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Il certificato verde che divide…

Il certificato verde che divide…
Ottobre 22
08:08 2021

Chi non vuole la certificazione verde – Il virus non è l’unico avversario da combattere – I cittadini non si fidano dell’istituzione perché…– La partecipazione democratica uno strumento lento?

(Serena Grizi) Fin troppo chiaro che per molti, tanti, l’emissione di un green pass, certificazione verde in italiano, crea un precedente. Comodo o pericoloso, secondo lo sguardo, pur se assodato che la certificazione sia stata creata per l’uscita definitiva dalla pandemia, che comunque non decidiamo noi né la scienza ma la volontà finale d’un virus che a occhio nudo è invisibile.  Questo il meccanismo: data la velocità dei contagi, data l’impossibilità di muoversi senza assicurare di non essere contagiati e/o contagiosi, pena altri contagi in una catena infinita, basta mostrare la certificazione che si ottiene tramite vaccino o tramite tampone, valido ‘x’ ore, così da poter partecipare alla vita pubblica: lavoro, incontri, tempo libero, sport al chiuso. Le situazioni nelle quali, di fatto, si trascorrono più ore in continuità, perché né certificazione verde né tampone vengono chiesti per fare acquisti, camminare per strada, fare molte altre attività che non vedono le persone chiuse per ore in un luogo circoscritto a contatto con altre persone. La certificazione verde ha molti avversari, ma del tutto prevedibili. Coloro che vedono sempre più lungo degli altri riguardo la privazione anche d’un briciolo di quella libertà cui siamo abituati. Una libertà nella quale dovremmo imparare a guardare di più ‘attraverso’ perché in realtà siamo liberi di fare un gran numero di cose, ma se volessimo stilare una lista, siamo meno liberi di farne molte altre fra cui, per esempio, protestare, senza essere giudicati dei sovversivi, contro l’alta velocità o contro questa società dell’abbondanza che però poi vuole si sottoscrivano forzosamente tutti gli strumenti per farla continuare ad essere così com’è. Probabilmente molti cittadini non si sono dovuti porre il problema della certificazione verde perché vivono fuori dalle logiche che più o meno tutti siamo abituati a gestire tutti i giorni: stanze piccole al lavoro, mezzi spropositatamente pieni, supermercati affollati e altro…Un gran numero di persone vivono realtà meno consumistiche venendo considerate outsiders, ma intanto il green pass non è stata una loro preoccupazione: magari lavorano la terra, hanno figli ma questi frequentano le molte scuole oggi esistenti anche in Italia che si svolgono tutto l’anno completamente all’aperto; gestiscono la propria salute  grazie a ritmi meno pressanti, non hanno patologie, diluiscono nel tempo i contatti con gli altri. Forse si tratta di persone che neppure sono andate in piazza contro il certificato verde perché non sono né contro né a favore, semplicemente ne fanno a meno, anche del vaccino, ovviamente.

La posizione rispetto ai vaccini anti influenzali, per esempio, si è mantenuta fino ad oggi, in linea di massima, nel solco della decisione personale: l’influenza appare sotto una diversa veste ogni inverno; i medici propongono ai loro pazienti con un quadro medico fragile di fare il vaccino, i pazienti eseguono oppure no. La contagiosità di queste influenze prese nel loro insieme è minore rispetto a quella da covid, per il numero di decessi stando, per esempio, al dato di ottobre novembre 2020 diffuso dalla Società Italiana di Pediatria che mostra una mortalità per influenza nel mondo da 290.000 a 650.000 casi contro 1.570,304 casi per covid-19. Forse, facendo una ipotesi assurda, la maggioranza che oggi è d’accordo con l’uso della certificazione verde, se accadesse che questa diventasse ‘dimostrazione’ d’obbligo che ci si sia sottoposti ad ogni vaccino influenzale invernale, o al corrispettivo tampone, sarebbe meno d’accordo sul green pass, perché potrebbe accadere che il passaporto medicale non rimanga collegato solo al covid-19, anche se questa del green pass obbligatorio quale passaporto sanitario che garantisca la libera circolazione individuale per tutta la vita d’ogni persona è solo un’ipotesi assurda…

Oltre chi adotta stili di vita diversi da quello corrente, molto movimentato, veloce, assembrato, partecipante ai grossi eventi, al consumo di massa, e ci sono migliaia di persone che adottano stili di vita alternativi anche se c’è chi fa fatica a crederlo, il certificato verde è mal visto anche da chi avversa l’attuale governo e la sua linea politica, e certamente anche da coloro che avversano ogni governo e ogni linea politica desiderando mantenersi all’opposizione in qualsiasi contesto ci si trovi. Al netto di chi è sempre ‘contro’ senza neanche saper argomentare il perché o dei nostalgici ‘dell’uomo forte che non c’è’, non è detto che abbiano sempre torto coloro che si sono spinti in ragionamenti definiti ‘complottisti’ o persone che comunque mantengono alta la critica nei confronti della linea politica corrente. Già nel recente passato lo stato ha coperto col segreto molte informazioni che avrebbero contribuito a completare quadri della situazione complessi attorno a stragismo, attentati e decisioni impopolari, ma la rivelazione di tali informazioni, non aiutando di certo a mantenere l’ordine pubblico, è stata impedita per lungo tempo e poi resa pubblica nel momento in cui tali informazioni non avrebbero più potuto essere detonatore per proteste di piazza. Da questo atteggiamento dello stato, certamente supportato da una informazione qualche volta prona ai poteri centrali, molti attori della protesta traggono una posizione carica di dubbio, a volte sprezzante persino delle cronache che nel caso del covid 19 hanno mostrato tutto il dramma della malattia, dei contagi, dei decessi.

Gli stessi che vogliono fare un caso della certificazione verde lamentano che lo stato non si muove con la stessa velocità e fermezza nei confronti di molti altri fattori che ogni anno uccidono migliaia di persone: inquinamento dell’aria, dei suoli e delle acque, morti sul lavoro, alcolismo, fumo, altro… senza considerare, forse, che la coscienza collettiva attorno a questi argomenti è una conquista recente per molti (qui la discussione è certamente aperta, per le ulteriori considerazioni occorrerebbe molto altro spazio). Ogni movimento utile a cambiare le cose richiede una larga maggioranza di persone che abbiano capito cosa sta succedendo: nello specifico ci auto-avveleniamo quotidianamente e ci ammaliamo per continuare a mantenere lo stesso sistema di vita: c’è chi continua ad attendere che qualcuno decida di cambiare questo stato di cose (politici, imprenditori, etc.) e c’è chi già ha cambiato molto nella sua esistenza (meno consumi, riciclo, auto produzione…) per andare incontro al cambiamento di abitudini collettivo che dovrebbe, nell’immediato presente, giovare ad un mondo abitato da miliardi di persone molte delle quali concentrate intorno a enormi città o metropoli.

Resta il fatto che gli strumenti democratici sono per loro stessa natura lenti di fronte alle trasformazioni continue della scena socio-economica mondiale, da qui la necessità d’una protesta che vorrebbe essere apolitica e apartitica, e non lo è (non può esserlo), che crede si possano così accelerare le dinamiche di mutamento necessarie. Oltre chi crede seriamente che occorra essere sempre responsabili di fronte a ciò che accade, per molti, ancora, il prendersi le proprie responsabilità giorno dopo giorno aderendo al lento, a volte lentissimo, processo di partecipazione democratica fatto a volte di troppi blablabla, ma anche di tavoli di discussione, assise, associazioni, pubblicazioni, che contribuiscono a cambiare l’oggi con piccoli e grandi contributi, semplicemente è… troppo impegnativo.

Eppure anche le componenti più agguerrite, escluse quelle anti democratiche e violente, portano il loro contributo alla presa di coscienza collettiva, pur non ringraziando mai abbastanza tutti coloro che senza aver visto, e neppure guardato, forse, se c’era l’alba di un mondo nuovo, si sono rimboccati le maniche ed hanno affrontato negli ultimi due anni i grossi guai verificatisi in quello ‘vecchio’. Anche la distanza creatasi fra larghe fasce della popolazione riguardo istruzione, formazione, educazione in generale, ed educazione civica non è un dato da trascurare. Oltre le persone ragionevoli esistono i ‘cervellotici super informati’ che credono che questo basti a cambiare la storia e qualche generazione di ‘fisici highlander’ che pensa di dominare tutto con la forza.

Letture:

Spillover: l’evoluzione delle pandemie, David Quammen;

La dismissione, Ermanno Rea;

Non lasciarmi, Kazuo Ishiguro;

1984 George Orwell;

Rumore bianco, Don DeLillo

Una pandemia nella società del controllo, Sonia Savioli;

I cazzari del virus. Diario della pandemia tra eroi e chiacchieroni, Andrea Scanzi

The Covid show. Dalla pandemia alla ristrutturazione socio-economica globale, Andrea Tosatto

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