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Gianpaolo Baglioni nel Giorno della memoria

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Gianpaolo Baglioni nel Giorno della memoria

Gennaio 31
23:00 2008

Parla di atrocità conosciute e di cose di cui ancora nulla o poco si sa, elenca i colori dei famigerati triangoli che non erano solo quelli gialli che accompagnavano gli ebrei, ma anche bruno per gli zingari, rosa per gli omosessuali ed altri colori per i disabili e per i non riconosciuti perfetti secondo il canone ariano. “Allora non c’era erba, si mangiava per sopravvivere”. Ed ecco con poche parole formarsi l’immagine di una terra arida, scavata, graffiata, di mani che strappano, di bocche che divorano, di occhi che piangono. “E non si camminava sui sassi, sulla ghiaia, ma sulle ossa frantumate”. Sulle ossa dei fratelli, dei padri, dei figli. Sulle ossa del proprio popolo disperso, riunito per essere massacrato in blocco, cancellato in blocco. “Quando si decide di sterminare il nemico, in una guerra totale, per un dominio totale, si diventa barbari e ancora peggio. Terribili deformazioni di una natura crudele che si sposa con una società falsamente moderna”. Terribile constatazione che quanto va dicendo il portavoce degli ultimi sopravvissuti all’olocausto è applicabile alla stoltezza umana di ogni tempo. E non sempre il sangue versato per il mito della guerra si paga con una reale presa di coscienza. “La memoria è importante per ricordare che se questo è stato può ancora essere. Occorre credere all’uomo, obbedire al codice morale comune a ebrei e cristiani: ama il tuo prossimo. Unica cosa buona e giusta uscita da questa strage.” Un precetto elementare assunto facilmente dalla coscienza, che a quanto sembra non si riesce ad impiegare nel quotidiano per una pacifica convivenza. “Si può vivere anche dopo questa tragedia purché si faccia uno sforzo comune. Importante è avere un ideale”. Domande? Il silenzio dei ragazzi del Volterra – quel Vito Volterra contrario al fascismo che si era trasformato in regime, tra i firmatari del Manifesto Croce degli intellettuali antifascisti – non si sa come interpretarlo, ma non è certo indifferenza. Forse diffidenza. Forse reticenza, che si scioglie a fatica e poi si strugge come ghiaccio in un dibattito accalorato. Piovono le domande e si tirano in ballo i libri di storia e ciò che riportano su determinati eventi umani, date e nomi e fatti, Mussolini e Hitler, il Patto d’acciaio, e come Mussolini aveva colonizzato gli etiopi così Hitler parte alla colonizzazione dei popoli europei, ed ecco che la storia sempre si riaccartoccia su se stessa, incapace di uscire dalla spirale degli errori che non insegnano nulla ma che anzi sembrano eccitare gli animi a fare sempre peggio, con protervia e boriosa arroganza, prendendo a modello i maestri della più folle ferocia. L’antisemitismo un pericolo sempre in agguato, il razzismo presente in ogni individuo sebbene in forma camuffata, occultata, il germe dell’intolleranza inestirpabile e sempre in via di sviluppo, i ghetti mai del tutto rasi al suolo in funzione per le minoranze e gli esclusi. Un quadro che sembrerebbe senza spiragli, senza via d’uscita, se non fosse che La storia siamo noi, come ricorda uno striscione con la canzone di De Gregori. Noi, il genere umano senza distinzioni di sorta, senza privilegi e condanne aprioristiche, da sempre in cammino verso l’uomo che rispetti l’uomo, nella somiglianza e nella diversità. “Questa giornata vuol ricordare che è sbagliato dire loro e noi, ebrei e cattolici, uomo e donna, sano e malato. Occorre ricomporre un quadro diverso per poter guardare al futuro, cercare di costruire un mondo”, e con queste parole rivolte alle nuove generazioni Gianpaolo Baglioni si accomiata. Prosegue il Giorno della Memoria con la proiezione del filmato Moni Ovadia – La memoria per costruire il futuro, nel pomeriggio la proiezione del film di Ettore Scola Concorrenza Sleale e a seguire l’intervista a Alexian Santino Spinelli sulla persecuzione del popolo rom e sinti. L’iniziativa promossa dal presidente del Consiglio comunale Vitaliano Giglio, sostenuta dal Sindaco Walter Perandini, dall’Assessore alla Cultura Mauro Testa e dalla Biblioteca comunale, si è avvalsa della collaborazione di Antonio Silvi e Stefania Ippoliti.

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