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“Il Bacio e altre storie” di Pino Tedeschi

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“Il Bacio e altre storie” di Pino Tedeschi

“Il Bacio e altre storie” di Pino Tedeschi
Febbraio 23
07:49 2020

“Il Bacio e altre storie” pubblicato da Pino Tedeschi  è il genere di libro che molti vorremmo scrivere, ma mettere su carta genuinamente e con amabilità le memorie e i personaggi del nostro passato più o meno lontano non è  da tutti. Chi scrive racconti di tale spessore è un buon narratore, ma rivela anche di aver vissuto pienamente le fasi della propria esistenza. Pino lo ha fatto e il risultato è una scrittura che ti porta in viaggio verso quel paese salentino illuminato dal sole del meridione e della giovinezza,  un ritorno sereno negli spazi solcati, un rimpatrio però da edotto di vita, appunto! Ecco l’originalità del testo: con un linguaggio scorrevole e accattivante l’autore accompagna sapientemente il lettore in frammenti di naturalezza, all’interno di un suo immaginario del quale lo rende partecipe. Tra l’altro, l’amico della Pro Loco di Ciampino, scrive nella sua introduzione: “…Entrando nel territorio dell’immaginazione, mi sono affacciato al passato, sfiorando alcuni personaggi più o meno conosciuti o più o meno inventati. Qualche volta ne ho ricordati gli effetti e, forse, anche per questo, una storia, una poesia o un pensiero, se stanno nella valigia delle cose vissute, appaiono più veri…”.

Prima di arrivare ai racconti c’è “Una cavalcata emotiva”, la minuta del compianto amico Francesco Spataro che  parla di un’atmosfera che non ritorna, poiché oggi “le emozioni non hanno storia perché viviamo in un eterno presente…”.

Ed ecco: “La Masseria…”, “Il polpo e la pelosa”, Il bacio”, “Un tal poeta e un tal pittore”, “Il braccialino”… sono ricordi di gioventù, fatti e personaggi  che segnano il trascorrere degli anni …  leggendo si viene rapiti dal vento che spira dall’Adriatico  – o dallo Jonio – e ogni racconto tende al passato, ma torna poi all’oggi del lettore perché questo è il valore della scrittura: far riflettere e apportare crescita.  Rileggo  qua e là nuovamente soffermandomi tra i versi finali e i racconti: come onde sul bagnasciuga gli scritti di Pino lambiscono il lettore e se, da un lato il mare dei ricordi è uno specchio azzurro calmo, dall’altro sarà un po’ agitato e viceversa.                                                        Sembra di vederla la Masseria bianca, la strada  e Ringo che sfreccia pedalando.  Il rumore del mare e il vociare della gente del porto ti accompagnano tra le righe e ti rendono complice di quei ragazzi che sperimentano la vita. E cresci con loro. Espressioni dialettali puntualmente chiarite, affrescate dalle descrizioni degne di un poeta. Perché ad un certo punto la parola crea immagini, rende vivi personaggi che nella memoria si sa, pullulano, colmano, spingono, fremono fino a quando lo scrittore non li decanta, non li tira fuori dal suo mare, non li scrive rivivendoli come in passato o forse meglio, con maggiore consapevolezza assaporando il retrogusto, perché non ci si soffermava ad assaporare la vita, a volte acerba. Si viveva, era quello il motivo di essere, il vivere.

La narrazione evolve in ogni brano e si sposta verso una consapevolezza totale. Questo vale anche per il racconto dedicato al rapporto nonni-nipotina, riservato ad una nuova luce, alla piccola Olivia: con aspetti diversi, emana altrettanta forza vitale, in una simbiosi tra il significato del presepe preparato con cura all’aperto e il legame giocoso della natura, di Piro Piro.                                                            Un libro per tutti,  adolescente, post-adolescente o adulto che sia perché è un accesso in quell’opera d’arte che è la vita nella sua freschezza.

 

 

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