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IL SANTUARIO DELLA MADONNA DEL TUFO

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IL SANTUARIO DELLA MADONNA DEL TUFO

IL SANTUARIO DELLA MADONNA DEL TUFO
Agosto 23
15:32 2020

IL SANTUARIO DELLA MADONNA DEL TUFO

Un grande fermento nel Santuario a Rocca di Papa in questi giorni di festa, ricordando quel lontano miracolo…

Incastonato nel versante dell’antico Mons Albanus, il Santuario deve la sua origine a un lontano miracolo, documentato dai dipinti che si trovano nel sacro luogo di culto. Vale la pena partire proprio da quell’altura…

Elevata sulla pianura romana, la vetta di Monte Cavo è ovunque visibile a distanza: là i popoli della Lega latina prima, i Romani successivamente, si recavano al tempio di Giove Laziale, fulcro di unione e luogo ove sacrificare, venerare e ricevere onori dopo una fortunata impresa bellica. L’oblio e la decadenza – anche di Cabum cittadella dei Sacerdoti Cabensi addetti al culto del re degli dei – sopraggiunsero con l’avvento del cristianesimo diradandosi, in parte, intorno al IV secolo d.C. quando sulla vetta  venne edificata una minuscola chiesa dedicata a S. Pietro, come ricorda Pio II nei Commentarii.

Dopo il Mille, il luogo dell’antica Cabum riapparve citato in documenti nei quali quel Castrum de Rocce de Papa passò di mano in mano a diverse famiglie baronali, conteso  anche dal Papato per la sua posizione strategica e per il patrimonio boschivo che lo circondava. Inevitabile per gli abitanti di quel villaggio il ruolo di vassalli, sottomessi e costretti a servire il padrone di turno, deprivati di ogni diritto sulle loro terre.

Intorno alla fine del 1400, da quel monte, poco distante dal villaggio di misere casupole, si staccò un enorme masso di tufo e, precipitando lungo il versante stava per travolgere un viandante, sconosciuta la sua identità, anche se l’iconografia susseguitasi nel tempo lo vuole in groppa a un cavallo imbizzarrito. La tradizione narra che la disperata invocazione alla Madonna, facesse bloccare la corsa dell’enorme pietra vulcanica che rotolava sul pendio, dove rimase sospesa, ancorata al suolo, in barba a qualsiasi forza di gravità. Sul luogo, spianato il terreno circostante, venne edificata per devozione, una piccola cappellina e sul masso di tufo dipinta da Antoniazzo Romano, la Madonna con il Figlio. L’artista, uno tra i migliori dell’epoca – siamo agli inizi del 1500 – si trovava in quel periodo a Palazzola, dove stava dipingendo alcuni affreschi nella chiesa dell’Abbazia.  Il dipinto sulla pietra venne poi  deturpato in seguito a  un restauro mal eseguito da un certo Flaminio Santovetti, circa due secoli dopo e l’incompetente artista scontò una condanna a sei mesi di prigione.

Grande fu da subito la devozione popolare: da tutti i Castelli i fedeli giungevano in pellegrinaggio, anche scalzi, per invocare grazie. Dagli inizi del 1700 a metà del 1800, anche con le offerte dei fedeli, numerosi furono i lavori di ampliamento, ammodernamento: venne realizzata la facciata del piccolo Santuario, posta la croce all’esterno, sistemata la via in terra battuta che conduceva al paese…

Nel 1872, con una grande cerimonia e una partecipata adesione popolare dei fedeli, la sacra immagine della Madonna venne incoronata dall’Arcivescovo Edoardo Horward: era il 18 agosto.

Attualmente sono i Padri Trinitari i sacerdoti che accolgono i fedeli nel Santuario: arrivarono nel Santuario nel 1892 ( nei secoli precedenti la cappellina era stata affidata alla parrocchia del Ss. Crocifisso nell’arcaico centro storico rocchegiano, successivamente alla parrocchia dell’Assunta ): nel ‘700 essi curarono per breve tempo il Convento di Monte Cavo, abbandonato poi dopo circa vent’anni e successivamente affidato ai Padri Passionisti che vi restarono fino al 1889. Tornarono i Trinitari a Rocca di Papa nel 1845: fu loro affidata la Chiesa di S.Pietro Nolasco, in precedenza curato dai Padri Mercedari. Questa si trovava proprio dove ora c’è la Piazza della Repubblica e dietro il convento c’era il cimitero cittadino. A essi il compito di gestire le scuole pubbliche: un concittadino tra i religiosi insegnanti, padre Candido Rufini.

Fu alla fine del XIX secolo che, demolito il convento e l’antica chiesa risalenti al 1500, per far spazio alla piazza, i Padri Trinitari si trasferirono definitivamente nel Santuario della Madonna del Tufo

Prima di essere ampliato nel 1929 il santuario si presentava come una minuscolo, grazioso ninnolo: semplice, con un piccolo campanile. I lavori vennero sostenuti anche grazie alle offerte di devoti e con il contributo dell’Amministrazione comunale. Esperti – tra i quali il progettista architetto Salvatore Spadaro e il professore Corrado Ricci, Direttore Generale delle Belle Arti – suggerirono una forma circolare o ottagonale, non molto grande e con il masso di tufo posto in posizione centrale, oggetto di venerazione al quale i fedeli potessero avvicinarsi e girare torno torno. Purtroppo quel progetto non venne realizzato e anzi, il masso venne rimosso il 15 luglio 1931 dall’originario punto ove s’era arrestato secoli prima, suscitando l’indignazione e la protesta dei fedeli. Si era sempre fatto in modo, fino a quel giorno, che il grosso tufo restasse nella posizione con la quale si era arrestato nel lontano 1400. A ricordo venne lasciata una lapide, sostituita poi con una croce. Da allora la pietra tufacea si trova sull’altare, adornata di marmi policromi, al centro dell’abside. I lavori di ammodernamento, allora come poi successivamente, hanno sottratto al Santuario il fascino antico e la bellezza armonica che i nostri predecessori avevano contribuito a creare. Molti ex-voto, umili ma significativi, il vecchio altare, le lapidi e le cappelline laterali sono state trasformate nel tempo. Una di queste era la tomba di Anastasia Mechelli di soli 23 anni, morta il 25 agosto del 1878 – Ero giovane e bella e agli occhi il buio – Splendeami ognor fioriami in bocca il riso- Fui lieta sposa e come in un esilio – Parea nulla mancasse al mio desio – ma tosto in pianto volto il giorno mio… Fui come un fiore che nasce al mattino e muor la sera … Mi sia largo donzelle il vostro cuore, una prece e un fior non mi negate- . toccanti i versi che il fratello Riccardo volle porre a ricordo.

Nonostante i cambiamenti il bel Santuario è sempre meta di pellegrinaggi e i religiosi offrono la loro disponibilità pastorale in convegni, conferenze e attività di apostolato; i fedeli continuano ad affidare alla Madonna del Tufo le loro intenzioni, confidano nella Sua grazia e la preghiera si leva nel silenzio. L’emozione e la spiritualità non svaniscono uscendo dal sacro luogo: permangono sul sagrato e nello spazio antistante che offre ai visitatori un’ampia vista sull’orizzonte, quello stesso che ai nostri antenati, ai numerosi pellegrini e allo stesso anonimo cavaliere del ‘400, sicuramente tornato più volte per confermare la sua devozione alla Vergine per la grazia ricevuta, riempiva lo sguardo.

 

Bibliografia:

– Tito Basili Dal Santuario di Giove Laziale alla Madonna del Tufo-Rocca di Papa 1972

– Alberto Tenerelli- Rocca di Papa nostra –La Spiga 1997

 

 

 

 

 

 

 

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