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“Donne romane” di Paolo Vanacore

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“Donne romane” di Paolo Vanacore

“Donne romane” di Paolo Vanacore
Maggio 31
23:00 2009

Donne-RomaneViene da chiedersi, dopo aver letto il libro di Paolo Vanacore Donne Romane – Storie al margine sotto l’argine, pubblicato con Edilet nella collana Hemingway diretta da Marco Onofrio con la prefazione di Roberto Cotroneo, come abbia fatto l’autore a descrivere un tale universo al femminile con tanto acume, quale molla abbia acceso in lui il desiderio di conoscere a fondo la donna, di comprenderla e di venirne compreso, forse perdonato.
Paolo Vanacore sembra pendere più dalla parte delle donne e non perché le reputi angeliche, ma perché dimostrano di avere più cuore e più parole da spendere, sia pure parole al vento, ma guai se neanche quelle ci fossero a riempire i vuoti fatti di silenzi sterili e cupi, peggiori talvolta di una reale assenza. Donne in erba in cerca di affetto e sicurezza che si danno per avere e sempre finiscono in perdita, mogli che restano attaccate al loro uomo anche quando vengono trattate senza riguardi e senza rispetto, madri che rinnegano la propria creature nata “diversa” perché spaventate da una situazione scabrosa che non sanno come affrontare, figlie che restano attaccate alla propria madre per troppi nodi duri da sciogliere, devianti e fuorvianti. Donne che non trovano la propria identità e la cercano in quei valori fittizi che poi respingeranno quasi con orrore e disprezzo insieme alla figura che l’incarna quando, passando attraverso esperienze quasi obbligatorie, mortificanti e inconcludenti, troveranno alla fine il coraggio di riconoscersi nella propria miseria e volontà di riscatto. Donne che non sanno e non vorrebbero sapere, donne confuse e sottomesse, donne deboli che si lasciano prendere senza partecipazione e senza discriminazione, donne che non sono mai cresciute per restare le bambine obbedienti che non danno dispiaceri ai grandi, donne che tradiscono senza volerlo – e senza saperlo – se stesse e gli altri e che pagano in prima e unica persona colpe che non sono soltanto loro. Donne che sanno scorticare la vita fino a renderla viva e sanguigna, che non si sottraggono alle sberle e agli sberleffi della sorte ma vi rispondono a tono, traendo vitalità da quella riserva miracolosa che sanno immagazzinare respirando a pieni polmoni tutta la gamma delle emozioni possibili. Donne, figlie del nostro tempo irto di contraddizioni e conflitti di nuovo conio e residui di vecchi canoni in fase di cambiamento, che al momento corrisponde ad un vuoto strutturale privo di orientamenti certi. Sei racconti di donne nella cornice di una Roma riccamente povera, soffusa di una luce che acceca e conforta, dove l’argine del fiume diventa riparo e perdizione e tutto parla di vita anche mentre si muore. Paolo Vanacore, scrittore, poeta e autore di testi teatrali, con questa sua raccolta di racconti scosta un sipario pieno di polvere e tarme e invita il lettore a salire sulla scena, testimone di primo piano delle vicende umane e disumane che qui vengono rappresentate.

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