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Finti arazzi ma sempre opere di notevole rilievo

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Finti arazzi ma sempre opere di notevole rilievo

Gennaio 31
23:00 2008

In realtà è una questione di vera lana caprina come suol dirsi, in quanto la sostanza dell’oggetto non cambia, soprattutto perché chi solleva tali insulse querelles evidentemente poco o nulla si intende d’arte e di storia (e per di più locale), mentre resta il fatto che il valore storico-artistico di questa messinscena del primo Settecento rimane inalterato e anzi rivalutato. Del resto per arazzi si intendono normalmente quei manufatti, cioè drappi di grandi dimensioni prodotti con un sistema d’ordito di colore neutro e con numerose trame policrome tessuto a mano e con filati solitamente grossi con motivi ornamentali o figure, destinati a decorare pareti. Il termine arazzo, deriva dalla città francese di Arras.
Invece i manufatti di S. Maria in Vivario sono tele dipinte con i colori ottenuti in prevalenza con i cosiddetti ‘sughi di erbe’, cioè con sostanze naturali.
In quanto alla definizione data loro di ‘finti arazzi’ occorre dire che chi innesca certe pseudo polemiche, non ha mai letto altri precedenti studi in merito, prima di quello della Borsoi, e qui basterebbe citare F. Petrucci (I ricomparsi ‘finti arazzi’ del Cardinal Pietro Ottoboni, in ‘Bollettino d’arte’ LXXX (1995), o ricordare chi scrive addirittura di ‘panni dipinti’ come fa la Tantillo Mignosi (A. Tantillo Mignosi, I ‘panni dipinti a mo’ di arazzi’ del Duomo vecchio di Frascati, storia e restauro, in ‘Castelli Romani’ XXX 1985 pp. 168-174).
Concludendo, sembra che più di qualcuno a Frascati si eserciti a cercare il pelo nell’uovo su aspetti alquanto marginali di fatti o avvenimenti particolari, mentre non si perita di studiare seriamente la storia di questa città con gli annessi e connessi e magari darsi da fare affinché si conservino con cura i veri ‘tesori’ d’arte e di storia da tramandare ai posteri. Occorre perciò dare più credito e sostegno a quanti studiosi locali (e più spesso non indigeni) ci aiutano a conoscere meglio e ad approfondire quello che è il nostro patrimonio culturale spesso superficialmente o per nulla conosciuto. Ci si attacca troppo ancora a tradizionalismi e frasi fatte o all’ignavia della critica insulsa e ignorante invece di sostenere quanti si preoccupano delle radici storiche e culturali spesso rimettendoci anche di tasca propria.
Ineccepibile quindi la pubblicazione di questo fascicolo che si avvale anche di una puntuale presentazione del Vescovo Matarrese su cui anche ci sarebbe da meditare seriamente, perché si affrontano tematiche che soprattutto chi ha a cuore il futuro storico, artistico e anche spirituale della città, non deve assolutamente ignorare.
Occorre allora in questa circostanza rendere atto alla Borsoi di aver portato alla luce una ulteriore significativa documentazione inedita sui finti arazzi di S. Maria in Vivario affinché la conoscenza di essi si allarghi ad un pubblico più ampio e veramente interessato, per il resto – come diceva don Bosco – lasciate cantare i passeri!

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