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Danno cellulare

Novembre 26
18:18 2011

Come è noto, il DNA è costituito da unità base chiamate nucleotidi, le quattro lettere A, T, C, G. Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Cell spiega oggi come proprio la mancanza di questi mattoncini può facilitare la progressione di alcuni tipi di tumore e suggerisce un nuovo sistema per bloccarli. I danni a carico del DNA sono un tratto distintivo delle cellule tumorali. L’instabilità cromosomica è riscontrabile in quasi tutti i tumori solidi e anche nelle leucemie che colpiscono gli adulti. Questa instabilità si sviluppa nelle fasi iniziali della neoplasia e può essere rilevata anche nelle precoci lesioni precancerose. Nonostante questo sia un campo di forte interesse, ad oggi non è del tutto chiaro quale sia il meccanismo molecolare alla base. Si sa che la proliferazione incontrollata delle cellule tumorali è causata dall’alterazione dei sistemi di controllo del ciclo cellulare. Per semplificare quello che è un meccanismo piuttosto complesso, attivando gli oncogeni e disattivando gli oncosoppressori, si attiva una replicazione che porta all’accumulo di una massa tumorale, che spesso diffonde e crea metastasi anche in organi a distanza. Uno di questi sistemi è quello del retinoblastoma (l’oncosoppressore Rb), che blocca la proliferazione incontrollata delle cellule inibendo l’azione del gene E2F. Quello che i ricercatori della Hebrew University di Gerusalemme hanno studiato è il meccanismo d’azione del virus del papilloma umano (HPV) che può causare l’insorgenza del tumore alla cervice uterina. Quando questo infetta la cellula, blocca il sistema di Rb e contemporaneamente attiva il sistema della degradazione della proteina p53 per evitare che la cellula vada in apoptosi. Il gruppo di Batsheva Kerem ha visto come nelle cellule in attiva replicazione manchino i mattoni fondamentali per la replicazione del DNA: i nucleotidi, e questo causa un accumulo di danni alla sequenza stessa dell’acido nucleico. I ricercatori ipotizzano che nella progressione tumorale la riduzione dei livelli di nucleotidi avvenga subito dopo lo stimolo alla proliferazione e che sia questo passaggio a portare allo stress cellulare, alla formazione di rotture nell’elica del DNA e all’instabilità cromosomica, tipica degli stadi avanzati delle neoplasie. L’aspetto più rilevante della ricerca è la possibilità di invertire il meccanismo tumorigenico somministrando nucleotidi alle cellule in coltura, per riportarle alla condizione di replicazione normale. Questo non funziona in tutti i tipi di tumori, ma in alcune classi specifiche. I ricercatori hanno anche riportato che lo stesso fenomeno di deprivazione dei nucleotidi può essere causato da fattori ambientali, come ad esempio una dieta povera di folati. Va però precisato che il ruolo dell’acido folico nella prevenzione e nello sviluppo dei tumori non è del tutto chiaro e l’argomento è ancora tema di studi e approfondimenti. Per il momento gli esperimenti pubblicati su Cell sono stati svolti utilizzando cellule umane prelevate grazie a biopsie cutanee, ma se questi risultati saranno replicati si apre la strada a una nuova categoria di farmaci antitumorali.

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