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ELEZIONI DEL 20 e 21 SETTEMBRE 2020: UN NUOVO PATTO TRA I CITTADINI ED IL COMUNE

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ELEZIONI DEL 20 e 21 SETTEMBRE 2020: UN NUOVO PATTO TRA I CITTADINI ED IL COMUNE

ELEZIONI DEL 20 e 21 SETTEMBRE 2020: UN NUOVO PATTO TRA I CITTADINI ED IL COMUNE
Settembre 04
16:04 2020

I programmi dei candidati alle elezioni del 20 e 21 settembre 2020 di Albano, Ariccia, Genzano, Rocca di Papa si concentrano sugli obiettivi da conseguire, ma dedicano ben poca attenzione alla situazione in cui versano gli enti comunali. Il Covid ha messo a secco le casse dei Comuni (secondo le stime del CNEL in Italia mancano all’appello 8,7 miliardi di euro) e i sindaci hanno suonato il segnale di allarme per le mancate entrate che, se si spera verranno reintegrate dal governo, non consentono ai Comuni non solo di procedere con le assunzioni del personale per rimpiazzare i dipendenti che hanno lasciato il servizio nel corso degli anni passati, 79.000 unità nel decennio trascorso. In molti Comuni mancano all’appello figure tecniche, vigili urbani, amministrativi, financo 4.000 segretari comunali, e ciò significa minori e meno qualificati servizi.

I sindaci che verranno eletti a settembre si troveranno a guidare una macchina comunale in grave sofferenza, e la situazione non è destinata a cambiare nel breve periodo. Che fare?

Per dare una risposta all’interrogativo è opportuno fare un passo indietro e riconsiderare il patto in vigore tra i cittadini e le istituzioni. Nel secondo Dopoguerra è stato progressivamente introdotto lo stato del benessere (welfare state) che “ti accompagna dalla culla alla bara” in cui, a fronte di un aumento della ricchezza prodotta, lo stato erogava ai cittadini tutta una serie di servizi, dalla sanità alla scuola all’assistenza sociale. Con il rallentamento della crescita e con l’avvento delle varie crisi degli ultimi decenni, le risorse del bilancio pubblico si sono ridotte e di conseguenza sono state tagliate le spese per la sanità, per la scuola, la ricerca e, a livello locale, sono stati ridotti i trasferimenti dello stato ai Comuni con conseguente riduzione dei servizi e drastiche riduzioni delle assunzioni. Il sistema pubblico è diventato “povero” e sperare che nel prossimo futuro ritorni ai “fasti” del passato è pura illusione: il sistema economico italiano mostra bassi livelli di produttività e non va dimenticato che siamo il paese in cui l’evasione fiscale ha un livello record di oltre 100 miliardi, in cui alcuni eletti al parlamento che ricevono fior fiore di stipendi hanno richiesto il 600 delle partite IVA, ed in cui oltre un quarto delle imprese ha richiesto i 25.000 euro della crisi Covid senza averne diritto.

Visto dunque che lo stato non è più in grado di far fronte alle tutte le esigenze in una logica di welfare state, in questa difficilissima congiuntura è necessario rivedere il contratto sociale alla base della convivenza civile: i cittadini dovrebbero fare i conti con la nuova realtà e riappropriandosi di alcune funzioni e responsabilità che nel periodo delle vacche grasse erano state delegate al settore pubblico. Invece di chiedere, e talvolta pretendere, l’intervento di “Pantalone” anche per servizi che in precedenza venivano autoprodotti dalle famiglie, potrebbero rimboccarsi le maniche e impegnarsi in prima persona, ad  esempio, per eliminare le erbacce, curare i giardini, organizzarsi per condurre i bambini a scuola, rispettare l’ambiente e farlo rispettare a chi lo deturpa, adoperarsi a far sì che le leggi vengano rispettate….

Non solo. Le preziose competenze professionali di tante persone disponibili a dare un contributo alla collettività, a cominciare dai pensionati, dovrebbero essere messe a disposizione del Comune affiancando e sostenendo i dipendenti, dando un apporto di pensiero e di azione all’amministrazione comunale. Questo cambio di paradigma consentirebbe di fare un grande passo avanti verso una più piena partecipazione democratica alla vita della comunità.

Ci si può chiedere se i politici, ed anche i funzionari, gradirebbero una simile “intrusione”.

Qui va citato John F. Kennedy. Nel discorso di insediamento del 20 gennaio 1961 il presidente parlò del bisogno di tutti gli americani di essere cittadini attivi, pronunciando la famosa frase: «Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese».

Si può avanzare un suggerimento: durante la campagna elettorale i candidati potrebbero proporre agli elettori un nuovo patto chiedendo loro non soltanto il voto, ma anche in quale modo concreto sono disponibili ad aiutare i candidati impegnandosi per il bene comune – e magari chiedendo anche se pagano regolarmente tutte le tasse (secondo alcuni calcoli, ad Albano vi sarebbero alcune migliaia di evasori della tassa sui rifiuti). Ma forse questa sarebbe la strada per perdere le elezioni: meglio fare promesse che, ancor più che nel passato, con questi chiari di luna, non verranno mantenute, e andare al potere, poi si vedrà.

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