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Dal dramma della sedia a rotelle alla gioia di vincere

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Dal dramma della sedia a rotelle alla gioia di vincere

Luglio 31
23:00 2009

L’atleta è stata ricevuta dal sindaco della città Angelo Angelucci e dal Consigliere delegato allo sport Massimiliano Di Santo. Per sostenere la carriera dell’atleta, l’amministrazione acquisterà una pistola da competizione, con sopra il calcio impresso lo stemma della città di Valmontone, che seguirà Isabella in tutte le sue nuove avventure compresa quella delle Paraolimpiadi del 2012. Intanto, per favorire la conoscenza di questa disciplina sportiva fra i giovani, è allo studio la possibilità di organizzare un evento con la partecipazione delle scuole cittadine.
«Sono stata la prima disabile iscritta in 120 anni di storia del Poligono di tiro di Velletri – ha raccontato Isabella – e pensare che a me le armi non piacevano. Ho iniziato a tirare con una Beretta 22 ma era troppo piccola e sono passata ad una 9 x21. Visto che sparavo bene, ho deciso di partecipare ad una gara a Bassiano dove, con sorpresa, ho scoperto che in gara si tira con una mano sola. Eppure, nonostante questo, mi sono classificata quarta su 90 concorrenti, uomini e donne, collezionando 687 punti su 700».
La svolta nella carriera sportiva di Isabella arriva quando, a Velletri, incontra la nazionale italiana disabili di tiro, in ritiro per preparare le Olimpiadi di Pechino, e conosce il CT di quella squadra, Paolo Damizia, oggi suo allenatore. «Dopo le Olimpiadi ci siamo sentiti – prosegue Isabella – e ad ottobre 2008 abbiamo iniziato gli allenamenti. All’inizio passare dalle armi da fuoco a quelle ad aria compressa non è stato facile, ma dopo un periodo di adattamento ho cominciato a vincere gara su gare, da quelle provinciali a quelle regionali fino ad arrivare ai campionati italiani. Vorrei che la mia storia fosse da stimolo per tutte quelle persone che sono in casa e non sanno che ci sono queste occasioni per evadere a me personalmente la pistola mi ha aiutato ad uscire fuori perché quello che mi è successo, la malattia, non l’ho mai accettato. Consiglio a tutti di avvicinarsi a questo sport e, per quanto riguarda i più giovani, ai genitori dico di non avere paura perché questo, nonostante le apparenze, è semplicemente uno sport per tutti che aiuta a socializzare, a concentrarsi e a comprendersi. Per me è stato una liberazione, come tornare a vivere».

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