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Il consumismo delle idee
febbraio 28
16:27 2015

12-bambini-e-cellulariPer forza di cose – il periodo di crisi che rischia di diventare ‘periodico’ (ripetitivo) – è scomparso il consumismo delle merci, sostituito dal consumismo della comunicazione. Entrambi hanno un’origine ed effetti positivi. Nascono dal progresso e tendono al benessere di massa. Il progresso per sua definizione è inarrestabile, ma ha necessità di essere controllato.

Quello tecnologico, che dà l’impronta al tempo attuale, è in espansione accelerata. Comporta perciò il rischio di ‘deragliamenti’, tra i quali la bulimia dell’uso del mezzo e il conseguente svilimento o annullamento del valore del messaggio. Il suffisso in –ismo, molto spesso solo aggettivante, nel caso del termine consumismo indica proprio un’accezione negativa.

Internet e la piazza telematica
La rete e i suoi derivati-applicazioni – le email, Facebook, YouTube, Twitter, WathsApp ecc. – sono invenzioni rivoluzionarie e democratiche. È la possibilità reale per tutti di scambiare messaggi e informazioni in modo paritario, pressoché gratuito e istantaneo, come in un’illimitata piazza telematica. Allo stesso modo è possibile fruire di innumerevoli beni-contenuti (notizie, archivi musicali, letterari…) immessi nella rete stessa. Questa è una funzione decisamente positiva per risvolti culturali e sociali, e non sembra nascondere problemi.
La funzione ‘comunicativa’ è invece esposta al rischio tipico di ogni partecipazione illimitata e diretta: il cattivo uso dello strumento, il quale in assoluto è aperto a ogni soluzione. In sostanza nella piazza ci si può incontrare civilmente o aggredire; le parole avranno diverso peso e senso, fino al puro inutile rumore, a seconda dello scopo e dell’onestà dell’intervento. Un punto problematico della piazza telematica è costituito dal fatto che l’incontro è virtuale e veloce. Virtuale sta, in qualche modo, per limitato: non c’è la presenza fisica degli interlocutori e perciò mancano l’apparenza (nel senso positivo della facies, l’aspetto che emana segnali) e il suono-tono della voce, anch’esso molto rilevante soprattutto in frangenti delicati; arrivano e partono solo segni convenzionali, parole o immagini predefinite, certamente piene di sostanza ma non ‘elaborate’ dal rapporto umano completo. Lo scambio soffre poi di una contestualità ‘anomala’, che oscilla dall’eccessiva velocità priva di ponderatezza fino al distacco-rimozione. Uno dei casi tipici è l’sms di comodo o di rappresentanza, quando si vuole propinare una scusa o formulare un augurio non particolarmente sentito, che non ‘vuole’ il contatto diretto (anche semplicemente telefonico) per insofferenza o pericolo di ‘prova della verità’.
Dunque si può grossolanamente sintetizzare così: l’uso della rete è efficacissimo e quasi privo di inconvenienti quando si veicolano semplici notizie di fatti o elementi di archivio. Invece lo scambio della comunicazione, intesa come presentazione-conoscenza di pensieri, opinioni e creazioni personali, può incontrare o nascondere difficoltà e criticità, nel duplice piano soggettivo-oggettivo.

I risvolti soggettivi e oggettivi della comunicazione
Sotto il profilo soggettivo la rete, in virtù dell’accesso ‘democratico’ consentito a tutti, assolve a una funzione sociale e psicologica importantissima, soprattutto in presenza di stati di disagio vari (solitudine, disabilità ecc.). Per contro, l’uso compulsivo di questo straordinario mezzo conduce a un effetto opposto: una patologia da estraneazione che può sconfinare in un onanismo mentale per cui l’unica realtà è quella virtuale.
Senza arrivare a tanto, l’uso smodato dei twitt (utilissimi per comunicare notizie in tempo reale) o dei ‘mi piace’, rischia di trasformare partecipazione e impegno in una gazzarra da ‘esposizione’ priva di costrutto e diseducativa se la platea che assiste intende che questo è l’unico modo di ‘ragionare’. Anche per l’aspetto oggettivo sussistono pro e contra, ma in questo caso è nell’oggettività stessa l’antidoto all’uso scorretto. Infatti se l’informazione è normale, come nella maggior parte dei siti, non c’è nessuna questione. Se questa è scorretta o addirittura criminogena (è il caso recente dei video pro terrorismo che tendono a inserire ‘tarli’ nelle menti non equilibrate) lo stesso messaggio costituisce la traccia evidente per prevenire o riparare. Anzi un controllo mirato ed efficiente in questi particolari ambiti può costituire l’arma più valida di contrasto.

Un auspicio ‘poietico’
Tecnologia e scienza cambiano il mondo e l’uomo. L’importante è che non si impadroniscano dell’uomo. Il poeta greco Kostantinos Kavafis nel 1913, con la stessa visionarietà dell’Orwell di 1984, ha scritto una poesia, che sembra una premonizione per l’uso distorto di internet, con la quale sembra opportuno chiudere, pensando:
13-KovafisPer quanto sta in te / E se non puoi la vita che desideri / cerca almeno questo / per quanto sta in te: non sciuparla / nel troppo commercio con la gente / con troppe parole e in un viavai frenetico. Non sciuparla portandola in giro / in balìa del quotidiano / gioco balordo degli incontri / e degli inviti, / fino a farne una stucchevole estranea.

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