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Da Nimby a Pimby: gestione integrata dei rifiuti

Da Nimby a Pimby: gestione integrata dei rifiuti
Settembre 15
10:57 2021

Torniamo a parlare di gestione integrata dei rifuti. Il motivo è la presentazione del Rapporto  preparato da “The European House Ambrosetti” in collaborazione con la Società multi-utility A2A S.p.A., presentato lo scorso 3 Settembre a Cernobbio. Titolo completo del Rapporto “Da NIMBY a PIMBY: economia circolare come volano della transizione ecologica e sostenibile del Paese e dei suoi territori”  liberamente scaricabile da AmbrosettiA2A

Il Rapporto si concentra sull’auspicato passaggio dal fenomeno NIMBY (Not In My Back Yard) – che indica la preferenza dei cittadini a localizzare impianti in luoghi distanti dalla propria quotidianità – al PIMBY (Please In My Back Yard). Allo stato attuale non c’è “la soluzione”, c’è solo un problema la cui risoluzione richiede soluzioni “non ideologiche”. Gestire i rifiuti non vuol dire attuare una stessa ricetta per ogni comprensorio e/o comunità. Ciò che può risultare attuabile e conveniente in certi contesti non è detto che lo sia per certi altri.

Il sistema integrato di gestione, in ambito economia circolare si attua necessariamente attraverso la raccolta differenziata, e poi attraverso gli impianti di recupero e valorizzazione, a cui devono essere abbinati sistemi produttivi per l’utilizzazione di quanto recuperato, e poi a quelli di trattamento finalizzati al recupero di frazioni organiche, di energia, e alla riduzione della pericolosità e delle quantità da avviare alla discarica. Le potenzialità impiantistiche necessarie per ciascun sistema sono dettate dalle caratteristiche del rifiuto di partenza e da quanto effettivamente in esso recuperabile, oltre che dalla completezza della filiera, sia in termini di adeguamento alle caratteristiche delle sostanze presenti che delle quantità necessarie.

Il miglior sistema non è quello che soddisfa gli assunti ideologici ma quello che, attraverso strumenti che ne consentano il confronto e la misurabilità, dimostra di essere il più sostenibile, dal punto di vista sia ambientale, sia della salvaguardia della salute dell’uomo, sia della sostenibilità economica e sociale e in tutte le sue forme di declinazione.

Il Rapporto A2A identifica le mancanze esistenti nei territori italiani rispetto alla gestione dei rifiuti e analizza i fabbisogni impiantistici per la frazione organica, per il recupero energetico dei rifiuti non riciclabili e dei fanghi di depurazione, e per le bioenergie. Vengono inoltre quantificati gli investimenti necessari per superare le attuali criticità ed evidenziati i relativi benefici economico-ambientali.

Di seguito alcuni passaggi del Rapporto:

Il mondo consuma troppe risorse: dal 2000 ad oggi l’Earth Overshoot Day si è avvicinato di 67 giorni. Nel 2021 l’Italia, e i Paesi Europei hanno esautiro le risorse prima della fine di giugno.

La capacità residua delle discariche in Italia si esaurirà nei prossimi 3 anni – con differenze significative tra Nord (4,5 anni) e Sud (1,5 anni).

Annualmente vengono conferiti in discarica 17,5 milioni di tonnellate di rifiuti (urbani e speciali non pericolosi), per un volume complessivo di circa 12 milioni di metri cubi,  che corrispondono a circa 26 volte il volume del Duomo di Milano.

L’Italia è ancor lontana dall’obiettivo europeo del 10% di conferimento di rifiuti urbani in discarica al 2035, con divieto di conferrire rifiuti differenziabili, fissato dal Circular Economy Action Plan, e si attesta nel 2019 al 20,9%.

Con lo sviluppo di infrastrutture dedicate al trattamento della FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano) è possibile abilitare una produzione di biometano fino a 768 milioni di metri cubi ottenuto dalla purificzione del biogas.

Per chiudere il ciclo ambientale, la quota dei rifiuti urbani non recuperabili come materia necessita di essere recuperata come energia: l’Italia oggi riesce a farlo per il 19,6% del totale, a fronte del 45,4% dei Paesi europei che hanno già ridotto il conferimento in discarica sotto il 5%.

Colmare la deficenza impiantistica per il recupero energetico dei rifiuti urbani e dei fanghi di depurazione permetterebbe un risparmio netto complessivo di 3,7 milioni di ronnellate di emissione di CO2 rispetto al conferimento in discarica degli stessi.

Il Rapporto rappresenta un invito ad affrontare il tema del trattamento dei rifiuti in modo integrato, usando come faro l’Agenda 2030 con i suoi 17 Obiettivi. In particolare: l’Obiettivo numero 7 “Energia Pulita e Accessibile”, il numero 11 “Città e Comunità Sostenibili” e il numero 12 “Consumo e Produzione Responsabili”. Un valido aiuto può venire dall’adozione del concetto di “Economia Circolare” intesa come rigenerazione dei materiali e creazione di valore nei processi.

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