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FANTAPOLITICA O POLITICA CON I PIEDI PER TERRA ?

Settembre 24
17:37 2019

‘Figlio’ di Berlusconi sulla destra è senz’altro il padano Salvini, ma l’altro figlio sulla sinistra-centro è certamente quell’altro Matteo, ormai riconosciuto esponente politico del fregolismo nostrano, illusionista e prestigiatore che stavolta ha estratto dal cilindro un novello partito.

I suoi attuali (pochi) fans si sono immediatamente accodati contenti, aggregandosi con gioia patriottica (Italia viva=Forza Italia) alla ‘nuova’ formazione di cui senz’altro il nostro Paese aveva assoluto bisogno, privo com’era di sigle, aggregazioni e gruppusculi.

Il carattere estremamente individualista di molti italiani sembra che si possa più compiutamente esprimere solo se si raggiunge la palma del primo (o meglio del più saputello) della classe o nel mettersi alla guida di non importa quale quantità di ‘truppa’: l’importante è la voglia di diventare ‘un uomo solo al comando’.  Del resto ormai da un trentennio siamo abituati ai ‘partiti personali’, alla faccia della democraticità e del dialogo interno (partito) o esterno(popolo) che sia.

Politicamente parlando – ma è meglio dire pragmaticamente, dal momento che l’area moderata della popolazione sembra aggirarsi più o meno sconsolatamente alla ricerca di un ‘centro’ –  il nostro leader tenta di catturarne qualche elemento, più o meno vagabondo e smarrito, per accoglierlo nel suo grembo e rassicurarlo sull’avvenire, in modo che possa sperare di acclimatarvisi ‘sereno’.

Ma, detto questo, procedendo ad una lettura più approfondita sull’odierna fase politica, il furbetto boyscout toscano, dopo essersi fatto assegnare dal Pd – più che proporzionalmente – qualche ministero e sottosegretariato nel governo Conte bis, ha giocato con una bella scissione onde condizionare il governo stesso. Ma dietro la scissione si presuppone qualcosa di meno visibile ma più consistente. Anzitutto occorre considerare che dietro non c’è una mossa del Vaticano o della CEI; tra l’altro, quest’ultima, per quanto ancora non interamente ‘amalgamata’ al suo interno (dopo la dittatura del ruinismo), è comunque già abbastanza esperta di giochi strategici e nello stesso tempo scettica sulle possibilità di creazione di un cosiddetto ‘centro’, che dovrebbe attirare i cattolici non soddisfatti del PD e di altri partiti. Ma dei cattolici, diremo in seguito. Per ora una ipotesi non peregrina sottostante alla scissione renziana è quella del supporto non ancora evidente di qualche potere forte in Italia (pronto a schierarsi con chiunque lo sostenga negli interessi, anche se non sempre il gioco è palese), e soprattutto di parte di quell’America trumpiana, alla quale certamente – oggi che fa la voce grossa contro l’Iran e la Cina – fa comodo appoggiare chi potrebbe inserire un cuneo dentro quella strategia (una delle poche del primo governo Conte) che ha aperto nuovi contatti commerciali e non solo (lentamente si arriverà anche ai diritti civili), con la Cina, mediante  la cosiddetta ‘nuova via della seta’ (che a qualche malato d’invidia in Europa aveva fatto storcere la bocca). Gigino Di Maio (uno dei promotori dell’apertura alla Cina) ora dovrà essere capace di portare avanti una strategia intelligente ed equilibrata, dal momento che è lui il ministro degli esteri italiano (lingua inglese a parte). E’ un orizzonte che già qualche anno fa auspicava Romano Prodi dopo l’avvicendamento nella Commissione europea. Un orizzonte internazionale dunque non statico e non più passivamente succube dell’America. E (pur se qualcuno come al solito penserà che questo è il solito discorso di chi bazzica gli ambienti parrocchiali), anche la Santa Sede ha ormai da qualche mese, – con papa Francesco – aperto un dialogo con i vescovi cinesi ‘non ufficiali’, ordinati col parere favorevole del ‘regime’, e ordinato nuovi presuli, dopo l’accordo ‘provvisorio’ sottoscritto tra Cina e Vaticano. Il che è tutto dire.

In quanto al PD, ora tocca nuovamente al segretario – che a mio modestissimo parere manca ancora di una strategia di lungo respiro – recuperare soprattutto quell’ampia area dell’astensionismo constatata nelle varie elezioni a tutti i livelli, ma nello stesso tempo deve capire che non è il caso di cercare ancora di ‘recuperare’ quelle ‘frangette’ di cosiddetta sinistra, il cui ormai perenne e costante impegno è quello di studiare come scindersi e frammentarsi ulteriormente per vincere il concorso di chi arrivi più sotto dello zerovirgola…

Nel PD, e non solo, qualcuno oggi afferma che ci siano più cattolici di una volta – lo stesso transfuga Renzi si autodefiniva tale – e si è riaperta una certa gara a chi si qualifica più cattolico-democratico degli altri e quindi a candidarsi come unico rappresentante di quest’area. In realtà occorre fare dei precisi distinguo. Infatti in una prima categoria, si possono catalogare quei politici etichettati e normalmente autodefinentisi ‘cattolici’ e che tuttavia si ricordano del proprio ‘cattolicesimo’ solo al momento delle elezioni e delle distribuzioni di incarichi e prebende. Ci sono poi quei cattolici che, pur smentendo, sono per lo più clericali e in un certo qual modo nostalgici di una certa DC (ma questo non sarebbe un male, cioè la nostalgia) perché ritengono si debba ricostituire un partito di centro magari con l’appoggio di qualche gerarchia ecclesiastica di qualsiasi grado e livello (anche culturale!). Infine si possono citare quei cattolici-democratici ai quali l’etichetta si addice un po’ di diritto, in quanto non legati al clericalismo (sempre risorgente), ed hanno comunque alle spalle – anche se alcuni sono molto giovani – una soda formazione  anche sociale;  il più delle volte sono stati bistrattati (soprattutto nell’era ruiniana), non avidi di poltrone e nutriti delle indicazioni conciliari, della dottrina sociale ma anche di una formazione e competenza politica di base; alcuni di essi provenienti dall’associazionismo e dal volontariato, per lo più ignorati dai vertici di partito in quanto in genere scomodi perché ritengono urgente affrontare (e cercare di risolvere) alcuni scottanti problemi (migranti, Europa, famiglia e sanità, welfar ed emarginazione, ecc.). Alcuni di questi cattolici (pochi) sono stati, o sono talvolta, eletti soprattutto negli enti locali – comuni, regioni – assumendo qualche incarico amministrativo di una certa responsabilità ma per lo più non proprio gratificante! Talvolta hanno il ‘torto’ di impegnarsi per una  politica come  forma tra le più alte di carità, secondo la ben nota definizione di Paolo Vi.

Certamente quella di cui sopra è una ripartizione un po’ troppo schematica e non certamente sociologica, ma che dovrebbe far capire che, prima di dire ‘cattolico’ e ‘cattolico-democratico’, occorre per lo meno intendere di cosa si parla.  Se poi la destra politica, da Salvini in giù, si qualifica anch’essa ‘cattolica’ solo perché sbaciucchia rosari o invoca madonne in Parlamento, allora potrebbe anche dirsi che sono buddisti tutti quelli che si rapano a zero, con tutto rispetto ovviamente per i buddisti! Ma intanto va pure considerato che il fronte internazionale populista sta gradatamente perdendo colpi strada facendo. Occorre allora – senza i falsi giovanilismi di certi ‘adulti’- dare spazio ai giovani post-ideologici, (quelli che non amano le frontiere, quelli dell’Erasmus, delle innovazioni ma anche del ‘ritorno’ moderno all’agricoltura, ecc,) perché sono loro a salvare il mondo e il pianeta, cominciando dalla improcrastinabile e decisiva lotta per un ambiente vivibile. I rigurgiti del passato si lascino pure ai nostalgici degli uomini ‘soli al comando’, che prima o poi dovranno vedersela con qualche mal di pancia anche all’interno della propria consorteria, come avvenuto per altri predecessori. Ma, su questo fronte, più di qualcuno ha già cominciato a pensare che non è proprio il caso di affidarsi ai populisti e ai sobillatori delle masse, ma nemmeno alle giravolte renziane e alle sue bizze, che come tutti sanno, ‘bizza’ nel dizionario italiano indica un ‘capriccio stizzoso temporaneo’. Chi ha orecchi…

 

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