, come mi dicevano alla televisione, a non avvicinarmi ai cinesi, senza sapere che erano gli italiani quelli che avrei dovuto tenere alla larga!

Tutti abbiamo sbagliato all’inizio, perché un virus così infame e subdolo non ci era mai capitato. Peggio della peste. Poi, abbiamo preso qui e ancora di più in Korea, delle misure drastiche per fermare la pandemia.

In Korea, però, si è verificato uno strano movimento d’opinione: la ricerca del capro espiatorio che hanno, infine,  individuato nella Chiesa di Gesù Shincheonji per quella funzione dove, evidentemente, era andato qualcuno malato.

Allora, possiamo chiederci: se non esistesse la Chiesa di Gesù Shincheonji, il virus non esisterebbe? Magari! Noi, in Italia, non l’avremmo mai visto. Purtroppo, non è così. Il virus è arrivato dal mercato di Wuhan e, forse, sarà meglio insegnare ai cinesi a non commerciare animali in promiscuità perché già diverse volte hanno sviluppato e trasmesso all’uomo malattie orribili.

I Koreani, si sa, sono molto diversi culturalmente da noi. Quando sono stata in Korea, io li ho definiti familiarmente un po’ intruppati, perché sono liberi ma si comportano come se non lo fossero. Sono tecnologicamente avanzatissimi ma non sono anticonformisti e amanti della diversità.

Così, per alcuni di loro, non è difficile  credere, se lo dice qualcuno dall’alto, alle fantasie che qualcuno nel loro paese abbia colpa del virus.

Anche l’Associazione per la Pace HWPL (Heavenly Culture, World Peace, Restoration of Light),   un’Associazione no- profit affiliata all’ONU della Korea del Sud, attraversa un momento doloroso perché, pur essendo un’Associazione non religiosa (tutti i membri che io ho conosciuto, tra l’altro, erano atei), il suo Fondatore, Lee Man-hee, un uomo di novant’anni, è membro della Chiesa di Gesù.

Certo, sono tempi in cui la pace non è molto di moda.

Eppure, negli anni, sotto la guida di Lee, HWPL ha proposto una Dichiarazione di Pace e Cessazione della Guerra che mira a sradicare le cause strutturali dei conflitti violenti. Ha sostenuto, inoltre, il ruolo attivo di 3,6 miliardi di donne nel mondo perché si adoperino nelle loro comunità per la pace, appoggiata da personalità come Woo Sow Pheng, presidente della Lega femminile, e Mervat Tallawy, presidente dell’Organizzazione delle donne arabe.

HWPL ha attivato, attraverso il lavoro dei molti volontari, centinaia e centinaia di scuole in tutto il mondo perché i giovani capiscano che solo dalla pace viene il progresso e la prosperità.

Infine, ogni anno ha organizzato, mobilitando migliaia di giovani volontari, in settembre, l’assemblea mondiale sulla pace delle religioni (WARP) perché spesso sono proprio le religioni mal interpretate dall’uomo a generare conflitti. Ogni mese, inoltre, vengono organizzate video conferenze di leader religiosi di tutte le parti del mondo perché ogni religione smetta di credere di avere il monopolio della verità e impari a conoscere la verità dell’altro e a rispettarla.

Insomma, HWPL ha fatto un enorme lavoro nel tempo per migliorare questo nostro consorzio umano  tanto indifferente e crudele.

Eppure, come molti Grandi della Storia essi non sono stati sempre capiti nel loro paese.

Dunque, che cosa hanno fatto per contestare le accuse di essere gli untori di manzoniana memoria?

I membri della Chiesa e i volontari di HWPL, invece di rispondere con l’odio alla persecuzione scatenata follemente contro di loro, hanno deciso di donare il plasma per combattere il Covid.

Ci saranno 4000 donazioni di plasma, ognuna di 500 ml di sangue, per un valore, secondo gli USA, di 83 miliardi di dollari, presso la Green Cross Pharma, una società biofarmaceutica della Korea del Sud. Una gran parte di queste donazioni è già stata effettuata.

Non è facile trovare chi risponda con il dono di sé a chi lo tormenta.

Evidentemente, si tratta di persone che credono davvero nei valori della pace e del perdono.

 

Nella foto – celebrazione dell’alleanza tra le religioni

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