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IL CASTAGNO

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IL CASTAGNO

IL CASTAGNO
24 Novembre
10:53 2019

La Castanea appartiene alla famiglia delle Fagaceae (generalmente alberi ma anche arbusti tipici dei climi temperati) e in Europa è presente la Castanea sativa Mill (Castagno Europeo). La Castanea sativa è l’unico esemplare autoctono (originario ed evoluto in un territorio) presente in Europa. Specie eliofila (cerca il sole), caducifoglie (perde le foglie nella stagione autunnale) e latifoglie (foglie larghe), è un albero anche millenario, ha un’altezza che raggiungere qualche decina di metri, fiorisce generalmente a giugno-luglio e i fiori di colore biancastro-giallino (col tempo color castano) vengono imbottinati dalle api (il miele di castagno è di colore scuro e aroma amarognolo).  Presenta una chioma ampia e tondeggiante, le cui foglie sono semplici, caduche nel periodo autunnale, allungate, grandi, con margine dentato, stipolate (appendice alla base del picciolo) il cui colore varia dal verde al marrone, il tronco è robusto di color grigio-bruno, la corteccia è liscia e poi si fessura negli esemplari più maturi e presenta radici laterali e fittonante. L’infiorescenza è a grappolo e l’achenio (il frutto di colore marrone) si presenta singolo (marroni) o in gruppi di alcuni esemplari (castagne) racchiusi in una cupola (riccio) valvata e dotata di spini (il colore varia da verde a castano). La sua crescita è precoce e pertanto si presta a turnazione cedua costituita da matricine (pianta che non viene tagliata) e polloni (ramo che si sviluppa, in generale, alla base dell’albero). I castagneti sono classificati in castagneti da frutto e castagneti da legno e nei terreni di origine vulcanica presentano le condizioni ottimali di sviluppo. Molte sono le varietà di castagni e di conseguenza di castagne. Il suo utilizzo agro-alimentare e industriale (in passato utilizzato anche per l’estrazione del tannino e carbone, attualmente per la realizzazione di mobili, travi, legna da ardere) è stato per secoli sino a oggi essenziale per quelle zone, come i Castelli Romani, dove la coltura a ceduo castanile ricade, in generale, nelle fasce di vegetazione submontana (fino a circa 800 metri di altitudine) e montana inferiore (oltre gli 800 metri di altitudine). Tale coltura fu introdotta nei Castelli Romani dal XVI-XVII sec. d.C. circa, che, insieme allo sviluppo della vite, dell’olivo e della pastorizia, ha sostituito il bosco misto originario (composto di faggi, querce, tigli aceri, noccioli, lauri, frassini, carpini, ecc.) per trarne profitto non solo dal punto di vista economico, tramite la produzione e lavorazione del legname (travi, pali, botti, legna da ardere, mobilio, ecc.) in quanto il legno di castagno è resistente all’umidità, e pertanto si presta a essere un legno strutturale, e semiduro, quindi adatto all’ebanisteria, ma anche dal punto di vista gastronomico. Infatti, dal suo frutto si ricava la farina di castagne (essiccatura e macinatura delle castagne) con la quale, dall’alto contenuto calorico, si produceva (e si produce ancora) il pane, il castagnaccio, la polenta e altre ricette…parte della dieta alimentare delle popolazioni per secoli. Oggi troviamo sulle tavole generalmente dolci, marron glacé, liquori, castagne bollite, fresche, secche, lesse e, naturalmente, le caldarroste.

All’interno del Parco Regionale dei Castelli Romani è consentito il taglio periodico del bosco previo Nulla Osta dell’Ente e generalmente è sempre consentita la raccolta della castagna. Si moltiplica per matricine, polloni, semi e viene innestato. E’ utilizzato anche in erboristeria.

Di seguito, a ricorrenza dei 500 anni dalla nascita, la favola di Leonardo Da Vinci “Il Castagno e il Fico”:

Vedendo il castagno l’uomo sopra il fico, il quale piegava inverso sé i sua rami, e di quelli ispiccava i maturi frutti, e quali metteva nell’aperta bocca disfacendoli e disertandoli coi duri denti, crollando i lunghi rami e con temultevole mormorio disse: «O fico, quanto se’ tu men di me obrigato alla natura! Vedi come in me ordinò serrati i mia dolci figlioli, prima vestiti di sottile camicia, sopra la quale è posta la dura e foderata pelle, e non contentandosi di tanto beneficarmi, ch’ell’ha fatto loro la forte abitazione, e sopra quella fondò acute e folte spine, a ciò che le mani dell’homo non mi possino nuocere.» Allora il fico cominciò insieme co’ sua figlioli a ridere, e ferme le risa, disse: «Conosci l’omo essere di tale ingegno, che lui ti sappi colle pertiche e pietre e sterpi, tratti infra i tua rami, farti povero de’ tua frutti, e quelli caduti, peste co’ piedi e co’ sassi, in modo ch’e frutti tua escino stracciati e storpiati fora dell’armata casa; e io sono con diligenza tocco dalle mani, e non come te da bastoni e da sassi.»

Foto scattata in località Pratarena, Monte Compatri.

Alessandro

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