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Denuncia per la situazione in Darfur

Ottobre 05
02:00 2006

Il gruppo di Amnesty International dei Castelli Romani denuncia il grave stato di crisi che ancora interessa la regione sudanese del Darfur. Frustrato da anni di guerra civile, il Darfur vede sul proprio territorio gruppi di miliziani filogoverantivi (Janjaweed) composti in larga parte da membri appartenenti all’etnia Fur, maggioritaria nella regione, contrapposti alle formazioni dello SLA e del JEM. Marcato il tono indipendentista che accompagna le rivendicazioni e le azioni di queste ultime due organizzazioni. Numerose le violenze commesse dalle milizie Janjaweed, principali responsabili della distruzione di centinaia di villaggi, nonché di violenze carnali, stupri ed uccisioni sistematiche nei confronti della popolazione civile. Secondo le fonti di Amnesty si conta che dal 2003 ad oggi ci siano stati 70.000 morti (5.000 secondo le stime del governo sudanese), 200.000 profughi, 1.500.000 sfollati. Dopo un accordo sottoscritto il 9 Gennaio 2005, relativo all’avvio di un periodo di sei anni di cogestione della regione ed un successivo referendum, che avrebbe dovuto valutare la possibilità di concedere l’indipendenza al Darfur, un nuovo passo è stato compiuto il 5 Maggio 2006. L’accordo, sottoscritto dalle milizie contrapposte, sotto la supervisione dell’ONU, prevede un piano di assistenza ed il rientro dei rifugiati, il disarmo delle milizie, la condivisione del potere nella regione fino al 2010, ed un successivo referendum con relative elezioni. Amnesty però sottolinea che la situazione continua ad essere molto critica. Infatti, nonostante sia stata approvata la Risoluzione 1706 delle Nazioni Unite sull’invio in Darfur di 23.000 caschi blu, rimane il fermo rifiuto del governo sudanese ad ammetterli sul proprio territorio. È intanto in corso un trasferimento di uomini e mezzi dell’esercito regolare sudanese verso il Darfur. Questo programma di ‘normalizzazione’, insieme all’invito ad andarsene dal paese rivolto dal governo sudanese all’Unione Africana (responsabile della AMIS – Missione dell’Unione africana in Sudan) presente nel paese, lascia presagire una ulteriore azione militare, che rappresenta la peggiore delle ipotesi per la sicurezza della popolazione civile.
Info: www.amnesty.it – gr140@amnesty.it – 3357862360.

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