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Il nuovo esame di maturità

Ottobre 04
02:00 2006

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni ha presentato una proposta di riforma dell’esame di maturità perché considerato poco autorevole. A detta del ministro, la precedente riforma Moratti aveva privato di serietà istituzionale la prova di maturità, decretando così l’inattendibilità dei titoli di studio rilasciati. Il ministro propone, quindi, di reintrodurre le commissioni d’esame miste e il meccanismo dell’ammissione, vincolato dai debiti formativi contratti fino a quel momento. La proposta è stata accolta in modo favorevole da insegnanti, studenti e sindacati, soddisfatti di poter uscire dal ‘caos’ creato dal governo Berlusconi in questo settore. Tuttavia, dietro una facciata così rigorosa di ritorno all’ordine e alla serietà della prova, si nascondono atteggiamenti latenti di incoerenza e ipocrisia da parte di molti insegnati e addetti ai lavori. Che la scuola, soprattutto quella superiore, sia ‘di sinistra’ non è una novità, la categoria insegnanti non fa nulla per nasconderlo quindi tale affermazione non deve scandalizzare né suscitare reazioni di stupore. Premessa necessaria, questa, per affermare che non è la riforma Moratti a decretare la scarsa autorevolezza della prova di maturità ma le modalità di svolgimento degli esami che un certo corpo insegnante ama adottare in sede di scrutinio e di svolgimento della prova. Partiamo dai cosiddetti ‘sei politici’ regalati agli studenti, un po’ per non avere noie, un po’ per non avere lavoro extra, un po’ perché il termine ‘politico’ evoca una giustizia di classe dalla quale non si può prescindere. Sempre in sede di scrutinio si decide a chi dispensare crediti in più e a chi aumentare o meno il voto per alzare il livello apparente di competenza della classe e, di conseguenza, della qualità dell’insegnamento. Sia mai che un docente decida di assegnare il giusto voto in nome del principio meritocratico, ecco che subito c’è da qualche altra parte un voto che viene gonfiato. Passiamo ai presidenti di commissione i quali, spesso, ‘raccomandano’ che non ci siano bocciature. Un capitolo a parte meritano gli studenti extracomunitari, promossi a priori in nome dell’integrazione, senza però che a questa decisione facciano da corollario attività extradidattiche particolari per aiutare questi studenti nel cammino scolastico. In una scuola che deve essere di massa ed omologata all’ideologia di sinistra, passano in secondo piano le conoscenze, le competenze e le abilità che gli studenti dovrebbero acquisire per affrontare l’Università e il lavoro. Gli insegnanti che denunciano simili atteggiamenti sono un ristretto gruppo fuori del coro, voci isolate che mettono in evidenza un malessere cronico del nostro sistema scolastico, indipendentemente dalle riforme del momento.

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