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Grazie Camilleri!

Grazie Camilleri!
luglio 17
20:11 2019

(Serena Grizi) Se n’è andato oggi Andrea Calogero Camilleri (Porto Empedocle, 6 settembre 1925 – Roma, 17 luglio 2019) che ancora tremano le dita mentre scrivono… Se n’è andato di luglio, quando l’estate è nel pieno e i profumi della frutta matura e del mare, delle mandorle amare, arrivano alle narici stuzzicando la voglia di smettere di fare ogni cosa. Se avesse avuto scelta non gli sarebbe piaciuto andare via di luglio perché con tutta probabilità non gli sarebbe piaciuto proprio andarsene, e chi vorrebbe? Ma lui meno di altri, per innata curiosità: vedere cosa veniva dopo, godere delle cose semplici, sperimentare l’universo da novello Tiresia dopo aver compreso che, nonostante la cecità, avrebbe potuto scrivere lo stesso aiutato dalla vista di altri e che le immagini della mente, quelle, non le poteva oscurare nessuno, anzi…. Uomo vitale Camilleri eppure, lo ha sempre raccontato lui stesso, inquieto quando non annoiato, tanto che da ragazzo, come in un gioco crudele, finge il proprio funerale, per movimentare forse le lunghe giornate piene solo di fantasie che allora dovevano sembrargli irrealizzabili; o preso dalla bottiglia, qualche volta, in età adulta, per chissà quale senso di finito, o ancora di noia, difficile da combattere, figuriamoci da estinguere.

Uomo colto, dalle mille curiosità capace di mettere giù in una manciata di lustri un catalogo di opere tra le più diverse, nate da un fatto storico o di cronaca, per affezione, come quelle che reiterano Montalbano e tutto il suo commissariato; per vezzo ironico, ci scommettiamo, quando un fatterello l’avrà fatto sorridere e pensare a lungo tanto da volerci costruire una storia attorno. Fra i libri più amati scelgo La concessione del telefono (quanto ridere a questa prima lettura senza ancora conoscere quasi nulla dell’autore); Il re di Girgenti, Le pecore e il pastore, e la trilogia di cui fanno parte Maruzza Musumeci, Il sonaglio, Il casellante, tra esseri antropomorfi, miti e favole. Fra i gialli, protagonista il commissario Montalbano: Il cane di terracotta, La luna di carta, l’odore della notte, Il giro di boa. Un lama di luce (2012), quando in una perfezione raggiungibile solo da uno scrittore grande, Camilleri chiude il cerchio d’una parte dell’esistenza di Montalbano con la tragica morte dell’amato figlioccio François, presentita in un sogno (e come altrimenti?), il piccolo ‘nato’ ne Il ladro di merendine (1996).

Uno scrittore grande prima che un grande scrittore, perché nella prima formulazione sembra che l’aggettivo riverberi nella produzione romanzesca portandosi dietro tutto quel carico di forza, di idealità legata alla giustizia, all’eguaglianza, alla pace, alla dignità dì ogni uomo e d’ogni donna, la sua penna sempre attenta agli ultimi, alle persone sole, a personaggi divenuti anche duri a causa della sofferenza. Lui che sembrava saperne solo di cose positive a sentire tutti gli aneddoti che aveva in serbo riguardo a incontri eccezionali, coincidenze fortunate, personaggi noti, capace invece, crediamo, di voltare in positivo ogni strale della sfortuna come può fare un uomo divenuto ottimista dopo aver saggiato la radice della sofferenza, (anche ad una conferenza presso l’Università di Tor Vergata in cui lo vidi tanti anni fa, teneva la testa tra le mani mentre parlava la relatrice che ne introduceva la figura, quasi stanco, quasi troppo assorto e lontano, ma poi al momento giusto partecipe, sorridente). Vengono in mente mille cose e mille se ne ascolteranno in questi giorni, perché lungo è il commiato quando non si vuole lasciar andare qualcuno che è entrato nelle nostre esistenze restandoci con tanta ironia, buon senso, fantasia, umanità…

Grazie Andrea Camilleri per essere stato con noi! Com’è difficile dirlo oggi, come potrà essere più sereno l’addio domani, in compagnia delle parole e delle storie che ci hai lasciato, che non ci lasceranno…. – immagine web

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