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Agosto 12
08:57 2011

Sto tornando a casa dal mercato. Due pesanti buste di plastica mi segano entrambe le mani. Passo davanti all’edicola. Esito. Che faccio, lo compro adesso? O rimando alla prossima uscita? Il dilemma è grosso. Se non lo compro adesso poi non lo compro più. Però devo fermarmi, poggiare le buste, trovare gli spicci. No, rimando a  dopo. Però, poi lo so che non lo compro. Va bene, mi fermo. Libero le mani dalle buste di plastica, che poggiate per terra si aprono e lasciano rotolare alcuni pomodori e due barattoli di pelati. Cerco gli spiccioli nella tasca dei jeans, ma ho solo qualche monetina di quelle color rame, quei ridicoli centesimi che servono solo a far massa, che tutti odiamo per la loro palese inutilità e perché ci ricordano quotidianamente quanto poco valgano oggi le cento lire di un tempo. Va bene, prendo dal portafogli venti euro, chiedendo scusa con lo sguardo all’edicolante, mentre raccolgo da terra i pomodori e i barattoli. Con le dita ad artiglio tengo le due buste con una mano sola, mentre con l’altra raccatto le banconote e gli spiccioli di resto, tentando di mettere i quindici euro dentro il portafogli e le monete in tasca. Poi guardo l’edicolante prendere con la destra il mio solito quotidiano e posarlo davanti a me sugli altri giornali. È lì che mi guarda, il mio giornale quotidiano, ripiegato in due, spesso come un mattone, fiero delle sue sessantasette pagine scritte fitte fitte, è lì con la sua mezza prima pagina in bella vista, piena di grandi titoli neri seguiti da minuscoli assaggi di articoli, e mi guarda intonso, vergine, voglioso di farsi scompaginare da me. Ma, mentre allungo la mano per sollevarlo, ecco che atterra su di lui, con un tonfo sordo, un malloppo incellofanato dal peso indefinito, sulla cui copertina trionfa un bel culo di femmina inguainato in un paio di hot pans che le fanno da seconda pelle. «Oggi c’è anche questo, dottò…», l’edicolante mi sfida. Raccatto quotidiano e inserto, che essendo cellofanato vive di sua vita propria, rifiutandosi di mescolarsi con la volgare carta del giornale e sguscia via quando tento di tenerlo con l’unica mano libera assieme al quotidiano. Com’è come non è, raggiungo casa mia, sistemo in frigo la spesa. Poi raggiungo il divano, dove entrando ho buttato la mia dose giornaliera di informazione sotto forma di malloppo cartaceo. Guardo il giornale. Poi guardo l’inserto. Da dove comincio? Ho solo una mezz’ora. Levo il “profilattico” all’inserto e lo sfoglio. Sono 223 pagine. Di cui 190 di pubblicità di prodotti per l’igiene intima, creme per le mani, mutande, borsette, orologi, automobili e scarpe. Lo butto nel cestino assieme al suo preservativo di cellophane. Passo al quotidiano, sessantasei pagine. Appena lo apro si smembra in più parti, mi si moltiplica sotto gli occhi come succede ai baccelli degli alieni nei film di fantascienza. Lo Sport, undici pagine. Non mi interessa. Detesto i giornali sportivi dall’età della ragione. Se ne volevo uno, me lo compravo: cestino. L’Economia, dieci pagine. Non riesco a fare economia ormai da anni, e non ho una lira: cestino. Cronaca cittadina, otto pagine. Se volevo la cronaca cittadina compravo un quotidiano cittadino. Può servire se stasera voglio andare al cinema. Ma stasera non vado al cinema: cestino. Speciale Auto, quattro pagine. Vado in scooter: cestino. Cultura e Spettacolo ventidue pagine. Le metropoli del futuro secondo un architetto palesemente tossico, un trattato di psicosociologia sulle tecniche di apprendimento dei topi, un breviario sulle strategie di vendita dei supermarket, la recensione di un film Uzbeko, i programmi tv del giorno. Tengo i programmi tv, il resto: cestino. La cronaca nera, tre pagine. Non ne posso più, conosco i dettagli di tutti i crimini irrisolti dal tempo dell’assassinio di Giulio Cesare: cestino. Finalmente, resta la cronaca politica e i commenti, i retroscena, le analisi. Potrebbe interessarmi. Ma sono le stesse cose che ho già sentito ieri sera a Ballarò, a Matrix, a Porta a Porta, ad Anno Zero, a Otto e Mezzo, a Radio Londra, a Exit, all’Infedele, a In Onda, a Report, e persino a L’ultima Parola. E poi ormai è passata mezz’ora,non ho più tempo, devo uscire. E devo ricordarmi di portar giù la differenziata della carta.

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