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Di chi sono e dove vanno i soldi che escono dalla Banca Vaticana?

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Di chi sono e dove vanno i soldi che escono dalla Banca Vaticana?

Di chi sono e dove vanno i soldi che escono dalla Banca Vaticana?
maggio 25
13:52 2014

Vignetta di Giuseppe ScalariniLa fuga di capitali (probabilmente in nero o sporchi) dallo Stato vaticano verso i Paesi esteri, in primis la Svizzera, ha avuto un’accelerazione senza che la banca vaticana Ior (Istituto Opere Religiose) si premurasse di comunicare all’Italia – come richiesto dall’Ufficio Informazione Finanziaria (Uif) di Banca d’Italia – i nomi dei correntisti o la destinazione dei capitali stessi. Questa accelerazione è avvenuta dopo che lo Ior ha intimato, con una lettera di recesso unilaterale, a 1250 suoi correntisti di lasciare la banca.

Tale cacciata si è verificata in quanto l’autorità antiriciclaggio della Santa Sede (Aif), guidata dallo svizzero René Brülhart, ha valutato sulla base di criteri di rischio quali fossero i conti da chiudere, cioè tutti quelli che non fossero di istituzioni cattoliche, di ecclesiastici, dipendenti o ex dipendenti del Vaticano, nonché diplomatici accreditati presso la Santa Sede.
Fuori dunque dallo Ior milioni di euro di italiani che non hanno nulla da spartire con il Vaticano. Peccato però che il Fisco nostrano non possa fare controlli sui proprietari di quei conti. Un problema, questo, che è iniziato qualche anno fa, quando lo Ior ha trasferito la sua tesoreria alla Jp Morgan di Francoforte. È qui, infatti, che si trovano i capitali dei correntisti italiani, ben nascosti all’Agenzia delle Entrate. Purtroppo non si sta verificando la necessaria collaborazione, né con l’organismo di controllo Uif di Banca d’Italia né con la Procura di Roma, che pure indaga da alcuni anni sul riciclaggio attraverso i conti vaticani.
È probabile che papa Francesco, che ha dato vita a un nuovo corso in Vaticano, non sappia nulla del problema relativo alla scarsa trasparenza sui flussi di soldi che dallo Ior, passando per Francoforte, prendono la strada dei paradisi fiscali all’estero. È chiaro che se la consegna dei soldi ai clienti dello Ior dovesse avvenire in contanti dovrebbe essere il medesimo cliente a dichiarare alla Dogana italiana l’importo prelevato: cosa che non succede mai. Se invece la chiusura del conto dovesse avvenire con il bonifico su un conto estero indicato dal cliente, il Fisco non verrà mai a saperlo, perché i bonifici avvengono di fatto “estero su estero”: cioè dalla Germania, dove in realtà si trova la tesoreria vaticana, verso altri Paesi esteri.
Così oggi si sta verificando la fase finale dell’operazione di ripulitura dello Ior, con la quale si nascondono per sempre all’Italia gli intestatari dei conti. Secondo la Guardia di Finanza sono già spariti 500 milioni di euro dai conti dello Ior nel periodo 2009-2012. È in questo periodo che si è deciso di nascondere al Fisco italiano i soldi. Ora però i dimissionari, l’ex direttore dello Ior Paolo Cipriani e il suo vice Massimo Tulli, rischiano il processo a Roma, dove la Procura indaga sul riciclaggio attraverso i conti vaticani.

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