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Dietro il bancone: cento storie di vita e di lavoro

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Dietro il bancone: cento storie di vita e di lavoro

Dietro il bancone: cento storie di vita e di lavoro
dicembre 11
12:07 2018

Il nuovo libro di Maurizio Bocci verrà presentato il prossimo 15 dicembre presso la sala conferenze dell’Hotel Villa Aricia

Dietro alla scrittura di un libro ci possono essere tante motivazioni: diventare famosi o ricchi, far conoscere le proprie idee, insegnare qualcosa e così via. Nel caso di Maurizio Bocci niente di tutto questo: gli intenti di quest’autore, che si accinge a pubblicare il suo quinto libro, sono chiari ed evidenti: suscitare l’attenzione del lettore su un mondo che non esiste più. Un mondo nel quale una stretta di mano e una parola valevano più di tanti contratti e di carte bollate e in cui lavorare non significava soltanto produrre o far qualcosa per sopravvivere, ma impegnarsi socialmente, svolgere un servizio utile per la comunità.

D’altronde il tema della memoria e della sua conservazione è un tema molto spesso dibattuto e preso in esame in questi tempi in cui tutto si consuma velocemente e non c’è spazio al ricordo e alle tradizioni. Per questo un libro come questo assume un valore particolare perché diventa la preziosa testimonianza di un patrimonio comune che va preservato e diffuso.

Quello della memoria è un argomento che ha sempre appassionato l’autore del libro, da anni studioso delle tradizioni locali e della storia di questo territorio, e che lo hanno portato nel 2012 a fondare il gruppo facebook Albano Sparita (più di 3700 membri e un archivio di circa 5000 immagini digitali e centinaia di racconti) e a pubblicare libri come Lungo i sentieri della nostra storia, Quando i colli divennero castelli, Per le antiche vie e Andavamo in vacanza ai Castelli.   

Dietro il bancone è il risultato delle lunghe ricerche storiche effettuate da Maurizio Bocci dal 2014 al 2017 per l’organizzazione della cerimonia che CNA Roma Castelli organizza annualmente per consegnare il “Premio Antiche Botteghe: un patrimonio di Albano Laziale” come riconoscimento a coloro che con impegno e professionalità hanno contribuito alla crescita del nostro territorio. Nel corso delle quattro edizioni del premio sono state insignite del riconoscimento ben 60 botteghe commerciali e artigianali con più di 60 anni di attività, gestite ancora dagli eredi del fondatore. Di queste, 15 hanno più di un secolo di storia.

Da qui l’idea di Maurizio Bocci, accolta con entusiasmo dalla CNA Roma Castelli, di mettere insieme tutte queste storie e di farne un libro che permettesse al lettore di calarsi in un’atmosfera di altri tempi, con ricordi e aneddoti raccontati dagli eredi di quei pionieri che tra fine dell’Ottocento ed i primi decenni del Novecento inaugurarono quelle attività diventate nel tempo una parte fondamentale di Albano.

Con questo lavoro, grazie a tutti quelli che hanno collaborato alla sua realizzazione mettendo a disposizione testi e materiali personali, Bocci è riuscito a cucire con un filo rosso il passato al presente, riportando alla luce abitudini e tradizioni, e facendo rivivere il fascino di una città che ha sempre avuto come protagonisti i suoi artigiani e commercianti.

Cento storie di vita e di lavoro di Albano laziale, città natale dell’autore, davvero sorprendenti, come quella della famiglia Sannibale, bottai dal 1860, la cui officina nel 1998 è stata insignita del titolo “Bottega Museo”, ed è ancora l’esempio di una tradizione che si perde nella notte dei tempi. Oppure la storia della lattaia Sesta, titolare poi dell’omonimo bar, che, quando si formarono nelle campagne dei Castelli Romani i primi gruppi di partigiani, con la scusa di andare a prendere il latte nelle stalle del padre, riforniva di vettovaglie e di armi i combattenti antifascisti nascosti nella zona di Monte Savello.

La storia della famiglia Foligno, titolari dal 1930 della Farmacia Centrale, che, durante il fascismo, cedettero tutti i loro beni alla giovanissima collaboratrice Flora Caporale la quale, alla fine della guerra, restituì tutto alla famiglia Foligno e, per questo suo nobile gesto, in Israele è stato dedicato a lei un “albero dei giusti”.

E come dimenticare la caffetteria più antica di Albano, ancora in attività, di proprietà della famiglia Carones, fondata nel lontano 1893 da Roberto Carones all’interno di alcuni locali prospicienti l’attuale piazza Gramsci, dove oggi c’è la profumeria Terriaca. Carlo Alberto Salustri (Trilussa) nel 1899 nella rubrica “Scenette paesane” del Don Chisciotte illustra con dei simpatici disegni i personaggi albanensi, tra i quali Giosuè Nicola, cameriere del Caffè Carones e alcuni anni più tardi il giovane re Umberto scriverà sul retro di una cartolina i suoi apprezzamenti per la prelibata pasticceria del Caffè Carones.

A questo punto è evidente l’intento di Maurizio Bocci: attraverso queste cento storie di artigiani e di commercianti, che hanno fatto grande la città di Albano Laziale, suscitare l’attenzione del lettore sulle peculiarità della sua città natale che per oltre due secoli è stata la cerniera tra Roma e i Castelli Romani, luogo di villeggiatura delle ricche famiglie romane.

A differenza di Frascati, dove le residenze patrizie avevano sede fuori dell’abitato, l’esistenza di un gran numero di dimore gentilizie all’interno del centro storico di Albano ebbe un forte impatto sulla popolazione. Così, a iniziare dalla fine del Seicento e poi nei secoli successivi, gran parte della comunità albanense fu, in pratica, al servizio di questa moltitudine di nobili e alti prelati che si trasferivano da Roma con il loro codazzo di servitori e amici per prendere alloggio nei loro casini di diporto. Si venne quindi a creare nel centro storico del paese una specie di “area di servizio” fatta di artigiani e di piccoli commercianti che, nel tempo, diventò un punto di attrazione anche per gli abitanti delle altre località castellane. Essere un luogo di villeggiatura delle famiglie romane ed essere al centro del territorio dei Castelli Romani, ebbe come conseguenza logica lo sviluppo di tante attività commerciali e, con l’inizio del Novecento, Albano Laziale inizia il suo lento ma costante mutamento da centro agricolo e artigianale a sede d’importanti aziende e botteghe commerciali

Per questo la città di Albano laziale è sempre stata famosa per essere “la vetrina più lunga dei Castelli Romani” e la qualità e la quantità di negozi e botteghe artigianali, lungo le due arterie principali e i vicoli del centro storico, hanno realizzato con decenni di anticipo quello che oggi viene chiamato “centro commerciale naturale”. Perché quello che tanti giovani non sanno e non possono neanche immaginare, è che fino a cinquant’anni fa da Roma e dagli altri paesi dei Castelli Romani si veniva a fare acquisti ad Albano che nei manuali di marketing veniva indicata al secondo posto in Italia, dopo Milano, nel rapporto “punti di vendita per abitante”.

Tutto questo, almeno per i lettori più giovani, sembrerà lontano nel tempo, incredibile e fantastico, ma crediamo, per tanti versi, affascinante. Anche perché c’è tanta gente che vedono con grande simpatia e con curiosità le storie del passato, quasi un modo istintivo per arginare l’avanzata del futuro e la perdita di valori importanti.

L’auspicio è che queste straordinarie storie di artigiani e commercianti possano essere uno stimolo e una rinnovata motivazione per i giovani, ai quali spetta il compito di connettersi ai molteplici cambiamenti del futuro con personalità e memoria.

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