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Grande marcia in difesa di Tusculum

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Grande marcia in difesa di Tusculum

Giugno 01
00:00 2007

È il trionfo dell’ignoranza sulla cultura! Non si spiegherebbero altrimenti i pareri espressamente favorevoli (ovvero interpretati favorevolmente per silenzio-assenso) da parte della Regione, della Provincia, del Comune e dell’Ente Parco. Alla fine della marcia per le strade del centro storico di Grottaferrata hanno preso la parola prima i rappresentanti delle associazioni, poi diverse autorità locali. Tutti hanno manifestato sconcerto per essere stati messi di fronte al fatto compiuto e per la mancanza di trasparenza nella procedura amministrativa che non ha permesso di conoscere preventivamente le autorizzazioni a costruire, nell’area del Parco, rilasciate dagli enti locali preposti. Un insopportabile scarica-barile delle competenze, da parte del potere politico, inizia quando il Comune di Grottaferrata, alla maniera di Ponzio Pilato, con delibera di Giunta del 14 marzo 2006, stabiliva che “ai sensi di legge, l’approvazione dei P.U.A. e la stipula delle convenzioni rientrano nelle competenze del responsabile del servizio urbanistico”. E sulla questione evitava di entrare nel merito degli atti prodotti. Lo scarica-barile continua, poi, con una circolare esplicativa della Regione Lazio (prodotta su richiesta del Comune di Grottaferrata) che si limitava ad “auspicare la competenza politica in tema di P.U.A.”, che equivale ad auspicare che le decisioni sulla materia vengano prese dai Consigli Comunali.
Il sindaco Ghelfi ha improntato una difesa del provvedimento comunale di autorizzazione sostenendo che “la Politica è stata espropriata delle sue competenze sul territorio”, in quanto la materia dei P.U.A. è gestita dall’Ufficio Urbanistica, e, pertanto, ha invocato adeguate modifiche normative. Ma per l’assessore regionale all’Ambiente, Filiberto Zaratti, invece, è giusto che “l’iter amministrativo sia in mano al dirigente comunale dell’area tecnica, il quale deve essere il primo a verificare tutte le varie situazioni di vincolo, oltre che a valutare che le autorizzazioni abbiano validità”, fatti salvi naturalmente i doveri del sindaco e del Consiglio comunale a controllare che vengano fatti valere gli indirizzi di salvaguardia. L’assessore regionale si è chiesto, infatti, come mai per Tusculum gli indirizzi di salvaguardia non sono stati rispettati, né dall’Ufficio Urbanistica del Comune, né tanto meno sono stati fatti rispettare dal sindaco Ghelfi, che ha il doveroso controllo degli atti amministrativi. E dello stesso parere è stato pure il consigliere provinciale e sindaco di Frascati, Franco Posa, il quale ha sostenuto che “i dirigenti non devono essere corpi separati dai Consigli comunali, altrimenti troppe marce saremmo costretti a fare in difesa di Tuscolo e di altre aree protette!”. Insomma, al contrario di quanto affermato dal sindaco Ghelfi, i Comuni non sarebbero stati espropriati delle loro competenze sul territorio, in quanto le norme varate dal precedente governo hanno, invece, esautorato le Soprintendenze Archeologiche e dato più poteri ai Comuni. “È per questo motivo – ha detto l’assessore Zaratti – che la normativa regionale deve essere cambiata quanto prima, nel momento in cui è reale e concreto il rischio che si continui ad utilizzare l’escamotage del P.U.A. (Piano di Utilizzazione Aziendale) per costruire su tutto ed a dispetto di tutti”.
Neanche i consiglieri comunali d’opposizione si sono trovati in sintonia con Ghelfi, perché – ha detto Giuseppa Elmo – “da subito ci siamo attivati, chiedendo al sindaco di indire un Consiglio comunale per invocare il ritiro in autotutela del provvedimento emesso dall’Ufficio Urbanistica del Comune”. E sul comportamento dell’Amministrazione comunale di Grottaferrata avevano già espresso “stupore”, in una loro nota congiunta al sindaco, anche una cinquantina di associazioni ambientaliste e culturali dei Castelli Romani. Ora i lavori sono stati momentaneamente sospesi, grazie ad una esplicita richiesta dell’Ente Parco alla ditta di costruzione, richiesta che è stata accettata ufficialmente con lettera (a firma del direttori dei lavori) del 2 maggio scorso indirizzata al Parco. Insomma, per il presidente dell’Ente Parco regionale dei Castelli Romani, Peduto, per costruire ci voleva uno specifico nulla-osta ambientale dell’Ente Parco. Pertanto, non poteva essere fatto valere l’istituto del silenzio-assenso, come di fatto è avvenuto, sia da parte della ditta costruttrice che da parte del Comune. “Quel permesso di costruire è illegittimo. – ha detto Peduto – E per il futuro io raccomando di fare la variante di salvaguardia che preservi il Tuscolo dalle edificazioni, cancellando i metri cubi da costruire”. E il parere favorevole della Regione? Chiarisce l’assessore regionale Zaratti che nella procedura seguita si ravvisa illegittimità, se non addirittura falsità. “…esiste una norma specifica che dice che le deroghe ai vincoli paesaggistici da parte della Regione possono essere rilasciate solo tramite il nulla-osta dell’Ente Parco. Siccome il nulla-osta del Parco non c’è, la deroga della Regione non ha efficacia”. Una puntualizzazione, questa di Zaratti, utile ai tanti Comuni dei Castelli Romani che si trovano a dibattere su situazioni simili a questa. “Su mia richiesta – ha continuato l’assessore regionale – saranno verificati dal Servizio Ispettivo della Regione i vari passaggi che hanno portato al rilascio della concessione, dietro la quale c’è un falso: in quanto non si può pensare di progettare una struttura a servizio del fondo agricolo con le caratteristiche di una villa o di un agriturismo: cioè con camere da letto e cucine! Ma come si può autorizzare l’agriturismo su un terreno così fragile! E questo tecnico comunale come fa a presentare alla Regione un P.U.A., con determinate dichiarazioni, e subito dopo presentare progetti e grafici che non corrispondono a quanto dichiarato nel P.U.A.?”. Per quanto riguarda, infine, la mancanza di trasparenza che ha permesso di far trovare di fronte al fatto compiuto associazioni, cittadini e perfino i loro rappresentanti alla Regione, Provincia, Ente Parco e XI Comunità Montana, basta considerare quanto raccontato dall’assessore all’Ambiente e Cultura della Provincia, Sergio Urilli. Il medesimo la mattina del sabato dopo Pasqua nel fare una passeggiata al Tuscolo si è trovato ad assistere ai lavori di sbancamento. Accortosi che i lavori in corso non erano riportati in alcun cartello ha chiamato la Polizia provinciale. Due ore dopo sul posto c’erano, non solo alcune unità di polizia provinciale, ma anche i Carabinieri, chiamati nel frattempo dalla ditta che si era trovata di fronte ad una bomba risalente alla seconda guerra mondiale. Urilli ha subito avvisato l’assessore regionale Zaratti e l’assessore Mascherucci dell’Ente Parco, il quale a sua volta ha mandato i Guardia Parco. Poi ha fatto seguito la pronta mobilitazione delle associazioni Italia Nostra, Archeoclub Tuscolano, CO.T.A.G., C.I.A.S.C.O., che con il passare dei giorni sono state affiancate da altre decine di associazioni. Per tutte, i Palazzi del potere, invece di tutelare il territorio, stanno dimostrando di anelare alla sua devastazione, in quanto è fonte di profitti (più o meno leciti). Lo stratagemma utilizzato dalla Politica si esplicherebbe nella creazione di norme di ambigua interpretazione, il cui risultato finale è quello di permettere ai costruttori di fare il bello e il cattivo tempo a loro piacimento. Ed è stato grazie alla capacità di risposta organizzata e corale delle associazioni culturali e ambientaliste se le autorità hanno partecipato alla marcia dei cittadini. Inoltre, grazie alla spinta popolare, il giorno 22 maggio il Consiglio comunale di Grottaferrata ha votato all’unanimità la nomina di una commissione d’inchiesta sulla procedura di gestione dei Piani di Utilizzazione Aziendale. Dei sette P.U.A. presentati, tre sono stati già approvati, uno è stato respinto e gli altri tre sono all’esame degli organi tecnici dell’Amministrazione comunale. Sempre all’unanimità il Consiglio ha votato la richiesta ai medesimi organi tecnici comunali di sospendere le autorizzazioni in itinere. E mentre tutta la vicenda della costruzione a Tusculum sta per passare al vaglio della Procura di Velletri, dell’Avvocatura della Regione e del Consiglio di Stato, il cittadino qualunque pensa che, se l’autorizzazione regionale è impropria, quella della Provincia è inficiata da incompetenza e quella del Comune presupponeva il nulla osta ambientale dell’Ente Parco, in buona sostanza non c’è stata autorizzazione alcuna. E si chiede se è davvero l’astuzia oggi a dominare.

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