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Il relativismo nella scienza: aspetti storici e filosofici -2

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Il relativismo nella scienza: aspetti storici e filosofici -2

Febbraio 10
02:00 2008

Zenone di EleaLa prima affermazione della relatività del moto di cui si ha conoscenza risale al filosofo Parmenide (540?-450? a. C.), che affermando l’immobilità dell’Essere intendeva riferirsi all’intero universo, mentre riconosceva il carattere relativo dei moti dei singoli corpi all’interno di esso. La relatività del moto è trattata più esplicitamente dal suo discepolo Zenone di Elea (V sec. a. C.) nel suo quarto paradosso sul moto, noto col nome di Stadio . In esso, Zenone considera tre file di punti materiali A1, A2, A3,…B1, B2, B3,….C1, C2, C3….disposti a distanze uguali. La fila di punti A è immobile, mentre le file di punti B e C si muovono con velocità v ma in versi opposti. Zenone, per dimostrare che la velocità non è un attributo intrinseco dei corpi, mostra che la velocità di un punto della serie C è v se riferita alla serie A ed è 2v se riferita alla serie B, poiché questa si muove con la stessa velocità v di C ma in verso opposto.
Nell’età moderna, circa a metà del secolo XV, il primo ad analizzare con estrema spregiudicatezza e acume il concetto di moto è un ecclesiastico tedesco sui generis. Si tratta del cardinale di Santa Romana Chiesa Nicolò Cusano [1](1401-1464), tanto autorevole e coraggioso da non aver timori a battersi contro l’intolleranza religiosa e di fare affermazioni che ritiene vere, anche se in contrasto con i dogmi della Chiesa. Cusano, che è anche un grande matematico, filosofo e astronomo, contesta in tutto l’aristotelismo: i cieli non sono incorruttibili, cioè gli astri sono soggetti a mutamenti, l’universo è infinito e composto di infiniti astri, e quindi ogni punto può essere considerato il suo centro. La Terra, pertanto, non occupa un posto privilegiato nell’universo ed è possibile la vita di esseri intelligenti in altri astri. Tutti i corpi si muovono, comprese quelle stelle che, sembrando a noi ferme, chiamiamo ‘stelle fisse’. Il cardinale chiama in causa l’esperienza e osserva che l’unico fatto sperimentalmente rilevabile che ci può far affermare che un corpo si muove è la variazione della sua distanza da un altro. Pertanto, il moto di un corpo deve essere sempre riferito ad un altro corpo, ovvero ad un sistema di riferimento. “Se infatti uno, stando su una nave, non vedesse spiaggia, come mai potrebbe arguire che la nave si muove?”[2], diceva Cusano, ricorrendo al classico esempio della nave, che sarà successivamente ripreso da Giordano Bruno (1548-1600) e poi da Galileo Galilei (1564-1642). Un corpo può essere fermo rispetto ad un certo corpo e in moto rispetto ad un altro: è tutto quello che si può dire, tutti i moti sono relativi, perché per Cusano non esiste un moto assoluto, perché non esiste nessun corpo assolutamente fermo. Con il suo totale relativismo cinematico, Cusano anticipa le idee di Albert Einstein (1879-1955) di oltre quattro secoli, spingendosi ben oltre quelle di Nicolò Copernico (1473-1543), Galileo Galilei e Isaac Newton (1642-1727), che crederanno, invece, nell’esistenza di uno spazio assoluto e per i quali, quindi, avrà senso la distinzione fra moti relativi e moti assoluti. I primi sono riferiti a sistemi di riferimento essi stessi in moto rispetto allo spazio assoluto, mentre i secondi sono riferiti direttamente a questo. In tal senso Copernico affermerà che il Sole è fermo. Per Galilei e Newton i moti relativi sono moti ‘apparenti’, mentre soltanto quelli assoluti sono ‘reali’. Più tardi Giordano Bruno riprende le idee di Cusano sull’infinità dei mondi e sull’impossibilità di un moto assoluto. Oltre due secoli dopo, il filosofo e matematico tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716) ribadisce il concetto di Cusano, in una delle sue celebri lettere scritte negli anni 1715-1716 al teologo e filosofo Samuel Clarke (1675 – 1729), affermando che lo spazio assoluto non esiste e il moto non può essere concepito che come mutamento dei rapporti spaziali fra i corpi. E Giorgio Berkeley (1685-1753), di rinforzo, osserva che immaginando che esista nell’intero universo un solo corpo celeste, non avrebbe senso parlare di moto o di quiete, perché mancherebbe la percezione della variazione di qualsiasi rapporto spaziale con altri corpi. Tuttavia, l’idea newtoniana dello “spazio assoluto, per sua natura senza relazione ad alcunchè di esterno, …sempre uguale e immobile” continua ad imporsi fino ai primi anni del Novecento, ovvero fino all’avvento della Teoria della Relatività di Einstein, che spazzerà definitivamente ogni idea di spazio assoluto.
(Continua)
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[1] Nikolaus Krebs nato a Kues, da cui il termine latinizzato Cusano.
[2] N. Krebs (N. Cusano), De Docta Ignorantia, XIII capitolo, II Libro (circa 1440).

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