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Cucina povera di comunità

Settembre 17
08:25 2009

Non c’è paese che non abbia il suo festival, la sua rassegna, la sua sagra, e tra la sagra della lumaca e notte della taranta, niente è trascurato. Tutto serve a non far pensare, a distrarre dai problemi, piuttosto che ad affrontarli al meglio. L’andazzo è piacevole, accontenta amici e amici degli amici, rastrella voti e preferenze. Ma costa, sperpera soldi pubblici. Si prevedeva che la crisi in corso riducesse lo scialo e che riproponesse la scelta tra l’Utile e il Disutile, tra il Necessario e il Superfluo, tra la Cultura e l’Intrattenimento. Previsione sbagliata. L’antica-romana regola del PANEM ET CIRCENSES (pane e divertimenti) non scade mai, è sempre di moda.
Quando si istituirono le Comunità Montane, e si trattò in consiglio comunale di aderire a quella di riferimento, il missino Fosco Guidi fece fuoco e fiamme. Contro l’istituzione, contro l’adesione. Le maledì come nuovi carrozzoni, voluti dai grossi partiti per accontentare i politici locali incapaci di affermarsi fuori-casa. Io, capogruppo democristiano, potei ribattergli poco. O niente. Avendone discusso in partito avevo certezza, non l’impressione, che era proprio così. La comunità montana veniva inventata per procurare indennità, posti di lavoro, movimento di soldi, clientelismo. Ormai, contro quel vizio originale nessuno strilla più. Non perché siano passati circa trent’anni, ma perché di partiti come era il MSI, escluso da ogni gioco di potere, non ce ne sono più. Oggi ogni raggruppamento gestisce quote di governo, ha interesse, perciò, a che qualsiasi possibilità di manovra venga mantenuta, anzi: che se ne inventino altre. In piedi le province, in piedi le comunità montane, in piedi il parco castellano. Tutti d’accordo, d’accordissimo. E, già che ci siamo, già che i baecchi girano senza intoppi e di crisi non si parla, facciamo il parco del Tuscolo. Nuovo presidente, nuovi assessori, nuova sede, nuovi occupati, nuove macchine. Nuovi gemellaggi in Brasile…
A Luglio soggiorno a Ischia col Centro Anziani. Buon albergo, buon trattamento. Buono l’intrattenimento, realizzato in proprio. Altri soggiorni di stagione a Rimini, in Sicilia, alle Dolomiti. Riferendomi ai quali, ricordata la scarsa voglia dei più ad esporsi, giro una domanda di molti: c’è il contributo del Centro ai soggiornanti? Gli interessati non lo sanno, mentre tutti dovrebbero sapere tutto. Considerato che per altri soggiorni e soggiornetti sono partite iniziative esterne al Centro, altre domande. Perché in diversi preferiscono il privato? Perché il Centro non si ingegna di intercettare tutte le propensioni alla partenza e a incanalarle in un programma turistico allargato? In tempi di crisi, una struttura normalmente sovvenzionata da soldi comunali dovrebbe venir stimolata a procurarsi in proprio mezzi di sostentamento, attraverso una giudiziosa pratica che desse soddisfazione alle aspettative degli iscritti ricavandone un onesto guadagno. Proprio come s’è fatto con la lotteria di Agosto. Diversamente, è una ricetta sbagliata quella del versare i soldi e del permetterne l’uso in autonomia. Che è giustificata solo se produci da te le risorse finanziarie per alimentarla. Altrimenti, è uno strumento in più per favorire impieghi riservati di denaro pubblico. Prossimo ormai il congresso del partito democratico, con Franceschini, Bersani e Marino a contendersi il comando. Distinguere ciò che concettualmente li differenzia è difficile. Non per la complessità programmatica che esprimono, ridotta ai minimi termini. Il problema del partito è il distacco della gente, disaffezionata da una pratica di potere che la trascura e mortifica. Per quel tanto che ne so, a Rocca di Papa dovrebbe affermarsi Bersani. Ma conta poco. Nessuno dei tre appassiona, genera attesa spasmodica. Tanto, l’indicazione di voto la darà il livello parlamentare, arriverà in sezione tramite il livello regionale, verrà diffusa dal livello comunale. E, poi, tutti e tre i concorrenti, rispetto a ricambio-riconoscimento delle qualità personali-apertura alla gente-etica-trasparenza, dicono la stessa cosa: che sono presupposti irrinunciabili. Soprattutto l’ultima.

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