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I Lumi, la Ragione e i conflitti attuali

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I Lumi, la Ragione e i conflitti attuali

I Lumi, la Ragione e i conflitti attuali
Febbraio 19
23:00 2015

14-Blitz-al-kosherSiamo abituati a pensare, almeno in Occidente, che la storia abbia subìto una svolta con l’Illuminismo e la successiva Rivoluzione Francese. Anzi qualche teorico di questo movimento filosofico parla di ‘inizio’ della storia, relegando il resto a ‘pre-istoria’. Naturalmente è un’esagerazione irrazionale e quindi contraddittoria per una dottrina che pone a suo fondamento l’uso corretto della ragione.

Tuttavia non si può negare che i riflessi culturali, scientifici e politici furono rivoluzionari, appunto, per l’umanità, come del resto accadde in seguito, per l’aspetto economico-sociale, con la rivoluzione russa del 1917 che ‘applicò’ il marxismo.

Le idee e la loro realizzazione
Le elaborazioni filosofiche o scientifiche in senso lato sono in genere perfette e in teoria produttive di benefici. Allo stesso modo i principi di praticamente tutte le religioni tendono al bene e alla crescita spirituale dell’uomo. Nello scontro con la realtà, che è composta da elementi e forze varie e divergenti, l’applicazione pratica di teorie e precetti subisce mutamenti e declinazioni che alle volte portano a risultati in contrasto con le buone intenzioni, anche se la civiltà è in continuo sviluppo e può ben sopportare o giovarsi di battute d’arresto e addirittura di elettroshock più o meno inattesi.
Illuminismo, positivismo, materialismo e cristianesimo sono, ognuno a suo modo, rivoluzioni. Movimenti di pensiero e religioni in alcuni punti concordano: la luce del sapere, la bontà intrinseca della natura, la difesa dei deboli e la solidarietà verso il prossimo. Ma nella lunga strada per la realizzazione delle proprie istanze sono avvenuti scontri sanguinosi. Il termine crociata ha derivato il suo significato negativo dalle guerre di religione che, tra il 1100 e il 1300 circa, intendevano liberare con la violenza la Terra Santa dove Gesù aveva predicato la ‘non violenza’. La rivoluzione francese ha partorito la triade ‘libertà, uguaglianza, fraternità’ con il Terrore. La ‘dittatura del proletariato’ comportò il terrore dei gulag e del massacro degli oppositori. Terrore e stragi anche per la ‘dottrina’ nazista della purezza. Giunge ultimo sulla scena, ma è quello che ci preoccupa molto attualmente, il terrorismo islamico, una sorta di nemesi storica anomala perché ‘motivato’ anch’esso da una guerra santa, questa volta contro gli ‘infedeli’ non mussulmani.

15-manifestazione-di-ParigiLe stragi di Parigi
Il terrorismo islamico è diffuso e ha colpito con azioni cruente in tutto il mondo. Centinaia, migliaia di morti in tutti i continenti fino ai recenti eccidi in Nigeria a opera dell’organizzazione Boko Haram, che letteralmente significa «l’istruzione occidentale è peccato». Se ne ha notizia e se ne discute in ogni occasione con accenti di condanna e allarme, che spesso rimangono senza effetto. Invece gli attentati di Parigi alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo e al supermercato kosher hanno provocato reazioni e manifestazioni a livello mondiale. Ciò discende da due ragioni: dall’elevato valore simbolico degli obiettivi, e purtroppo dall’applicazione della triste regola dei ‘due pesi e due misure’, per cui esistono vittime di serie diverse.
L’Occidente si è sentito colpito al cuore in uno dei suoi valori fondamentali: la libertà, nei due aspetti di libertà di espressione e di libertà di religione. Colpito per di più nel luogo stesso dove la libertà è nata dal sangue, quello della rivoluzione di Francia. Charlie Hebdo è un settimanale satirico francese, peraltro non molto amato proprio per l’eccessiva spregiudicatezza, che nelle sue vignette mette alla berlina personaggi, poteri e religioni senza riguardi e limiti; anzi elegge a religione la sua libertà assoluta di espressione. Nella patria dell’Illuminismo può permettersi immagini feroci che in molti altri Paesi occidentali potrebbero essere sanzionate come oltraggiose. È stato scelto come obiettivo dai terroristi, cittadini francesi di fede islamica, e buona parte della redazione è stata massacrata in nome della religione e del Profeta da vendicare.

Alcune riflessioni non allineate
Dopo lo sgomento iniziale e la condanna istintiva della violenza, si sono formati i due partiti: quello del ‘se la sono cercata’ e quello del ‘la libertà è tale se è assoluta, quindi senza limiti’. Hanno ragione e torto entrambi.
La creazione intellettuale artistica è per sua natura provocatoria e mette in conto il rischio di una sanzione che può assumere forme di varia intensità: dalla semplice disapprovazione alla condanna penale. Ciò che non è consentito, anche in presenza di offese gravi, è il ricorso alla ‘giustizia sommaria’. Per altro verso la libertà è da considerarsi un bene primario: ma sembra elementare affermare che incontra dei limiti, non fosse altro quello della libertà degli altri, in un difficile gioco di equilibri. Altrimenti la libertà absoluta da ogni limite sarebbe totalizzante, e quindi dispotica e illiberale.
Alla libertà-diritto di vivere la propria religione senza offese non può corrispondere la libertà-arbitrio di perseguitare o uccidere chi professa una diversa religione e che dunque deve godere di pari libertà. Mancano, tra tutte le considerazioni che si sono succedute, due punti essenziali: la libertà-dovere del dubbio e il limite dell’identità e del valore-persona. I due punti si toccano. È salutare e fondamentale per tutti l’esercizio costante del dubbio di non essere sempre dalla parte della ragione. Infatti ogni persona ha lo stesso valore proprio e solo per il suo essere umano, a prescindere da qualsiasi connotazione di colore, credo politico o religioso. L’errore dei fondamentalismi-razzismi, a volte apertamente dichiarati e rivendicati, a volte solo serpeggianti sotto una patina di ipocrisia, è quello di dividere il mondo in migliori o peggiori in nome del possesso di una presunta verità.
Purtroppo – Pirandello insegna – c’è un numero indefinito di verità, secondo mente o spirito dell’uomo. Bisogna che tutte convivano: nel segno del dubbio e di una applicazione responsabile di libertà, uguaglianza e fratellanza. La triade rivoluzionaria lasciata ‘libera’ da limiti rischia di diventare una nave che veleggia eternamente in mare aperto senza trovare mai il porto della pace. Forse ci fu un errore di fondo nel proclama di quella rivoluzione: voler propugnare una ‘trinità’ laica, considerandone la pace un effetto automatico. Invece un più ‘terrestre’ enunciato di quattro elementi (libertà, uguaglianza, fraternità, pace) avrebbe potuto indirizzare verso un mondo dell’equilibrio e non in quello dell’eccesso, testimoniato proprio dai fatti ricordati.

Manifestazioni e interventi futuri
La manifestazione ‘oceanica’ della domenica successiva alle stragi, con cinquanta Capi di Stato da tutto il mondo (ma con l’assenza rilevante dei due più ‘forti’), ha avuto un forte impatto emotivo e ha dato il segnale di un risveglio delle coscienze, principalmente contro la violenza, ma anche di un’ulteriore presa d’atto dei problemi in campo. C’è però il rischio che passi una linea riduttiva tale da confinarla a ‘passerella’ in favore di un ‘narcisismo della libertà’. Perché questo non avvenga occorre che all’imponente marcia e alle tante apprezzabili parole seguano fatti concreti, aperture di tavoli di trattative non a fini dilatori o di rappresentanza, ma animati da seria intenzione di trovare soluzioni. Soluzioni in primo luogo politiche, che riconoscano spazi pacifici per tutti con reciproci sacrifici, e poi di altra natura, immediate e di più lungo termine.
Occorre uno sforzo eccezionale che parta da immediate azioni di polizia e vada a sfiorare l’utopia. Innanzi tutto bisogna rifiutare l’approccio della ‘guerra all’Islam’ o dell’Islam. Stefano Rodotà in un suo scritto cita Thomas Benton Smith, che diceva che «i mali della democrazia si curano con più democrazia». Allo stesso modo si può pensare che i difetti dell’integrazione si curano con più integrazione; un modo, pur rimanendo vigili, di togliere l’acqua ai pesci del terrorismo rendendo partecipi tutti, ognuno con pari dignità, di un progetto di mondo vivibile e controllato. Come è stato sottolineato occorre che l’Onu riformuli la sua struttura, mettendosi al passo con i tempi e dotandosi di una ‘polizia federale’ le cui modalità di intervento siano già previste nell’atto statutario, senza il ‘balletto’ dei veti e dei diversi pesi degli Stati membri. Utopia forse, ma su di essa si deve lavorare per vestirla di realtà. L’unica cosa da non fare è stare fermi, come risponde alle sue stesse domande provocatorie il musicista Rachid Taha: «Ora che faremo? Guarderemo la tv aspettando che il tempo passi? Penseremo ad altro fino a che non penseremo a nulla?»
No, il lavoro non può mai finire. Vietato arrendersi alle frasi fatte, ai compartimenti stagno, alla retorica insanguinata o insanguinante.

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