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Emergenza Covid-19 ‒ Quando la spesa si faceva sotto casa dal bottegante di fiducia

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Emergenza Covid-19 ‒ Quando la spesa si faceva sotto casa dal bottegante di fiducia

Emergenza Covid-19 ‒ Quando la spesa si faceva sotto casa dal bottegante di fiducia
Aprile 08
07:16 2020

Prima della comparsa dei supermercati, in concomitanza con il boom degli anni Sessanta, la spesa si faceva tutti i giorni scarpinando per le botteghe di quartiere. Si partiva con la sportina di stoffa fatta in casa, la listarella scarabocchiata a matita che poi non si leggeva mai, tanto servivano sempre le stesse, poche cose, il libretto nero insieme al borsellino e via a passo vivace verso la prima tappa, in genere il negozio di alimentari, scambiando saluti e chiacchiere con quanti s’incontravano per via e con le donne affacciate alle finestre con il battipanni in azione.

Il libretto nero, dove si segnava la spesa giorno per giorno, consentiva la sicurezza dei generi essenziali anche quando non entrava in casa la paga e nessuna retribuzione certa, con gli uomini senza lavoro fisso o saltuariamente disoccupati per i cantieri fermi o impicci di vario genere in altri settori. Il segnato era un rischio calcolato che legava le due parti per quel credito aperto che implicava fiducia e fedeltà, e ‒ più avanti ‒ anche l’incentivo a concedersi qualcosina in più oltre lo stretto necessario.

Un patto di cooperazione e mutua assistenza che cominciò a venire meno quando  presero a circolare i primi carrelli per la spesa, stracolmi di prodotti del supermercato con le offerte prendi 2 e paghi 1, tutto pagato in contanti, che le donne si trascinavano dietro almeno un paio di volte a settimana, camminando a testa bassa in prossimità delle botteghe di zona dove avevano il conto aperto per i tempi di magra.

Nel momento terribile che si sta attraversando, in cui non si sa da dove cominciare a ringraziare tutte le forze in campo ‒ dalle più umili alle più altamente impegnative,  tutte egualmente d’importanza vitale in questa guerra macchinosa e oscura, destabilizzante ‒ vorremmo qui esternare la nostra gratitudine per tutti gli esercenti di piccole attività commerciali, spesso a conduzione familiare, che senza tutela alcuna se non la propria forza di volontà e la passione per una conduzione autonoma in cui investire tutte le proprie risorse e capacità di tenuta, stanno oggi diversamente fronteggiando la catastrofe impensabile che sta compromettendo ogni minima certezza. Chi perché ha dovuto calare di botto le serrande, non sapendo se ce la farà mai a ritirarle su dovendo competere con un mercato ostile che sarà sempre più competitivo e feroce, e c’è chi invece non ha mollato mai il suo bancone, ‘graziato’ dal fatto che torna utile con i suoi prodotti di genere alimentare e pazienza se troppo caro gli dovesse costare tale ‘vantaggio’, il poter restare a proprio totale carico sul posto di lavoro al servizio dei clienti affezionati ma anche di quanti per comodità e possibilità di acquisto vi ricorrono per la prima volta.

Grazie a tutti voi, operatori autonomi del settore alimentare, che con la vostra licenza  appesa al muro e un pacco di rate da pagare nel cassetto, accogliete ogni giorno clienti di vecchia e nuova data con lo stesso sorriso e la bontà dei vostri alimenti serviti con la cortesia e la professionalità che da sempre contraddistinguono il negozio di vicinato. Oggi come ieri, si ha bisogno di voi.

Ricordando una nota citazione: “Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi”.

 

 

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1 Commento

  1. Carlo
    Carlo Aprile 08, 11:13

    Aprendo qualche cassettino della memoria, ricordo il negozio di alimentari sulla piazza della Pace se non ricordo male
    il nome del titolare era “Raro” poi trasferitosi sul ponte di via Morena.
    … ricordo quando abitavo a S. Marinella una delle tante dimore, dal “pizzicagnolo” vicino casa prendevo
    una cioccolata piccola di forma rettangolare concava dove all’interno c’era il pupazzetto di plastica
    (forse della Ferrero), incartata da carta trasparente la quale dava la possibilità di vedere l’oggetto.

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