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Difonzo Marco, ciclismo: I traguardi si raggiungono lavorando sodo Nulla ci è concesso senza sacrifici

Difonzo Marco, ciclismo: I traguardi si raggiungono lavorando sodo  Nulla ci è concesso senza sacrifici
Agosto 27
18:41 2021

A volte le passioni per uno sport si trasferiscono di padre a figlio, soprattutto se si ha una bici in garage non più usata che invita a essere messa in strada e poi ci si può accorgere che la vita in sella è interessante e un’opportunità di crescita sperimentando sia benessere che possibilmente anche performance.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Marco Difonzo, Leonessa Takler Ceglie Bike Altamura, attraverso risposte ad alcune domande di qualche mese fa.

Qual è stato il tuo percorso nella pratica dell’attività fisica? Fin da bambino pratico vari sport: dal nuoto, al basket e al calcio. Poi la passione e l’uso frequente della bicicletta mi porta ad intraprendere il meraviglioso percorso del ciclismo. A 14 anni circa inizio a pedalare in sella ad una vecchia bici da corsa di mio padre (con il cambio ancora sul telaio!) insieme al mio amico di pedalate Damiano. Successivamente decido di avventurarmi nell’agonismo. Gareggio per due anni nella categoria allievi e due negli juniores, pedalando un po’ per centro-sud Italia. In qualche gara raggiungo anche risultati in classifica, ma molte soddisfazioni sia sul lato sportivo che di crescita nel complesso. Continuo a gareggiare per un altro anno nella categoria amatori, dopo di che temporaneamente metto da parte le corse.

 

Pedalando pedalando, si fanno scoperte di luoghi ma anche si approfondisce la conoscenza di sé stessi apprendendo sempre di più e crescendo in un modo migliore di fatica, sofferenza ma anche di equilibrio e resilienza.

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica? Hai rischiato di mollare? La passione, il benessere che genera la bicicletta, lo stare all’aria aperta nella natura, attraversare più città, il senso della velocità, il vento, le discese, le salite, il fiatone …Ci sono stati dei momenti in cui a causa di infortuni sono stato fermo per diverso tempo. Ma nonostante tutto la voglia e la motivazione mi hanno spinto a non mollare.

Quali capacità, risorse, caratteristiche, qualità possiedi nella pratica del tuo sport? Una buona attitudine nella disciplina del ciclismo: sono abbastanza bravo nella conduzione del mezzo, nelle discese soprattutto; metodico negli allenamenti e nell’alimentazione per cercare di essere sempre in forma. Una buona dose di coraggio mista a un pizzico di follia. Molto socievole e punto di riferimento nella mia squadra.

Nello sport cosa e chi hanno contribuito al benessere e/o performance? Sicuramente una buona alimentazione, equilibrata e genuina e la preparazione costante frutto di un profuso impegno e dalla forte passione per la bicicletta.

 

Per ottenere il successo bisogna curare diversi aspetti quali quello nutrizionale e bisogna avere forte passione e motivazione per impegnarsi costantemente, con fiducia e resilienza.

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? La mia famiglia è contenta del mio sport: mio padre da giovane era un corridore, mio fratello pratica mountain bike, quindi siamo una famiglia di sportivi. Non mancano però, le preoccupazioni dovuto ai pericoli della strada. Anche gli amici apprezzano la scelta di uno sport non facile che richiede tanti sacrifici, soprattutto rinunce nella ‘vita sociale’.

Quale esperienza ti dà la convinzione di potercela fare? Grazie al ciclismo ho avuto e ho modo di fare tante esperienze sia positive che negative, di capire che nulla ci è concesso senza sacrifici. La bicicletta meglio di tutto insegna che i traguardi si raggiungono lavorando sodo. Nelle diverse disavventure, tra cui qualche infortunio, ho saputo trarne una lezione e avuto la forza di continuare nonostante la sofferenza e le difficoltà.

 

La pratica del ciclismo aiuta a considerare la ciclicità della vita fatta di salite, pianure e discese come nella vita ci sono difficoltà, ordinarietà e momenti felici.

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? Certo, mi viene subito in mente un avvenimento molto divertente e faticoso. Era una solita domenica di gara a metà maggio precisamente della stagione da allievo. Ci stavamo dirigendo in Abruzzo dalla Puglia (la mia casa) nella prima mattina, quando improvvisamente la nostra ammiraglia (auto) si pianta nel bel mezzo del tragitto. Si era rotto l’acceleratore! Eravamo a Corato. La gara era ormai compromessa, al nostro allenatore venne la brillante idea di prendere le biciclette e raggiungere di nuovo casa, invece di aspettare i soccorsi e di perdere una giornata di allenamento. Così fu. Ma era solo l’inizio di una folle avventura, perché proprio quel giorno si correva anche la Granfondo dei Sassi con arrivo a Matera, città poco distante dalla nostra Santeramo in Colle. Quindi ci dirigemmo verso Matera e ci trovammo giusto in tempo per inserirsi nella coda del gruppo (senza disturbare gli altri corridori) e arrivare al traguardo della capitale concludendo una corsa improvvisata. Poi per chiudere in bellezza, non avendo nessun mezzo a disposizione, tornammo a casa sempre in bicicletta. Insomma pedalammo per tante ore, più di 150 km, non male come giornata!

Che significa per te praticare sport? Per me significa stare bene con il corpo e con la mente. Migliorare la forma fisica ha effetti e benefici anche e soprattutto per la mente, lo spirito. Cercare di migliorarsi giorno dopo giorno e condividere dei bei momenti con altri atleti.

Quali sensazioni sperimenti facendo sport? Benessere, rilassamento, forza e vitalità.

 

Lo sport procura benefici psicofisici e relazionali, soprattutto se si partecipa ad allenamenti comuni e a gare, con una squadra, in giro per l’Italia, facendo esperienze intense e bizzarre.

Quale è stata la tua situazione sportiva più difficile? Il dover recuperare e risolvere un problema alle ginocchia dovuto al disallineamento delle rotule delle due ginocchia dai propri assi. Proprio durante la piena attività agonistica ho dovuto risolvere non facilmente questa situazione con la conseguente difficoltà nel poter gareggiare in piena forma. Finalmente ora questo ostacolo è superato, motivo per cui sono più che appagato dei risultati raggiunti.

Quali condizioni fisiche o ambientali ti ostacolano nella pratica dello sport? Complicazioni motorie o muscolari potrebbero ostacolare l’attività in bicicletta soprattutto negli arti superiori. Per quanto riguarda la variabile meteorologica, sicuramente la peggior condizione è la presenza del maltempo come temporali o grandine, tollerabile invece il freddo e la pioggia … ma non sempre.

A cosa devi fare attenzione nel tuo sport? Quali sono le difficoltà e i rischi? Beh, la strada è un posto pieni di insidie. Dipende dalle località che si frequentano. Più traffico c’è, più aumenta il rischio di problematiche. Non solo, anche la condizione stessa del manto stradale è una delle maggior cause di eventi spiacevoli.

 

Ci sono sempre i risvolti della medaglia, lo sport come da così può togliere se non si è attenti e previdenti per evitare pericoli e spiacevoli incidenti.

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport? Per quali aspetti e fasi? Non ho mai avuto modo di interfacciarmi con uno psicologo dello sport, ma penso sia un ottimo motivo di conforto e magari un modo per ricercare gli stimoli e la grinta giusta per affrontare la competizione.

L’evento sportivo della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle? Sicuramente l’attività agonistica è una delle fasi più belle dell’avventura sportiva. Credo che abbia provato le più belle emozioni di gioia e sofferenza nella partecipazione a un giro internazionale di tre giorni: il Giro della Basilicata.

 

Ci vuole tanta pazienza, volontà, sacrificio, motivazione, passione in questo sport.

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? Ho scoperto la mia vena competitiva di buon atleta a 360 gradi in differenti discipline: praticando agonismo, ho sviluppato e migliorato determinate abilità e competenze come la perseveranza, lo spirito di squadra, l’organizzazione delle attività in aggiunta allo sport per citarne alcune.

Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarli allo sport? Praticare attività fisica in generale, dalla corsa, al nuoto, al calcio alla semplice camminata, non significa solo allenarsi, stancarsi o sudare, ma significa, incontrare altra gente conoscere altre persone divertirsi, confrontarsi con gli altri. Insomma è qualcosa che deve far parte di ognuno per ciò che può o vuole fare, ma essenziale per un equilibrato stile di vita sana.

 

Lo sport contempla tanti aspetti importanti e necessari per la crescita di n individuo, a iniziare dal gioco per passare poi alla competizione, aggregazione, focalizzazione, decisione di obiettivi, scoperta di proprie caratteristiche, qualità, capacità, caratteristiche.

Hai un riferimento? Ti ispiri a qualcuno? Il mondo dello sport e non solo è pieno di campioni a cui ispirarsi. Ho come riferimento diversi atleti del motosport, ciclismo e altre discipline da cui ammiro ed emulo caratteristiche personali e caratteriali: Valentino Rossi, Marco Pantani, Felix Baumgartner per citarne alcuni.

Una parola o frase che ti aiuta a crederci e impegnarti? C’è una frase ripresa dal campione ormai scomparso Marco Simoncelli che racchiude un po’ parte del mio carattere e ad avere fiducia in ciò che fai, nel proprio sogno: “Si vive di più andando cinque minuti al massimo di quanto non faccia certa gente in una vita intera”.

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati e da realizzare? Durante la mia avventura agonistica ho intrapreso una delle scelte più importanti della mia vita: quella di studiare nel campo dell’aviazione con il sogno di poter diventare un pilota. Ho raggiunto già dei piccoli traguardi che mi stanno portando a qualche passo dal raggiungimento dell’obiettivo prefissato, qualora non lo centrassi appieno, ho comunque delle altre strade sui cui pedalare senza perdere l’entusiasmo. In questo lo sport è stato più che fondamentale ed ancora lo è!

 

Lo sport aiuta a organizzarsi per decidere mete e obiettivi da raggiungere ma con la considerazione e la consapevolezza di avere sempre un piano B.

Come ti vedi a 50 anni? Bella domanda! Sono ottimista, sarò felice di quello che avrò costruito.

Quanto credi in te stesso? Penso che nello sport abbia colto durante tutte le situazioni difficili quanto creda in me e quanto posso fare per raggiungere qualcosa. Ho trovato molte risposte positive, incoraggianti e stimolanti piene di motivazione.

Come hai scelto la tua squadra e che intenzioni hai? La mia carriera in bicicletta è iniziata agli esordi con la squadra amatoriale del mio paese il Gruppo Ciclistico Santermano (a cui rivolgo un ringraziamento di cuore a tutti coloro che mi hanno seguito), per poi proseguire con un grande team agonistico: Leonessa Takler di Nicola Ceglie (ringrazio tanto anche lui e tutta la squadra), scelto dai miei primi ‘allenatori’, con cui ho corso nelle categorie allievi e juniores. Ho terminato il ciclismo agonistico qualche anno fa, dopo gli juniores ho corso un altro anno passando alla categoria amatori, quindi granfondo principalmente. Ora, con gli impegni e gli studi che necessitano più tempo a disposizione, ho momentaneamente sospeso con le corse, ma continuo ad allenarmi (non solo in bici) con la stessa voglia, determinazione e costanza, in attesa di poter ritornare a gareggiare per sfidare gli altri ma soprattutto me stesso!

 

La vita è una continua sfida con sé stessi e con gli altri, bisogna saperci fare e attingere sempre risorse da sé stessi ed eventualmente avvalersi di amici, familiari, gruppi, squadre, professionisti, team.

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

21163@tiscali.it +393804337230

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

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