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IL CENTENARIO DI FELLINI E IL RICORDO DI ANITA EKBERG

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IL CENTENARIO DI FELLINI E IL RICORDO DI ANITA EKBERG

IL CENTENARIO DI FELLINI E IL RICORDO DI ANITA EKBERG
16 Gennaio
12:25 2020

Il centenario della nascita di Federico Fellini si lega al ricordo del’ icona della “Dolce
Vita” vissuta nel territorio dei Castelli Romani scomparsa cinque anni orsono
ANITA EKBERG ha vissuto nel territorio dei Castelli Romani
Chi non ha mai visto le sequenze del celebre bagno nella Fontana di Trevi del film “La
Doce Vita” di Federico Fellini con Marcello Mastroianni e la splendida attrice svedese
Anita Ekberg che grazie a quella scena è entrata nella storia del cinema italiano. Forse
pochi sanno che “Anitona” come veniva affettuosamente chiamata dal pubblico
cinematografico è vissuta nel territorio dei castelli romani precisamente tra Genzano e
Rocca di Papa. Il centenario della nascita del regista che l’ha resa famosa si lega al suo
ricordo nel quinto anniversario della sua scomparsa, avvenuta a Rocca di Papa l’ 11
Gennaio 2015. Tra i tanti volti del grande cinema italiano che hanno abitato nel nostro
territorio non possiamo dimenticare colei che incarna un fenomeno di costume nato dopo
il film tra i cult del cinema italiano. Anita è nata in Svezia nel 1931 ed è cresce in una
famiglia numerosa di otto fratelli.
Dopo aver vinto il titolo di Miss Svezia nel 1950, si trasferisce negli Stati Uniti dove il
produttore Howard Hughes la introduce nel mondo del cinema e ottiene un ruolo minore
in Viaggio al pianeta Venere (1953) di Charles Lamont, con protagonisti Gianni e Pinotto.
Una parte più importante le viene assegnata accanto a Jerry Lewis e Dean Martin in Artisti
e modelle (1955) di Frank Tashlin. In questi anni Hollywood le assegna il soprannome The
Iceberg. Nel 1956 è finalmente protagonista nell’ultimo film della coppia LewisMartin, Hollywood o morte!, diretta ancora da Frank Tashlin; per questo ruolo vince
un Golden Globe come miglior attrice emergente.
Sempre nello stesso anno King Vidor le affida una parte nel colossal Guerra e pace. Dopo
aver girato nel 1959 Nel segno di Roma, diretto da Guido Brignone, in cui veste i panni della
regina Zenobia che si ribella all’Impero Romano, la Ekberg è Sylvia nel film che la rende
subito una straordinaria icona, La dolce vita di Federico Fellini (1960): la scena del bagno
notturno nella Fontana di Trevi diventerà un classico che entrerà per sempre nella storia
del cinema mondiale. Nel 1961 appare nei Mongoli di André De Toth e in A porte
chiuse di Dino Risi, con il quale fu brevemente fidanzata.
Fellini tornerà a dirigerla nello straordinario episodio Le tentazioni del dottor
Antonio in Boccaccio ’70 (1962), dove la sua provocante bellezza diventa un vero incubo per
le notti del Dottor Antonio, un petulante moralista interpretato da Peppino De Filippo, e
nella parte di se stessa in I clowns (1970) e Intervista (1987), quest’ultimo insieme al suo
partner di un tempo Marcello Mastroianni. Nel 1962 venne presa in considerazione per il
ruolo di Honey Ryder nel film Agente 007 – Licenza di uccidere di Terence Young, poi
assegnato ad Ursula Andress.
Nel 1963 l’attrice fece temporaneo ritorno ad Hollywood, dove recita in I 4 del
Texas di Robert Aldrich, accanto a Dean Martin, Frank Sinatra e Ursula Andress; lo stesso
anno affianca il comico Bob Hope in Chiamami Buana di Gordon Douglas. Dalla seconda
metà degli anni sessanta sposta definitivamente la propria residenza in Italia e lavora in
svariate produzioni europee, ma poche degne di nota, come Poirot e il caso Amanda (1965)
di Frank Tashlin, Scusi, lei è favorevole o contrario? (1966) di e con Alberto Sordi, Stazione
luna (1966) di Gordon Douglas, ove ritrovò Jerry Lewis, La sfinge d’oro di Luigi
Scattini (1967), Il cobra di Mario Sequi (1967), Sette volte donna (1967) di Vittorio De Sica e La
morte bussa due volte (1969) di Harald Philippe.
I suoi film degli anni settanta sono da circoscrivere alla categoria dei film di genere, come
le commedie sexy Il debito coniugale (1970) di Franco Prosperi (1970), con Lando
Buzzanca, e Casa d’appuntamento (1972) di Ferdinando Merighi, con Barbara Bouchet,
lo spaghetti western La lunga cavalcata della vendetta (1972) di Tanio Boccia, con Richard
Harrison, e il thriller Suor Omicidi (1979) di Giulio Berruti. Nel 1978 la sua copertina nella
rivista maschile americana Playboy fece storia, tanto da essere considerata tuttora uno dei
servizi più memorabili del giornale.
L’iconico servizio a lei dedicato sul giornale la rende ancora più amata e seguita dal
pubblico americano.[2][3] Poco dopo posa per una copertina di Playmen per l’Italia, ove però
appare visibilmente ingrassata. Passata rapidamente dai ruoli di sex symbol a quelli
di caratterista, negli anni ottanta la Ekberg prende parte a film di vario genere ma di
scarso successo commerciale, quali S.H.E. la volpe, il lupo e l’oca selvaggia (1980) di Robert
Michael Lewis (il suo ultimo film di produzione statunitense), Cicciabomba (1982)
di Umberto Lenzi, con Donatella Rettore, Il conte Max (1991) di e con Christian De
Sica, Cattive ragazze (1992) di Marina Ripa di Meana, con Eva Grimaldi, Bambola (1996)
di Juan José Bigas Luna, con Valeria Marini, Il nano rosso (1998) di Yvan Le Moine.
Nel 2002 appare in due episodi della seconda stagione della serie tv di Canale 5 Il bello delle
donne.
Il 5 novembre 2010 l’attrice fece la sua ultima apparizione pubblica nella trasmissione
televisiva I migliori anni condotta da Carlo Conti, dove fu ospite in occasione del
cinquantesimo anniversario de La dolce vita (1960) e raccontò di come venne realizzata la
memorabile scena della Fontana di Trevi. L’attrice si presentò in trasmissione zoppicante e
sostenuta da una stampella per i postumi di una caduta avvenuta il 20 luglio dello stesso
anno all’interno della sua villa a Genzano di Roma, che le aveva provocato la frattura del
femore sinistro dalla quale si stava ristabilendo. Nel settembre del 2011, vicina al
compimento degli ottant’anni, le sue condizioni di salute peggiorarono: una frattura
all’altro femore, nonostante la buona riuscita dell’operazione, essendo ancora debole per la
precedente caduta, non le permise più di camminare e fu così che l’attrice, sola e senza
parenti, venne ricoverata in una clinica a lunga degenza situata a Nemi, dove ha vissuto
per due anni, e in seguito trasferita a Rocca di Papa, in cui è restata fino alla morte.
Poco dopo il suo ricovero alla fine 2011 la sua villa viene svaligiata e successivamente
danneggiata da un incendio. In serie difficoltà economiche, chiese aiuto alla Fondazione
Fellini di Rimini che però non fu in grado di aiutarla. L’attrice aveva anche chiesto di poter
usufruire dei contributi della legge Bacchelli, che le furono però negati in quanto cittadina
straniera (non aveva mai preso la cittadinanza italiana). Qualche mese più tardi riuscì
comunque ad ottenere due pensioni da parte degli Stati Uniti d’America, ove aveva
lavorato e risieduto per vari anni. Dopo oltre 3 anni complessivi di ricovero Anita Ekberg
muore la mattina dell’11 gennaio 2015, a 83 anni di età, per le conseguenze di un cancro al
fegato che le era stato diagnosticato circa un anno prima. Le esequie si sono tenute il 14
gennaio nella chiesa evangelica luterana di Roma. La salma è stata poi cremata e le ceneri
vennero collocate nel cimitero della chiesa di Skanör in Svezia.

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