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Gesù, la Giustizia e la Criminalità

Marzo 03
20:00 2007

Tenendo in conto quanto detto in un precedente articolo, proseguiamo in questa “riflessione pastorale” e ci domandiamo adesso quale sia stato il comportamento di Gesù, di fronte alle problematiche della Giustizia. Nella prossima newsletter vedremo quale sia stato il suo atteggiamento nei confronti della criminalità. A questo riguardo mi piace ricordare quello che il Santo Padre Giovanni Paolo II affermò, nel messaggio per il Giubileo delle carceri del 9 luglio del 2000, nel suo appello ai Governanti: “Ogni volta, la celebrazione dell’Anno Santo è stata per la Chiesa e per il mondo, un’occasione per fare qualche cosa a favore della giustizia, alla luce del Vangelo. Questi appuntamenti sono così diventati uno stimolo per la comunità a rivedere la giustizia umana sul metro della giustizia di Dio. Soltanto una serena valutazione del funzionamento delle Istituzioni penali, una sincera ricognizione dei fini che la società ha di mira per fronteggiare la criminalità, una ponderazione seria dei mezzi usati per questi scopi, hanno condotto, e potranno ancora condurre, a individuare le correzioni che si rendono necessarie”.
Dobbiamo innanzitutto puntualizzare che quando si parlava di giustizia, il popolo ebreo pensava a una vita vissuta nell’osservanza della Toràh (=La Legge della Vita) che si basava essenzialmente sulle Dieci Parole, i Dieci Comandamenti, più tutte le interpretazioni e aggiunte che nel corso dei secoli le guide del popolo avevano progressivamente formulato. L’Impero Romano permetteva a Israele di vivere secondo la propria Legge, era la sua illuminata politica praticata nelle terre conquistate, con l’eccezione della pena di morte. (I capi del popolo, infatti, saranno costretti a portare Gesù al giudizio di Ponzio Pilato per ottenere la sua condanna a morte). Una delle prime cose che Gesù farà nel suo ministero sarà quello di sfrondare la Legge da tutte le storture e sovrastrutture, frutto delle “tradizioni degli uomini”: (“È stato detto agli antichi, ma Io vi dico!”) per riportare la Legge alla sua configurazione originale, pura espressione della Volontà di Dio (Mt 5,20 ss). (Quanto sarebbe importante che anche oggi i seguaci di Cristo, per il ruolo e il posto che occupano, facessero sentire la loro voce e agissero anche a livello politico per dare il loro specifico contributo: “sfrondare” le leggi umane da tutto quello che è stato aggiunto dalle “tradizioni degli uomini”. Quale migliore e più giusta società nascerebbe se le leggi umane che la governassero fossero sempre più in sintonia con la Legge di Dio! Non sono le tradizioni e le “mode” degli uomini che ci Dico-no la Verità, ma è Gesù Cristo, il Verbo del Padre, che ci dice qual è la Volontà di Dio che ci salva.) Ma questa non è la novità più importante. La missione di Gesù porterà ad una nuova e più sconvolgente rivelazione…La convinzione degli ebrei era che giusto davanti a Dio fosse colui che metteva in pratica la Legge e si separava da coloro che disobbedivano ad essa. In questo modo si era creato un sistema nel quale era facile distinguere i buoni dai cattivi, le persone “per bene” dai “delinquenti”. La cosa non era evidentemente così semplice come sembrava. Paradossalmente i nemici di Gesù, coloro che lo condurranno al patibolo, saranno proprio quelli che più si ritenevano giusti e santi tra il popolo. Il problema era che coloro che credevano di essere buoni, in realtà, osservavano solo la “lettera” della legge mentre ne infrangevano lo spirito. Anche il risultato di coloro che si sforzavano con cuore sincero di praticare la legge era abbastanza insoddisfacente e questo perché, Gesù lo rivelerà, non era ancora stato “effuso” lo Spirito Santo (Lc 11, 37-53; Lc 21,45-47). In altre parole quello che Gesù cercò, e cerca ancora oggi, disperatamente di far capire a tutti, ma specialmente ai Farisei, era l’esistenza di un “generale stato di ingiustizia” (chi è senza peccato scagli la prima pietra) del popolo davanti a Dio. San Paolo nella sua lettera ai Romani esprime così questo concetto: “Infatti in virtù delle opere della legge nessun uomo sarà giustificato davanti a Lui (Dio), perché per mezzo della legge si ha solo la conoscenza del peccato.” (Rom 3, 20) Quindi non solo i Pagani ma anche gli Ebrei erano ingiusti davanti a Dio. In questo senso è l’umanità intera che è colpevole, è “fuorilegge” davanti a Dio! Quando la società civile, nella sua interezza, prenderà coscienza della sua corresponsabilità nella genesi del fenomeno criminale, un grande passo in avanti sarà stato compiuto! Nel rapporto 2007 sul paese Italia dell’Eurispes, la criminalità è considerata dagli Italiani la minaccia più grave: 1 su 5 ha subito un reato nel 2006. Ma io mi chiedo: Cosa pensa Dio del massacro quotidiano di migliaia di bambini per colpa dell’aborto? Come vengono considerati da Dio quei genitori, medici e operatori sanitari che collaborano in questo massacro? E come definirà Dio i pedofili e tutti coloro che si servono dei bambini per la guerra, per il traffico degli organi ecc. E cosa penserà Dio di coloro che pur di alzare l’indice dell’Auditel, permettono che si trasmetta attraverso i media ogni sorta di “programmi-spazzatura”, senza contare il tasso di violenza che si riscontra su qualsiasi fascia oraria, violenza che disorienta e confonde le menti dei ragazzi e dei giovani? E ancora, come saranno chiamati da Dio coloro che, per non rinunciare ai loro profitti, stanno distruggendo il pianeta, preparando sciagure indicibili per le nuove generazioni? L’umanità intera dovrebbe fare un grande esame di coscienza e chiedersi dove sta andando. Non credo di esagerare se affermo che tutta l’umanità davanti a Dio, è “fuori-legge” e bisognosa del Suo perdono, della Sua salvezza e della Sua Giustizia!). Ecco allora la portata universale, direi cosmica, della Buona Notizia, (=Vangelo): “ Lo Spirito del Signore è sopra di me;…e mi ha mandato…per proclamare ai prigionieri la liberazione…e predicare un anno di grazia del Signore” (Lc 4, 18-19). È Dio che rende “giusti”. Per vivere nella “legalità” (nella Legge di Dio), ci vuole una forza che viene da Dio. È sempre l’Apostolo delle genti che descrive in modo mirabile la vera Giustizia: “Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù (Rom 3, 21-26). Così Giustificato per la fede il cristiano può vivere una vita nuova mettendo in pratica non solo la lettera della legge ma vivendo in profondità lo spirito della legge cioè: L’amore! Per comprendere più profondamente l’opera compiuta da Gesù affrontiamo adesso la riflessione sul comportamento del Figlio di Dio verso l’umanità “fuorilegge”, disobbediente, peccatrice. Ci serviremo, in questa riflessione, della metafora “dell’Agnello” che si situa nel “cuore” della rivelazione Ebreo-cristiana.

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