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ICA Milano | Visita virtuale alla mostra di Charles Atlas. Ominous, Glamorous, Momentous, Ridiculous

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ICA Milano | Visita virtuale alla mostra di Charles Atlas. Ominous, Glamorous, Momentous, Ridiculous

ICA Milano | Visita virtuale alla mostra di Charles Atlas. Ominous, Glamorous, Momentous, Ridiculous
30 Marzo
13:44 2020

Fondazione ICA Milano promuove da mercoledì 1 aprile 2020 una modalità virtuale di introduzione e coinvolgimento del pubblico alla mostra Ominous, Glamorous, Momentous, Ridiculous, prima personale in Italia del videoartista e regista statunitense Charles Atlas. La mostra, che avrebbe dovuto inaugurare il 12 marzo 2020, resterà allestita negli spazi di ICA Milano sino a domenica 3 maggio 2020.
Grazie a un calendario di contenuti inediti veicolati attraverso i profili Instagram e Facebook, ICA Milano avvia un percorso virtuale in capitoli che, a partire dalla vita e dalle collaborazioni di Charles Atlas con il mondo della danza e della performance, prenderà in esame le opere esposte per restituire uno sguardo approfondito ed emozionante sulla mostra, con la volontà di superare le distanze col pubblico.
Nella speranza di tornare presto ad accogliere i visitatori nelle proprie sale, ICA Milano prosegue nella propria missione di diffondere la cultura e le arti contemporanee nel segno della partecipazione e della condivisione.

La Mostra

Fondazione ICA Milano presenta
CHARLES ATLAS
OMINOUS, GLAMOROUS, MOMENTOUS, RIDICULOUS
A cura di Alberto Salvadori

Sino a domenica 3 maggio 2020
Via Orobia 26, Milano

 

Fondazione ICA Milano presenta un nuovo inedito progetto espositivo: CHARLES ATLAS. OMINOUS, GLAMOROUS, MOMENTOUS, RIDICULOUS, la prima mostra personale in Italia del regista e video-artista statunitense, tra i principali protagonisti della scena artistica internazionale.
L’esposizione è aperta al pubblico gratuitamente sino a domenica 3 maggio 2020.

La mostra, curata da Alberto Salvadori, direttore della Fondazione ICA Milano, e sviluppata in stretta collaborazione con l’artista, propone un percorso lungo le fasi più significative della ricerca di Charles Atlas (St. Louis, 1949), attraverso una selezione di opere storiche, lavori recenti e una nuova produzione che insieme trasformano profondamente lo spazio della fondazione grazie a una tessitura di suoni, movimenti, luci e colori.

Noto per la sua pratica filmica radicale e sperimentale, da più di quarant’anni Charles Atlas fonda la sua ricerca sul dialogo tra discipline differenti quali video, danza e performance, realizzando installazioni, documentari, progetti multimediali, produzioni per la TV e performance live.
Nato e cresciuto a Saint Louis nel Missouri, Charles Atlas si trasferisce a New York negli anni Settanta per dedicarsi all’attività di filmmaker. Inizia così a collaborare con la Merce Cunningham Dance Company, diventandone filmmaker in residence. Tra il 1974 e il 1983 Atlas sviluppa con il danzatore e coreografo Merce Cunningham un nuovo linguaggio ibrido che i due hanno definito media-dance o dance for camera, in cui le coreografie sono concepite ed eseguite specificatamente per la videocamera che, muovendosi in sincronia con il corpo danzante, rompe la tradizionale staticità delle riprese.
Nel 1983 Atlas lascia la compagnia di Cunningham per approfondire la sua pratica artistica, collaborando spesso con artisti differenti. Tra le principali collaborazioni si ricordano quelle con danzatori, musicisti e poeti tra cui Karole Armitage, Michael Clark, DANCENOISE, Douglas Dunn, Nam June Paik, Yvonne Rainer e Marina Abramović e più di recente, quelle con Mika Tajima, Anohni e Lady Bunny.

Il percorso espositivo prende avvio al pianterreno della fondazione. Ad accogliere il visitatore è l’articolata installazione sonora e visiva The Waning of Justice (2015), che associa l’intima narrazione della performer drag queen Lady Bunny a diverse proiezioni e filmati di tramonti fiammeggianti, accompagnati dal countdown di un grande orologio digitale che scandisce i 18 minuti impiegati dal sole per tramontare.
Da questa riflessione sulla caducità della vita, la mostra prosegue al primo piano con l’esplorazione dei temi più cari all’artista: la relazione tra il video e la danza, le politiche identitarie contemporanee e il glamour underground. Qui sono esposti alcuni lavori seminali frutto della collaborazione con performer e danzatori, tra i quali si segnalano Blue Studio: Five Segments (1976), Locale (1980) e Channels/Inserts (1981), realizzati in collaborazione con Merce Cunningham, Hail the New Puritan (1986), film girato con il danzatore e coreografo Michael Clark, Ex-Romance (1984/1987), in collaborazione con la danzatrice e coreografa Karole Armitage e The Legend of Leigh Bowery (2002), documentario sulla figura del fashion designer e performer Leigh Bowery.
Completa la mostra Turning Portraits, videoinstallazione appositamente concepita da Atlas come un remix di ritratti video realizzato rielaborando le riprese del tour TURNING della band Antony and The Johnsons nel 2006, in collaborazione con la cantante e musicista Anohni.

La mostra evidenzia come negli anni la danza abbia costituito una tematica costante nella ricerca di Atlas, il cui centro di interesse non è esclusivamente rappresentato dalla coreografia, ma anche dal soggetto danzante in relazione alla comunità di persone che la rendono possibile: performer, coreografi, compositori, costumisti, registi.
Come scrivono Alberto Salvadori e Chiara Nuzzi, assistente curatrice, nel testo che accompagna la mostra, “per Atlas filmare la danza non consisteva semplicemente nel catturare un corpo in movimento; era e continua a essere un gesto di avvicinamento ed esplorazione dei vasti mondi che i corpi stessi abitano. […] Sin dall’inizio della sua pratica infatti, Atlas ha desiderato vedere, e al contempo mostrare, il vero sé che giace all’interno di ciascuno dei suoi soggetti. Attraverso le strutture coreografiche, Atlas li ritraeva tuttavia non come danzatori o performer, ma come persone. A questo desiderio si lega indissolubilmente l’interesse dell’artista per i mondi delle culture underground e per il clubbing, mondi talvolta terribilmente crudi e onesti, intrisi di un fascino glamour e bohémien, vissuti come antidoti da contrapporre al cinismo e alla violenza del mondo”.

Il lavoro dell’artista si contraddistingue per l’incessante ricerca sulle potenzialità espressive dei time-based media e per la costante sperimentazione con la tecnologia. Particolarmente affascinato dall’impatto defamiliarizzante prodotto da tecniche come il chroma-key, negli anni più recenti, Atlas ha intrecciato al suo lavoro animazioni generate digitalmente, creando video installazioni tecnicamente complesse e ricercate. Nelle sue opere, infatti, l’artista esplora l’iconografia delle sequenze numeriche e le modalità di segmentazione e struttura dello spazio visivo.

Portando avanti il percorso avviato con le mostre di Masbedo e Simone Forti, con Charles Atlas Fondazione ICA Milano prosegue l’indagine sul tema del vivente e del corpo, fil rouge della programmazione espositiva da novembre 2019 ad aprile 2020, presentando grandi autori che privilegiano la performance e la videoarte come mezzi espressivi e strumenti di ricerca.

Didascalia immagini: Charles Atlas. Ominous, Glamorous, Momentous, Ridiculous, Fondazione ICA Milano, installation view Filippo Armellin.

INFORMAZIONI PER IL PUBBLICO
Charles Atlas
OMINOUS, GLAMOROUS, MOMENTOUS, RIDICULOUS
A cura di Alberto Salvadori
Sino a domenica 3 maggio 2020

 

L’ARTISTA
Charles Atlas
Atlas nasce a Saint Louis, Missouri, nel 1949; vive e lavora a New York dagli anni Settanta.
Alcune delle sue mostre più recenti sono state ospitate da istituzioni quali The Kitchen, New York; the New Museum of Contemporary Art, New York; De Hallen, Haarlem; Bloomberg SPACE, London e il Museum of Modern Art, New York. Nel 2017, l’Hammer Museum ha acquistato The Tyranny of Consciousness, video sonoro a cinque canali, incluso nella 57esima edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Diverse opere di Atlas fanno oggi parte delle collezioni permanenti delle più grandi istituzioni internazionali tra cui: Metropolitan Museum of Art, New York; Museum of Modern Art, New York; Whitney Museum of American Art, New York; Art Institute of Chicago; San Francisco Museum of Art; Tate Modern, Londra; Centre Georges Pompidou, Parigi; Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart, Berlino; Migros Museum für Gegenwartskunst, Zurigo; e il De Hallen Haarlem, Olanda. Nel 2017, Charles Atlas e i coreografi Rashaun Mitchell e Silas Riener hanno presentato in anteprima Tesseract, un nuovo lavoro in due parti che consiste nel film di una performance stereoscopica in 3D realizzato con la tecnica del live cinematic mixing. Nel mese di settembre 2019 Atlas ha annunciato una nuova commissione per Art on theMART: il lavoro ricoprirà la facciata di 2,5 acri sul lungo-fiume del theMART di Chicago.

IL CURATORE
Alberto Salvadori (Vinci, 1969)
Si laurea in Storia dell’Arte presso l’Università di Pisa, dove consegue anche la Specializzazione in Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea dei Paesi Europei. Ha studiato presso la Sussex University e la Reading University e nel 2001 consegue il master in studi curatoriali presso l’Accademia d’Arte di Brera a Milano. Ha curato il catalogo della collezione della Galleria d’Arte Moderna Palazzo Pitti a Firenze e dal 2009 al 2016 ha diretto il Museo Marino Marini di Firenze. Dal 2017 è curatore delle sezioni Established Masters e Decades per la fiera d’arte moderna e contemporanea MiArt.
Attualmente è Direttore di OAC, progetto della Fondazione CR Firenze e dal 2019 è alla direzione di ICA Milano, fondazione privata non-profit fondata dallo stesso Salvadori insieme a Bruno Bolfo, Giancarlo Bonollo, Enea Righi e Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente dell’istituzione.

ICA MILANO
Fondazione ICA Milano – Istituto Contemporaneo per le Arti è una fondazione privata non profit dedicata alle arti e alla cultura contemporanea, alla ricerca e alla sperimentazione, nella quale convergono diverse forze e tipologie di protagonisti del mondo dell’arte: artisti, collezionisti, professionisti del settore, appassionati.
Diretto da Alberto Salvadori, ICA è il primo Istituto Contemporaneo per le Arti che sorge al di fuori del mondo anglosassone, situato nell’ex area industriale di via Orobia a Milano.
L’attività dell’Istituto si sostanzia in un’offerta alla città e al pubblico, dove condivisione e partecipazione sono le parole chiave per comprenderne l’attitudine. Mostre, editoria d’arte, ceramica, cinema, performance, musica, letteratura, attività seminariali di divulgazione, formazione, educazione e molto altro ancora costruiranno un percorso improntato su interdisciplinarità e transmedialità.
Espressione di una precisa identità ‘milanese’ che storicamente mette in relazione l’iniziativa privata con la dimensione istituzionale, ICA trova ispirazione nella cultura del give back, ossia restituire per condividere.

LE MOSTRE
• Apologia della Storia – The Historian’s Craft, a cura di Alberto Salvadori e Luigi Fassi (25 gennaio – 15 marzo 2019);
• Hans Josephsohn, a cura di Alberto Salvadori, e Galleria dell’Ariete. Una storia documentaria, a cura di Caterina Toschi, prima edizione di Gallery Focus, il progetto che esplora la storia delle gallerie italiane dagli anni Cinquanta a oggi (24 marzo – 2 giugno 2019);
• Equivalenze (Equivalence) – new work by Julian Stair e Verso Nuovi Canoni (Towards New Canons) – ceramics and contemporary art in Great Britain a cura di Tommaso Corvi-Mora, inserite nel percorso Ceramics con cui ICA intende indagare l’utilizzo della ceramica come medium artistico (21 giugno – 15 settembre 2019);
• Books and Others, prima edizione della manifestazione dedicata al libro d’arte e cultura visiva che diventerà un appuntamento annuale (27-29 settembre 2019);
• MASBEDO Perché le frontiere cambiano, a cura di Alberto Salvadori (12 ottobre – 10 novembre 2019);
• Simone Forti. Vicino al Cuore, a cura di Chiara Nuzzi e Alberto Salvadori, e When the Towel Drops, Vol 1 | Italy del collettivo artistico Radha May, a cura di Claudia D’Alonzo (29 novembre 2019 – 2 febbraio 2020);
• Arte Povera e “Multipli”, Torino 1970 – 1975, a cura di Elena Re (13 dicembre 2019 – 2 febbraio 2020).

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