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Il Pasolini di Enzo Lavagnini e il Sacro Cuore di Ciampino

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Il Pasolini di Enzo Lavagnini e il Sacro Cuore di Ciampino

Maggio 09
11:06 2010

All’epoca in cui Pasolini insegnò a Ciampino nella scuola privata “Bolotta”, nei primi anni ’50, il rinomato complesso si presentava così come lo vediamo oggi, una struttura gigantesca mutilata dalle bombe dell’aviazione americana nel settembre del 1943, solo che allora era piena di sfollati e tanti dei vecchi ciampinesi ricordano come erano accampati negli stanzoni suddivisi in piccoli locali con tramezzi di fortuna questi nuclei familiari, i lunghi corridoi sfruttati al massimo come stanzette e lo stretto passaggio su cui sempre scorreva acqua mista a orina e scarichi di lavandini, e per chi non lo ricorda o non ha mai avuto modo di fare una capatina all’interno del famigerato Sacro Cuore quando ancora dava asilo a tanti senzatetto e senza mezzi, bene descrive l’ambiente Pasolini in qualche tratto del suo romanzo Ragazzi di vita uscito in quegli anni, e di cui si ritrova un brano significativo nell’introduzione del saggio di Lavagnini.
Enzo Lavagnini – vice sindaco e assessore all’Ambiente del comune di Ciampino – si appassiona da anni alla figura e all’opera del poeta di Casarsa e grazie al suo interessamento e al suo operato tanti aspetti stanno emergendo per una più ampia visione di un personaggio forse troppo vero per essere credibile, fatalmente attratto dalle realtà più nascoste ed esecrate. Come quella del Sacro Cuore al tempo degli sfollati, che andava a visitare – e a fotografare mentalmente – con i suoi studenti ciampinesi. Un saggio che rappresenta un buon lavoro per rivedere la Ciampino del dopoguerra con tutte le sue peculiarità e il Sacro Cuore sfasciato, ma non abbandonato e fatiscente come ci tocca vederlo oggi, uno spettacolo che accora e smuove iniziative – come il coordinamento IGDOLAB – che partono bene e si trascinano male, fra scartoffie e lungaggini e giravolte e prese per i fondelli che spengono entusiasmi e velleità. Una brutta strategia di logoramento fra associazioni cittadine riunite e amministrazione che si concluderà forse solo quando l’ex lussuosissimo collegio, denominato IGDO, non cadrà su se stesso, e allora ci sarà la battaglia finale per l’accaparramento dell’area e già si può immaginare che a vincere non saranno i buoni, ovvero coloro che pensano ad un polmone verde in una città di cemento e polveri sottili, ma quasi certamente i soliti sparvieri che si spartiranno fin l’ultimo centimetro per erigere tombe a cielo aperto. Enzo Lavagnini ha fatto un ottimo lavoro e continuerà a farlo intorno al Pasolini insegnante e certo avrà modo ancora di parlare della Ciampino che fu. Ma si spera che non ci si fermi solo a “lampi di memoria” ma si possa prospettare qualcosa di sostanzialmente riguardoso del nostro passato e del nostro futuro. Via perciò le macerie e la bruttura del Sacro Cuore o con la ristrutturazione e il buon uso della parte dell’edificio recuperata o con l’abbattimento del vecchio marcescente colosso, per farne un’oasi in cui mandare a giocare i nostri figli e nipoti, sotto lo sguardo degli ultimi vecchi ciampinesi che si raccontano come fu e come non fu che quasi cento anni fa nacque attorno ad una piazza, una chiesa e un principesco collegio un paese chiamato Ciampino.

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