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I Sindaci, i Cittadini, Oggi

Febbraio 09
16:15 2012

Se, a situazione filante, il loro spendere e spandere non interpella più di tanto gli amministrati, con questi chiari di luna dovranno stare in campana. Se è nel dolor che si vede un amico, se è nella tempesta che s’apprezza un buon navigatore, è a casse vuote che si nota un buon amministratore. Che non dissipa il poco di cui dispone. Lo impiega con giudizio. Per garantire i servizi, per migliorare la struttura. Buon amministratore che adeguandosi si mette a tagliare, in fretta, con l’accetta. Il clientelismo, la speculazione, l’inefficienza, il malaffare. Affinché gli alti costi dal quartetto derivanti non si scarichino su chi paga. È a casse vuote che si smaschererà chi era e seguiterà a restare un sindaco prodotto inevitabile di quella “democrazia della spesa” vigente da tempo nei nostri paesi, in forza della quale amministrare significa in pratica solo spendere, e poi ancora spendere, per cercare di soddisfare quanti più elettori possibile ( e quindi spremere le tariffe e indebitarsi ). Quando le cose stanno così, per maneggiare basta disporre di risorse adeguate, non importa reperite come, o prometterne. L’esercizio del potere si spoglia di qualunque necessità di conoscere, di capire, di progettare, e soprattutto di scegliere e di decidere. Non solo, ma il denaro diviene a tal punto intrinseco alla politica che esso finisce per rivelarsi il vero e ultimo scopo: a chi lo sparpaglia come a chi lo chiede o lo riceve. Con la conseguenza, tra l’altro, che dove il denaro è tutto, inevitabilmente la corruzione s’infila dappertutto. Palleggiare in tal guisa non vale tanto per i nostri responsabili. Loro la situazione la conoscono, la determinano, la rifiniscono. Dovrebbe valere per gli amministrati, s’io fossi bravo. Fingano che così sia, quei cittadini pagatori, chiamati come non mai a farsi sentire. Se non ora, quando? Per reclamare serietà, avvedutezza, rigore, dignità nella spesa. Se non ora, quando? Per pretendere tagli decisi agli esborsi improduttivi. Cittadini esemplari, quasi capacitatisi che lo stare in regola coi tributi giustifichi il loro disimpegno dalla gestione comunale. Cittadini onesti, tanto appagati dal personale (apparente) distacco dalla cosa pubblica da guardare a sopracciglio inarcato chi osasse affrontare certi intrallazzi. Cittadini sussiegosi, quasi convinti di come dal non sporcarsi le mani nei pubblici casi arrivi loro il diploma di soggetti signorili, disinteressati. Se non che un saggio dell’antichità, uno dei tanti, a chi importa chi?, Tucidide, predicava: per chi vale, niente è più nobile che contribuire a dirigere il proprio paese, riguardo al quale non esistono cittadini disinteressati, esistono cittadini inutili.

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