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Il puritanesimo e l’infantilismo

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Il puritanesimo e l’infantilismo

04 Febbraio
02:00 2008

È un classico aspettare nell’anno nuovo una vita nuova. È normale che il primo giorno sia il proseguo del 31° giorno. Siamo abituati ai botti di fine anno, molto meno ai botti del nuovo anno. Eppure, a ben guardare, abbiamo di nuovo inventato l’acqua calda. La ben nota vicenda dell’Università della Sapienza potrebbe racchiudersi in due banali concetti: una manifesta stupidaggine di un fatto ordinario; l’infantilismo estremo che non abbandona una certa sinistra comunista. La bagarre è stata tale che una visita, di quartiere, assumesse una risonanza mondiale. Mai una contestazione di una “visita parenti”, ha subito una risonanza politico-sociale di dimensione sovra nazionale. Il boomerang scagliato è tornato al mittente carico di contrarietà nei fatti e nel merito. Nella sua evoluzione, l’argomento ha trovato un dialogo al rialzo: dalla normale solidarietà espressa nei confronti del Papa, si è passati allo schieramento politico pro-Papa, ed all’organizzazione di un Papa-day in sostituzione di un incontro di preghiera ordinario domenicale. In ogni caso si è indotta la trasformazione di una riflessione sociale ad uno scontro esasperato politico-religioso. A ben ricordare il detto “date a Cesare quello che è di Cesare, a Dio quello che è di Dio” , è il rispetto reciproco che si contraddistingue in questa frase, prima ancora della divisione dei ruoli terreni o spirituali. Questo è tutto ciò che non è successo in questa vicenda.
I politici, pronti a cavalcare un fatto, sono gli stessi che per motivi personali, terreni e materialistici, si trovano in contrasto con i dettami della chiesa. Come sempre ci troviamo di fronte a personaggi che al di là dei fatti cercano un indirizzo politico che classifichi gli individui pro o contro un evento di per sé stupido. Il puritanesimo, che investe certi personaggi, si arroga un giudizio in difesa dei propri diritti sociali materiali, investendoli di un giudizio sociale spirituale. Eccoli pronti a difendere il loro secondo matrimonio, una connessione malavitosa, uno sfruttamento sociale rivolto all’arricchimento, una convivenza con la corruzione, una condanna della migrazione più povera. Tutti argomenti condannati dagli ultimi Pontefici nel rispetto della condizione umana e disattesi dai politici difensori della libertà di parola del Papa.
Anche esponenti ecclesiastici hanno ritenuto opportuno dare risonanza al fatto, includendo nel minestrone ulteriori argomenti che trovano su sponde diverse laici e cattolici. Questo, più che distendere i toni, li esaspera ad uno scontro dialettico, ad una chiamata alle armi, a nuove crociate. Risalta subito un fatto: il problema Stato-Chiesa potrebbe non essere solo degli stati confessionali arabi. La lungimiranza dei padri fondatori della Repubblica, proprio nei cattolici come De Gasperi, ha imposto la libertà di uno stato laico. Negli anni ‘50-‘60 sono stati affrontati roventi dialoghi senza cavalcare o sfruttare eventi emotivi come in questo presente. La bassezza politica dei nostri rappresentanti è pronta allo show con dichiarazioni ad effetto ed immagine di pura rappresentanza, uno spettacolo. Ciò nonostante, a volte, la chiarezza genera problemi. Nessuno ha impedito al Papa di andare alla Sapienza. Sicuramente ci sono state delle contestazioni che solo il Papa (o lo Stato Vaticano) ha ritenuto opportuno evitare, non presenziando l’apertura dell’anno accademico. Tutto il resto è pretesto di chi alza più la voce o più è presente nei media nazionali.
Ai botti del nuovo anno si aggiungono le stelline. Politici condannati che festeggiano il successo in Sicilia (guardando i colleghi di un Parlamento pieno d’inquisiti e condannati), o nuclei famigliari da telenovela. Clientelismo, concussione, connessione, interessi, sono il credo dei politici italiani. Occupazione degli spazi sociali e dirigenziali della vita dei cittadini (non delle poltrone politiche) sono lo scopo dei partiti e partitini a cui noi demandiamo e consegniamo il controllo di tutte le attività ordinarie nell’ambito della società.

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