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marzo 19
12:05 2019

C’era una volta una bambina che indossava sempre una mantellina rossa con il cappuccio rosso e che per questo veniva sempre chiamata da tutti “Cappuccetto Rosso”.

Una mattina la mamma disse a Cappuccetto Rosso: “La nonna è malata, visto che tu non hai da fare niente portale queste focacce che ho fatto appositamente per lei.”.

“Sì mamma, ci andrò io”, ma la mamma si raccomandò: “Mi raccomando, però, Cappuccetto, non fermarti nel bosco a raccogliere fiori per la nonna, potresti imbatterti nel lupo cattivo!”

“Non preoccuparti mamma, sarò prudente.” rispose allora Cappuccetto Rosso avviandosi col cestino in mano. Quando attraversò il bosco però vide dei fiori così belli che non poté far a meno di fermarsi per raccoglierne qualcuno. Posò a terra vicino a lei il cestino e si accucciò per prendere quei fiori tanto belli, quando dietro di lei sentì qualcuno che le chiedeva:

“Cosa fai qui bella bambina?”.

Cappuccetto Rosso si voltò di scatto e vide una ragazza bellissima, anche lei con un cestino in mano.

“Io sono Cappuccetto Rosso e tu chi sei?” “Sono Biancaneve e vivo qui nel bosco nella casetta dei sette nani.”

Cappuccetto pensò: – Mamma m’ha detto del lupo, ma non di questa. Potrò fidarmi? Vive pure con sette maschi, nani sì, ma sempre maschi! – poi chiese:

“E tu cosa stai facendo qui nel bosco?”

Biancaneve rispose mostrando il cestino:

“Sto raccogliendo more per fare della marmellata.”

“Anche la mia nonna fa la marmellata, solo che è a letto malata e la mamma mi ha chiesto di portarle queste focacce.”

“Come sei brava, vuoi che ti accompagni?”

“Sì, grazie. Ti piacciono questi fiori? Li ho raccolti per la nonna.”

Così Cappuccetto e Biancaneve si incamminarono insieme verso la casa della nonna.

Durante il cammino s’imbatterono in una bella casetta di mattoni proprio ai bordi del bosco.

“È questa la casa della tua nonna?” domandò Biancaneve.

“No, non so neanche di chi possa essere…”

Ad un tratto dal balconcino spuntarono i tre porcellini che risposero in coro: “È la nostra!”.

Cappuccetto Rosso e Biancaneve rimasero di sorpresa:

“Ci stavate ascoltando?”

“Noi ascoltiamo sempre” disse il primo porcellino, “Stiamo sempre attenti” disse il secondo, “sempre attenti al lupo!” disse il terzo e poi tutti e tre cantando in coro: “Attenti al lupo, lo dice anche Lucio Dalla!”

“Lo dice anche la mia mamma.” ribatté Cappuccetto Rosso.

“Volete salire? Vi offriamo la colazione”. In effetti l’ora di pranzo era ancora lontana e Cappuccetto Rosso e Biancaneve avevano camminato così tanto che adesso sentivano un certo languorino nella pancia. Accettarono e salirono al piano superiore della casa dei tre porcellini dove le accolse una tavola apparecchiata con tante leccornie, come si vuole in tutte le case dove si mangia come maialini. I tre porcellini raccontarono la loro storia, di quando il lupo aveva distrutto le case di paglia e di legno dei due fratellini e di quando, avendo trovato rifugio nella solidissima casa di mattoni dell’ultimo fratello, il lupo avesse provato a mangiarli calandosi dal camino. Cappuccetto Rosso e Biancaneve scoppiarono a ridere quando immaginarono il lupo darsela a gambe con la coda e le chiappe pelate dall’acqua bollente della pentola CHE ERA NEL CAMINO.

“Adesso però devo andare dalla nonna.” disse Cappuccetto Rosso.

“Anch’io devo tornare a casa per preparare la cena ai sette nani.” aggiunse Biancaneve.

Quindi le due amiche si alzarono, ringraziarono tanto i simpatici porcellini e s’incamminarono di nuovo; arrivate ad un bivio Biancaneve disse: “Per andare alla casetta dei nani io devo girare a sinistra e tu da che parte vai?”

“La casa della mia nonna è a destra, quindi ti saluto Biancaneve grazie per la tua compagnia!”

Si salutarono tra baci e abbracci e Cappuccetto Rosso arrivò finalmente a casa della nonna, e trovò quest’ultima a letto con la febbre.

“Nonna che occhi lucidi e rossi che hai!”

“È questo fortissimo raffreddore bimba mia.”

“Nonna ma che naso grosso e rosso che hai!”

“Sono questi fazzoletti di carta usa e getta, sarebbero da gettare ancor prima di usarli, sembrano carta vetrata.”

“Nonna ma che bocca grande che hai!”

“La febbre mi ha fatto uscire tutto l’herpes!”

“Nonna ma…”

“Bimba di nonna tua, invece di far solo domande sul mio aspetto, neanche fossi il lupo, me l’hai portato qualcosa da mangiare che sto morendo di fame?”

“La mamma ha fatto per te delle focacce, tieni.

La nonna si fissò bene i denti col kuchident e iniziò a mangiare voracemente, ma senza dimenticarsi della sua bambina.

“Ne vuoi anche tu piccina?”

“Grazie nonna no, mi sono impanzata di già a casa dei tre porcellini.”

Quando la nonna ebbe svuotato il cestino fu presa da una pesantezza che la fece cadere in un sonno profondo con dei russi giganti.

“Meglio che me ne torni a casa.” pensò Cappuccetto Rosso, che chiuse bene la porta di casa della nonna in modo da isolare il tremendo ronfare, che avrebbe disturbato il resto del calmo bosco.

Ma a proposito di ronfare, cammina, cammina, la nostra protagonista arrivò davanti ad un castello che sembrava abbandonato; anche da lì sembrava provenire una sorta di russo. Vide arrivare un ragazzo bellissimo in groppa ad un cavallo bianco.

“Buongiorno chi sei tu?”

“Sono il principe che ha ucciso la cattiva strega Malefica, la quale, per impedirmi di raggiungere il castello, si era trasformata in un drago. Ora sveglierò la Bella addormentata nel bosco con il mio bacio.”

Cappuccetto Rosso lo seguì incuriosita, lo vide entrare nel castello dove tutti dormivano, salire una lunga scala ed entrare in una camera dove una ragazza bellissima giaceva dormiente su un letto. Lui la baciò e lei aprì gli occhi svegliandosi e dopo di lei tutto il castello si svegliò.

“Fico!!!” esclamò Cappuccetto Rosso “La voglio pure io una sveglia così!”

Poi siccome iniziò una grande festa e lei non aveva l’invito dovette andar via. Fuori ormai si era fatto quasi buio e aveva un po’ paura a tornare a casa attraverso il bosco. Decise di prendere una strada di transito, un po’ più sicura. Dopo un po’ che camminava, lungo di essa vide passare una strana carrozza, sembrava quasi una zucca ed era trainata da sette cavalli bianchi. Questa carrozza si fermò e ne scese una ragazza con un vestito bellissimo.

“Come sei bella, come ti chiami?” chiese stupita Cappuccetto Rosso.

“Mi chiamano tutti Cenerentola e sto andando al ballo che si tiene a corte. Ma tu che fai tutta da sola che è quasi buio?”

“Sto tornando a casa.”

“Se è di strada ti dò un passaggio.”

“Grazie molte Cenerentola! Non è lontana da qui.”

Così salì…

“Cenerentola ma che bella carrozza che hai!”

“Me l’ha donata la fata.”

“Cenerentola ma che bel vestito che hai!”

“Me l’ha donato la fata.”

“Cenerentola ma me la presenti questa fata tanto simpatica?”

La carrozza si fermò, la strada deviava per il sentiero che portava alla casa di Cappuccetto Rosso, ma Cenerentola doveva proseguire per la strada dritta.

“Grazie del passaggio, e ricordati di darmi il numero di cellulare della fata, mandami un’e-mail a: cappuccetto.rosso@bosco.it”

Cappuccetto ormai era vicina a casa, pochi passi ed ecco la porta, Quanti personaggi aveva incontrato quel giorno, peccato però che non avesse incontrato quello più famigerato, quello che tutti conoscevano: il lupo!

 

 

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