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Grottaferrata, Consiglio comunale del 5 giugno: “facite ammuina”!

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Grottaferrata, Consiglio comunale del 5 giugno: “facite ammuina”!

Giugno 06
18:34 2020

Correva l’anno 1841. Un decreto della Real Marina napoletana avrebbe fatto nascere l’espressione “facite ammuina” (fate chiasso). Il condizionale è d’obbligo, visto che si tratterebbe di un falso storico, probabilmente frutto di uno scherzo tra cadetti del Collegio Militare di Pizzofalcone (oggi Accademia Militare della Nunziatella). Tuttavia, il falso decreto continua a generare interesse, specie tra i turisti, che se lo ritrovano tra i souvenir in vendita per tutta Napoli.

Purtroppo, non si può dire la stessa cosa sui lavori del Consiglio comunale di Grottaferrata del 5 giugno scorso, in particolare sul quinto punto all’ordine del giorno (“Revisione Commissioni consiliari permanenti”).

Infatti, sulla scia del falso decreto (“…tutti chilli che stanno a prora vann’a poppa e chilli che stann’a poppa vann’a prora; chilli che stann’a dritta vann’a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta; tutti chilli che stanno abbascio vann ‘ncoppa e chilli che stanno ‘ncoppa vann’abbascio, passann’ tutti p’ò stesso pertuso; chi nun tien nient’a ffa, s’ aremeni a ‘cca e a ‘lla…”), nell’Aula di Palazzo Consoli è andata in onda una pantomima senza precedenti, peraltro con possibili vizi di legittimità sulle procedure attuate.

La sceneggiata era iniziata lo scorso febbraio, allorquando la Consigliera dell’indomita “Città al Governo”, pluricandidata a Sindaco, aveva rassegnato le dimissioni da membro della VI Commissione (Cultura-Sport-Turismo, ecc.), seguita “a ruota” da due Consiglieri di maggioranza, componenti della stessa Commissione. Nel mese di maggio, passata (si spera) la fase più cruenta dell’emergenza sanitaria pandemica (che, evidentemente, aveva “congelato” il “copione” della messa in scena), il secondo atto del “teatrino”: dimissioni della Consigliera PD e del Consigliere grillino da membri, di minoranza, della I Commissione (Finanze-Tributi-Patrimonio, ecc.), anch’essi seguiti “a ruota” da altri due Consiglieri, di maggioranza, sempre membri della I Commissione.

Per comprensione di chi legge, giova ricordare che le Commissioni consiliari permanenti sono 6 in totale, tutte composte da 5 Consiglieri, di cui 3 per la maggioranza e 2 per la minoranza.

La necessità di “revisionare” tutte e 6 le Commissioni, come scritto anche in premessa alla Delibera consiliare, sarebbe derivata dalle suddette dimissioni, oltre che dal recente ingresso in maggioranza del Consigliere della Lista “Un’Alleanza Cittadina per Grottaferrata”, nonché dal contestuale passaggio in minoranza della Consigliera eletta nella Lista “Luciano Andreotti Sindaco”, poi confluita nel Gruppo “Nuovi Orizzonti per Grottaferrata“.

Il tutto potrebbe apparire come normale routine, ma cosi non é.

“Stranamente”, le dimissioni hanno interessato soltanto 2 delle 6 Commissioni (I e VI, come accennato), tra l’altro con due Consiglieri rimasti in carica (su 10 in totale) in quanto non dimessisi (il Consigliere de “Il Faro”, Presidente della I Commissione, ed il Consigliere di Italia Viva, Vice Presidente della VI Commissione).

“Stranamente” in quelle due Commissioni sedevano i due Consiglieri “reprobi”, sottrattisi dal firmare l’atto di sottomissione incondizionata imposto dal Sindaco ai Consiglieri di maggioranza nei mesi scorsi. Quegli stessi Consiglieri “ribelli” rispetto al pensiero unico dominante ed all’omertà dilagante, che hanno osato presentare interrogazioni e mozioni, come noto sgradite (e non poco) all’”uomo solo al comando”.

In pratica, “il decisore unico” ha preteso (e facilmente ottenuto, come sempre, dal manipolo di imbelli che lo assecondano), l’azzeramento di tutte e 6 le Commissioni in tal modo facendo fuori (politicamente, s’intende) i 2 Consiglieri colpevoli di lesa maestà.

Una mossa inqualificabile oltre che di dubbia legittimità visto che, come emerso dal dibattito in Aula, l’istituto da applicare avrebbe dovuto essere, correttamente, quello della surroga, cioè la mera sostituzione dei Consiglieri dimissionari. Cosa diversa sarebbe stato in presenza delle dimissioni di tutti e 30 i Consiglieri membri delle 6 Commissioni, in tal caso dovendo procedere alla nomina ex novo dei componenti le Commissioni consiliari permanenti.

L’ammuina perpetrata nell’Aula di Palazzo Consoli, deriva dal fatto che i Consiglieri designati quali “nuovi” membri delle 6 Commissioni sono, sostanzialmente, gli stessi di prima, salvo qualche “ritocco” sapientemente orchestrato per soddisfare le “diverse esigenze” della neo-maggioranza.

Ma anche i Consiglieri membri di minoranza designati nelle Commissioni sono quasi tutti quelli di prima. Ed è questa la vera e più grave ammuina, nonostante il farisaico tentativo della minoranza teso ad accusare l’impalbabile maggioranza su alcune situazioni poco chiare (alcune?…), tentativo culminato nel tragicomico voto finale con un mix di astensioni-voti contrari sulle nomine da loro stessi indicate (comunque approvate col voto della maggioranza…).

Spieghino ai Cittadini, i Consiglieri del PD, del M5S e de La Città al Governo, dimessisi dalle Commissioni I e VI, i reali motivi di tale scelta che, di fatto, ha consentito al Sindaco ed alla maggioranza di poter giustificare l’azzeramento di tutte le Commissioni, spianando la strada all’epurazione (sempre politica, si sottolinea) dei due Consiglieri non allineati, seppure tra legittime perplessità rispetto alla procedura attuata.

Patetico il tentativo della maggioranza di aggrapparsi al parere del Segretario Generale, più volte chiamato in causa per avere conforto sulle scelte operate. Il tutto in un clima surreale e di sostanziale “autogestione”, con alcuni Consiglieri che prendevano la parola togliendola agli altri o sovrapponendosi agli altrui interventi, determinando una scarsa udibilità peraltro già compromessa dal pessimo servizio dello streaming.

L’accaduto conferma, ove ve ne fosse ancora bisogno, in che situazione versa lo scenario politico-amministrativo di Grottaferrata. Un quadro pressoché desolante, a cui si aggiunge la sostanziale assenza di voci “fuori dal coro”, specie oltre le mura di Palazzo Consoli, dove paradossalmente l’ammuina è ancora peggiore.

 

                                                                                                           

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