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EMERGENZA COVID, BANCA D’ITALIA E LA POLITICA NEI CASTELLI ROMANI

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EMERGENZA COVID, BANCA D’ITALIA E LA POLITICA NEI CASTELLI ROMANI

EMERGENZA COVID, BANCA D’ITALIA E LA POLITICA NEI CASTELLI ROMANI
Maggio 29
18:43 2020

Come ogni anno, il governatore della Banca d’Italia ha svolto il 29 maggio 2020 le “Considerazioni finali”.

Quest’anno la relazione non poteva che ruotare intorno all’impatto del Covid sull’economia e sulla società, a partire dall’aumento delle disuguaglianze della distribuzione del reddito e dalla previsione di una riduzione del Pil del 2020 stimata tra il 9 e il 13 per cento.

Il governatore Visco ha sottolineato chiaramente che ci troviamo in una condizione di profonda incertezza. Mutuando dal Socrate platonico, ha avvertito che “con il dissiparsi della pandemia potremo ritrovarci in un mondo diverso”. E ha citato Keynes che, all’uscita dalla Seconda guerra mondiale sosteneva che “… la migliore garanzia di una conclusione rapida è un piano che consenta di resistere a lungo … un piano concepito in uno spirito di giustizia sociale, un piano che utilizzi un periodo di sacrifici generali non come giustificazione per rinviare riforme desiderabili, ma come un’occasione per procedere più avanti di quanto si sia fatto finora verso una riduzione delle disuguaglianze”. Insomma, il messaggio è chiaro, non possiamo permetterci di sprecare la crisi del Covid: è un’opportunità per fare cose che non siamo riusciti in Italia a fare prima, con un’economia che cresceva dello zero virgola e livelli di vivibilità insostenibili che andavano peggiorando sotto vari punti di vista, a cominciare con quelli della giustizia sociale, ambientali, dell’efficienza della pubblica amministrazione.

Come uscire dalla crisi? Nel discorso del governatore si parte dall’analisi dei dati, vengono elencati i punti di forza e di debolezza del nostro sistema, e vengono fornite alcune indicazioni per il governo, i cittadini, le istituzioni. E la sfida epocale si gioca a tutti i livelli, non soltanto a quello globale, dell’Europa, nazionale, ma anche locale. Per i Comuni dei Castelli Romani la domanda è dunque: quali risposte possono dare gli enti locali a queste sfide epocali, al di là dell’esecuzione di provvedimenti disposti dal centro? Per dare queste risposte, ormai ineludibili, i Comuni dovrebbero disporre di strutture “pensanti” analoghe a quella della Banca d’Italia capaci di utilizzare i dati rilevanti, elaborarli e fornire indicazioni per assumere le decisioni, e al contempo dovrebbero animare un serrato dialogo politico al proprio interno e con i cittadini. Il quadro è sconfortante. Nessuno dei Comuni dispone di una struttura di elaborazione e di analisi delle informazioni; allorché questi hanno ricevuto documenti statistici utili per elaborare le proprie strategie, nella stragrande maggioranza dei casi neanche li hanno presi in considerazione. Nel momento in cui una crisi epocale richiede una creatività consapevole e illuminata insieme a un particolare coraggio, domina la calma piatta, figlia di un’incapacità di reagire con la dovuta visione del mondo e della realtà locale. Il caso del Comune di Albano è paradigmatico. Due casi recenti: ormai da settimane vi è la richiesta da parte di ristoranti e bar di spazi all’aperto per riprendere le attività ma non ci sono piani, progetti e, soprattutto, non sono state assunte decisioni; la seduta del Consiglio comunale del 27 maggio 2020 ha impiegato il tempo record di tre ore per esaurire un Ordine del giorno composto da ben 16 punti tra cui argomenti fondamentali per la vita della comunità quali il piano triennale delle opere pubbliche, il bilancio di previsione 2020-2022, le variazioni al bilancio di previsione 2020-2022, bell’esempio di elaborazione nulla, discussione inesistente, democrazia agonizzante.

Se queste sono le premesse per ricostruire dal basso un mondo più equo, solidale, rispettoso degli equilibri del pianeta, per cambiare un modello di sviluppo ormai non più accettabile, per dare risposte a una crisi che nei mesi passati ha assunto con il Covid risvolti drammatici e che in quelli a venire colpirà molto duramente, nell’area del Vulcano Laziale non siamo messi per niente bene.

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