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Franz Kafka: 130 anni di attualità

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Franz Kafka: 130 anni di attualità

Agosto 14
15:33 2013

mazzaglia-diversitàA 130 anni dalla nascita dello scrittore Franz Kafka (3 luglio 1883) leggendo le sue opere ci si immedesima, ancora, nei suoi personaggi. Lavoratori sofferenti, vittime delle società, costretti a fare i conti con il disprezzo, l’esclusione, la solitudine. Tra questi personaggi incontriamo Gregorio Samsa, il protagonista del romanzo La Metaforfosi. Un uomo che svolge un lavoro umile senza gratificazioni, soddisfazioni né sicurezze economiche, proprio come accade a molti nostri contemporanei. Questa condizione non gli permette di vivere serenamente, non ha una dimensione affettiva, si ritaglia immagini di donne dai giornali, come per ricreare un’affettività irraggiungibile. Vive ancora con i genitori e una sorella, collabora alle spese, ma impersonifica il ruolo del non accettato, si sente inutile e di intralcio.

L’autore colora questa situazione in una trama fantastica, dando a Gregorio la fisionomia più adatta al suo stato d’animo. Una mattina il nostro impiegato si sveglia nel suo letto notando impaccio e fastidi fisici. Il suo corpo si era tramutato in un insetto tra i più spregevoli: uno scarafaggio! Una piccola creatura che genera negli uomini disprezzo, schifo, che va schiacciato sotto i piedi. Il narratore descrive il personaggio nella difficoltà dell’accettare e del saper gestire un corpo nuovo, completamente diverso da quello al quale era abituato fin dalla nascita. Cerca di prenderne confidenza con le sue innumerevole zampe e con una corazza che non gli permette di girarsi su se stesso, poi, una volta superata questa soglia, inizia ad ascoltare i rumori che arrivano dall’esterno. Attende notizie, cambiamenti, spia la situazione che ormai non riesce più a gestire. Sembra lo stesso contesto del lavoratore di oggi, spogliato della propria dignità professionale e costretto a rimanere in casa, con le mani in mano, attento alle voci dei mass media, nell’attesa di poter avere un posto per riprendere a vivere, e in questo stallo si accorge del crudele destino. Reso sterile, abituato al suo stato di animalità, si ritrova a concludere la sua vita nel silenzio della rassegnazione. L’autore parla di drammi reali narrando trame irreali, fantastiche, che ci trasportano in mondi paralleli, in cui le regole non hanno più alcun valore. Tra le righe di questi romanzi si legge un cocktail di sogno e incubo, da cui si cerca di uscire e si finisce con l’abituarsi a questa condizione. I personaggi vivono in bilico tra la veglia e il sogno, tra la ragione e il delirio, tra la realtà e l’irrealtà dell’inconscio. Una continua indagine e riflessione sul valore dell’umanità, della vita e del suo significato. Ancora, personaggi deturpati nella loro dignità, al punto di essere chiamati non più con il loro cognome, ma con una sola lettera puntata, come la vicenda del Signor K., un uomo accusato ingiustamente di un delitto mai commesso. Una circostanza enigmatica, che lo spinge ad isolarsi, solo e indifeso. Così come un altro personaggio dei racconti di Kafka, un adolescente che si perde nei meandri di una società incomprensibile. Drammi esistenziali legati al malessere causato dal vivere circondati dalle scorrettezze sociali. Una dignità umana legata al concetto dell’etichetta sociale. Un’umanità che alle domande: “chi sei?”, “dove vai?”, “da dove vieni?” – quesiti posti dai primi filosofi – risponde solo in base al proprio ruolo, al proprio lavoro. Domande che cessano con il cessare della produttività e trascinano al delirio, all’annullamento dell’essere e alla sua lenta fine.

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