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“Il bullismo non è uno spettacolo”

“Il bullismo non è uno spettacolo”
Ottobre 09
17:58 2020

“Il bullismo non è uno spettacolo” – progetto di pedagogia teatrale, a cura della Compagnia Dea Sipario, incentrato sul contrasto al fenomeno del bullismo all’interno degli istituti scolastici.

Il progetto sfrutta le potenzialità empatiche del teatro per disinnescare il fenomeno alla radice e comprende uno spettacolo interattivo che vede direttamente i bambini coinvolti nella scelta del finale.

Il progetto prende le mosse dalla messa in scena dello spettacolo “E voi chi siete?” che, seppur scritto con un registro leggero e in parte umoristico, sfrutta al massimo le potenzialità empatiche del teatro, per sensibilizzare le nuove generazioni sulla portata e sulle conseguenze di un fenomeno così violento e drammaticamente diffuso come quello del bullismo nelle scuole e per disinnescarne le dinamiche scatenanti.

La trama dello spettacolo – scritto e diretto da Lodovico Bellè – si incentra sulla “disavventura” di cinque sconosciuti (o che, almeno, credono di essere tali) che si svegliano, dopo essere stati narcotizzati, in una stanza senza porte né finestre e non ricordano assolutamente nulla di come ci siano finiti. Alla fine, parlando tra loro, si rendono conto di essere stati compagni di scuola alle medie e di aver fatto parte dello stesso branco di bulli che perseguitavano i bambini più piccoli, soprattutto uno,… forse colui che – dopo quasi trent’anni – li ha rapiti per vendicarsi. Il loro destino viene deciso direttamente dagli studenti solo alla fine del percorso laboratoriale (quindi il finale resta temporaneamente sospeso), dopo un dibattito aperto e un’attività di pedagogia teatrale specificatamente incentrata sulla tematica del bullismo.

Durante la fase di pedagogia teatrale vengono proposti agli studenti dei “giochi” psicomotori e degli esercizi di immedesimazione/improvvisazione volti a simulare una vasta gamma di potenziali situazioni quotidiane che possono sfociare in manifestazioni di bullismo, con lo scopo di fornire agli allievi dei validi strumenti per affrontare e contrastare il fenomeno alla radice.

Oltre che dagli operatori teatrali, gli esercizi proposti sono studiati e guidati da un team di psicologi professionisti esperti in materia e con esperienza sul campo, i quali, con sensibilità e tatto, stimolano gli studenti ad immedesimarsi – di volta in volta – in chi compie, in chi subisce e in chi assiste ad atti di bullismo.

Questo percorso laboratoriale agisce infatti su tre canali: in primo luogo, sfruttando al massimo le potenzialità empatiche dell’interpretazione teatrale, spinge i bulli a solidarizzare con le vittime, facendoli calare nei loro panni e portandoli a rendersi conto di cosa si possa provare nel subire prepotenze, derisioni e vessazioni pubbliche (proprio come capita ai cinque personaggi dello spettacolo proposto); in secondo luogo, grazie alle tecniche di improvvisazione/simulazione guidata, fornisce alle vittime di bullismo dei validi strumenti dialogici per disinnescare all’origine delle potenziali dinamiche vessatorie (insegnando, ad esempio, come rispondere ad una possibile presa in giro per smontarla sul nascere); in terzo luogo, ricorrendo alla messa in scena di situazioni tratte dalla quotidianità, sensibilizza al fenomeno anche gli studenti che generalmente assistono ad episodi di bullismo, spingendoli ad intervenire adeguatamente per arginarlo nella quotidianità.

Al termine del confronto di gruppo e dell’attività di pedagogia teatrale – sulla base dell’esperienza vissuta e delle emozioni provate – gli studenti sono chiamati a decidere quale debba essere il finale dello spettacolo (e quindi la sorte dei cinque protagonisti).

 

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