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GIORGIO GRASSI, UN GRANDE AMORE DURATO TUTTA LA VITA…

GIORGIO GRASSI, UN GRANDE AMORE DURATO TUTTA LA VITA…
Giugno 11
18:22 2020

 Qualche anno fa conobbi il dott. Giorgio Grassi, una persona mite, sorridente, con un modo di porsi cordiale e discreto. Non passò molto tempo e insieme a lui e Giovanna Pagani presidente onoraria della Wilpf, ebbi modo di presentare un progetto scolastico, dedicato alla Pace: un lavoro interessante, durato due anni, durante i quali i bambini ebbero modo di lavorare sulla Costituzione, sulla Pace e sull’Ambiente. Giorgio più volte offrì la sua competenza di esperto in castanicoltura e in agronomia, con lezioni in classe, durante le quali il castagno e le altre specie arboree venivano conosciute in modo divertente e coinvolgente dai piccoli allievi.

La prima volta che entrò in classe, volle presentarsi: raccontò che da bambino, camminando in un parco con la mamma e la zia era rimasto colpito dalla maestosità e la bellezza di un castagno, in piena fioritura, con le sue infiorescenze gialle, le lucide foglie verde smeraldo dal bordo seghettato…

Volle abbracciarlo e parve innamorarsi di questo essere vivente muto, ma vivo e coinvolgente con la sua ombra, i rami mossi dal vento, le foglie vibranti all’aria del pomeriggio di tarda primavera.

Mi sono innamorato, disse… e da allora la sua vita fu dedicata a quest’amore: divenne da agronomo e, dopo un’iniziale gavetta e un lavoro ch’era per lui grande passione, vincendo numerosi concorsi, specializzandosi in castanicoltura divenne direttore del Centro Sperimentale di Frutticultura di Caserta. Esperto relatore e conoscitore del castagno organizzò e partecipò a numerosi convegni, offrendo in tanti anni e in tante occasioni la propria competenza e conoscenza.

Stabilitosi a Rocca di Papa, nell’ambito dell’Alveare, l’Associazione ecologica fondata da Claudio Botti, contribuì al progetto che negli anni Ottanta aveva come obiettivo la conversione dei nostri castagni da legno in piante da frutto. Era il terribile periodo del Cinipede del castagno, e fu lui a proporre la cura biologica, già sperimentata in altre regioni d’Italia, del lancio del Torymus, salvando i nostri boschi.

Giorgio era un amico, spesso veniva a trovarci, si conversava piacevolmente, era aperto a ogni discorso, competente e serio, preparato. Fu lui che donò alla scuola di Colle delle Fate, ora Giardino degli Ulivi, un albero di loto, come simbolo della pace, una pianta sopravvissuta alla violenza della bomba atomica nel secondo conflitto mondiale.

Venne messo a dimora durante una cerimonia alla quale presero parte le autorità scolastiche e cittadine, alla presenza di tutti i genitori, degli insegnanti e di tutti i bambini. Giorgio aveva preparato un piccolo sostegno in legno con una targa nella quale si ricordava questo evento importante. Lui schivo e modesto, rimase dietro le quinte. E in estate, quando la scuola era chiusa,  silenziosamente si attivava con delle taniche e innaffiava regolarmente il piccolo cachi. Ora quel loto è cresciuto e ogni anno regala ombra, fiori e frutti aranciati tondeggianti che spiccano in quel giardino quando i bambini giocano tra l’erba: quando si tornerà – speriamo presto – passata l’emergenza Corona virus, ciascuno guardandolo dovrà ricordare Giorgio, il suo sorriso, la sua disponibile gentilezza, il grande cuore… lo stesso che batteva nel petto di quell’uomo che si era innamorato di un albero fiorito…

 

 

 

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