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FESTIVAL DELLA MAZA A LANUVIO

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FESTIVAL DELLA MAZA A LANUVIO

FESTIVAL DELLA MAZA A LANUVIO
luglio 29
14:06 2019

Valorizzare il passato in un presente che tanto ha bisogno del bello e di qualcosa di prezioso lasciato da chi nell’antichità ha cercato il divino in luoghi che tanto spazio offrono allo sguardo verso l’orizzonte… Così la scoperta di uno spazio nel quale i resti del Portico del Santuario di Giunone Sospita risalenti al I secolo a.C. accolgono i visitatori.

Un momento di intensa emozione trovarsi nel parco di Villa Sforza Cesarini nella quale è stata organizzata, il 27 luglio, una doppia iniziativa promossa dall’Assessorato alla Cultura di Lanuvio, nell’ambito del Festival della Maza: la proiezione del documentario Miti ed Eroi nel Lazio antico seguito dalla conferenza Paestum, Pompei e Lanuvio: antica panificazione a confronto.

Presenti con le Autorità cittadine nella persona del sindaco Dott. Luigi Galieti, iValeria Viglietti Assessore al Turismo, Luca Attenni Direttore del Museo lanuvino, Alessandro De Santis, responsabile dell’Assessorato alla Cultura che hanno coordinato gli interventi del Direttore del Parco Archeologico di Paestum Gabriel Zuchtriegel, della Dott.ssa Valentina Cosentino archeologa responsabile del Museo Archeologico Nazionale  di Napoli e del  Vicesindaco di Giungano, dott. Franco Russomando. Una sinergia d’intenti quella di valorizzare e conoscere le origini di un alimento come il pane che nella sua sacralità, offre spazio a cerimonie, riti propiziatori, funzioni e celebrazioni che si ricollegano al passato e alle tradizioni di un tempo.

In particolare, nel Santuario di Giunone Sospita le fanciulle portavano in dono focacce di farro al serpente sacro alla dea: un dono propiziatorio al quale s’affidava la speranza di un raccolto fruttuoso che prevedeva, in alcuni casi, anche sacrifici umani per scongiurare la carestia. Rito arcaico, quello dell’offerta di cibi e primizie, celebrato agli inizi della primavera, antico culto poi fuso con quello dedicato a Giunone quando Lanuvio venne conquistata da Roma.

E dalla Maza – termine di origine greca che indica vari tipi di focaccia antica- del territorio laziale, Valentina Cosentino presenta il pane che veniva prodotto a Pompei, raffigurato negli affreschi delle ville pompeiane o recuperato nei forni: detto panis quadratus, di forma tonda segnata a spicchi per meglio poterlo spezzare, era lavorato a mano e le pagnotte avevano un timbro stampigliato sulla forma stessa; la farina era prodotta con diversi cereali lavorati con macine in pietra.

Di dieta mediterranea, intesa come stile di vita sano ci illustra Gabriel Zuchtriegel, ricordando la triade che la compone: grano, olio e vino che nel Cilento sono oggetto di attenzione e recupero; un grano antico con radici più lunghe rispetto all’attuale si conservava meglio; un patrimonio quello degli alimenti che va tutelato insieme alle tradizioni e alla cultura popolare. Occorre conservare, raccogliere, proteggere e mantenere quel che i nostri predecessori hanno saputo ottenere e produrre in una natura ricca e rigogliosa come quella del Cilento. E proprio da una convivialità e dal connubio tra paesaggio e archeologia che non sia solo venerazione del passato, ma coscienza di un futuro migliore che possiamo recuperare uno stile di vita sano. Guardare al passato con speranza, conclude Zuchtriegel…

La bella iniziativa ha avuto un seguito in momenti gastronomici e folcloristici nel Parco della Rimembranza, con degustazione della Maza e di prodotti tipici cilentani, tra cui la tipica pizza di Giungano protagonista anch’essa di un festival. Il giorno successivo sono seguite altre importanti iniziative come la presentazione del libro di Fabiana Fabbri: Votivi anatomici fittili. Uno straordinario fenomeno di religiosità popolare dell’Italia antica.

Che dire? Un’originale simbiosi in questo progetto che ha accomunato regioni e tradizioni italiane al fine di recuperare usanze e memorie, valorizzando luoghi e affidando al passato il compito di donare alle future generazioni un territorio nel quale poter vivere, facendo tesoro di chi ci ha preceduti e dell’immensa cultura e straordinaria arte che da sole sono un patrimonio dal valore inestimabile che dobbiamo imparare ad apprezzare sempre di più.

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