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Gioco e protesta nell’era dei social network

Gioco e protesta nell’era dei social network
Luglio 12
08:52 2010

La flash mob (dall’inglese flash – breve esperienza e mob – moltitudine) è una delle molte forme di espressione e comunicazione postmoderna originate dall’interazione fra nuovi media, il network globale e le comunità virtuali e si configura come una performance partecipativa collettiva e semi-organizzata di breve durata, al massimo 15 minuti. Un ampio gruppo di persone, convocate attraverso i canali della Rete, si riunisce in uno spazio pubblico per realizzare un’azione di gruppo totalmente imprevista e insolita, un gioco che possa interrompere il flusso ordinario e standardizzato della quotidianità riempiendo per qualche istante il luogo prescelto con un contenuto inedito e fuori dal comune. Il fenomeno, nato una decina di anni fa, ha acquisito un’enorme popolarità in seguito alla scomparsa dell’idolo Michael Jackson, omaggiato con performance lampo da migliaia di fan in tutto il mondo. Importante anche il caso di due videoclip che, prodotti molto prima della diffusione di tendenza del fenomeno così come la stiamo vivendo oggi, rappresentano due indiscutibili anticipazioni. Nel 1987 gli U2 si introducono assieme ad una troupe nel Frontier, albergo in disuso tra la Fifth e la Main Street di Los Angeles, per girare nelle prime ore del mattino il video di Where the streets have no name: un concerto sul tetto dell’edificio che lascia i passanti senza fiato attirando una moltitudine di spettatori tale da rendere indispensabile l’intervento delle forze dell’ordine per ristabilire la tranquillità. Del 1999 è invece Praise you di Fatboy Slim: il regista filma in stile ‘’amatoriale’’ il balletto improvvisato dalla Torrance Community Dance Group nel piazzale di una multisala cinematografica e, in fase di montaggio, è attento a non tagliare il momento dell’intervento del responsabile della sicurezza che, bruscamente, spegne lo stereo portatile ed interrompe l’esibizione, subito ripresa grazie alle vivaci proteste dei clienti in fila al botteghino. Molte mobilitazioni di massa vanno oltre il gioco ponendosi come strumento di protesta ed opposizione: sono le smart mobs (in italiano, moltitudini intelligenti), che devono il loro nome ad Howard Rheingold, sociologo e critico letterario statunitense specializzato nell’analisi delle implicazioni culturali, sociali e politiche dei nuovi media, che nel suo saggio Smart Mobs: The Next Social Revolution estende il senso di questa abbreviazione – una volta utilizzata per descrivere telefoni cellulari ed apparecchi in grado di connettersi senza fili – al fine di sottolineare l’importanza sociale dell’utilizzo di massa di queste tecnologie. Spesso queste rapide manifestazioni assolvono al ruolo di sensibilizzare l’opinione pubblica su alcuni temi sociali attuali molto importanti. Tutto ciò senza dimenticare che la flash mob privilegia, però, l’aspetto ludico e, priva di interesse commerciale, si configura come un’azione apolitica realizzata con l’unico obiettivo di creare stupore ed incoraggiare la libertà di espressione dei partecipanti sottoforma di gioco collettivo che vuole infrangere i tabù e le convenzioni sociali.

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