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Il senso umano smarrito

Novembre 17
10:56 2014

René Magritte, Il senso della notte, 1927,  The Menil Collection, HoustonLa perdita del senso di umanità non è circoscritta, né ha una sola causa, anzi è universale e nasce da visioni del mondo anche agli antipodi. Così, il verbo smarrire ha una doppia valenza: transitiva per chi lo perde, intransitiva per chi, a causa di questo, si sente smarrito. Ci riferiamo alle violenze che ogni giorno vengono perpetrate e ci raggiungono con i media, i quali molto spesso non solo amplificano, ma sono propriamente funzionali alla creazione della violenza stessa.

Dicevamo dello smarrimento di chi si sente avvolto da e in un mondo dominato dalla violenza: è totale e rode dentro come un tarlo, nonostante l’apparente assuefazione. Questo spaurimento è dovuto alla constatazione che le atrocità sono generate tanto dalle società oscurantiste o arretrate, quanto da quelle progredite e permissiviste. Il tratto di unione è l’ignoranza, articolata in varie forme e gradazioni, ma che sembra vissuta, coltivata e indotta come schermo o giustificazione, quando non addirittura posta a fondamento dell’azione violenta.
Così, nel mondo arabo islamico, nel quale la strada verso uno Stato laico sembra molto difficile, una ‘distorta’ applicazione della Shari’a (vulgata come Legge del Signore) e la Jihad (guerra santa) portano alle barbare lapidazioni e decapitazioni, per giunta approvate e festeggiate, per terrore o convinzione, dalla maggioranza della popolazione. In India, in una situazione sociale devastata e devastante, lo stupro di gruppo e su minori è diffusissimo. Solo recentemente il popolo sta prendendo coscienza di tali efferatezze e vi sono manifestazioni per correre ai ripari. E nei Paesi occidentali, dove i diritti umani hanno una loro certa affermazione, le cose non vanno molto meglio. Nel senso che per un eccesso di libertà, e di ‘svagatezza’ e insipienza (dei ruoli familiari, per esempio), le violenze avvengono di frequente, salvo venire almeno sanzionate dal diritto, più o meno efficacemente.
E dunque assistiamo, per esempio in America, alle stragi causate dalla facile diffusione delle armi prevista per legge. O, in Italia, all”impensabile’ (da architettare e da ripensare) sodomizzazione con un compressore, seguita da qualche altrettanto pazza emulazione originata ‘per scherzo’ (!) e noia. Tutto ciò nella connivenza dello Stato, in America, e con la piagnucolosa, colpevole e schifosa difesa del colpevole da parte del genitore, in Italia.
Né mancano altre tragiche ‘bravate’ a tutti i livelli sociali. Come pure si moltiplicano gli scambi ‘culturali’ di violenza tra Oriente e Occidente: alcuni europei aderiscono alla cosiddetta guerra santa e tagliano gole o diventano kamikaze; altri, ben radicati nei nostri territori e perfettamente ‘ariani’, massacrano per odio o per diletto gli islamici malcapitati che riescono a fuggire dall’Oriente in fiamme e ogni altro ‘diverso’ o ‘inferiore’, per pelle, abitudini sessuali o fede. ‘Di conseguenza’ in Oriente vengono perseguitati i cristiani, sequestrati e uccisi giornalisti e volontari, inviate in giro per il mondo cellule di integralisti assassini. Tutto questo in un continuo gioco al massacro che coinvolge le menti più squilibrate: il che non vuol dire necessariamente pazze, ma semplicemente e letteralmente prive di equilibrio, facili alla suggestione. Dall’Oriente vengono inviati video di arruolamento, agghiaccianti nella loro elementare insensatezza, che nella sostanza reclamizzano: «Ti senti depresso? La Jihad darà un senso alla tua vita».
È dunque la violenza che dà senso alla vita. Certo, parafrasando il poeta, a «noi che viviamo sicuri / nelle nostre tiepide case / noi che troviamo tornando a sera / il cibo caldo e visi amici» ciò sembra assurdo. Eppure tutto questo accade a persone fragili, plagiate, costrette da deliranti ideologie assolutistiche che operano in contesti sociali di povertà intellettuale o materiale.
Ma lo scoramento è totale quando la violenza, come avviene in Paesi apparentemente civili e ricchi, è gratuita o frutto della stessa posizione di ricchezza che, anziché accogliere, disprezza gli altri che sono fuori dalla casta, fino a farne oggetto di gioco tragico. E dunque, se la violenza (dagli scontri tribali in Africa a quella raffinata della finanza speculativa) è la cifra dell’uomo, bisogna arrendersi o rimodellare l’uomo? Quasi tutti, a livello cosciente, diranno che la risposta giusta è la seconda, ma l’impresa per riuscirci sarà lunga e laboriosa. Il ‘modello uomo’ è complicato; non basterà una spatola, uno scalpello o una sgorbia: si deve intervenire dall’interno. Occorre eliminare il tumore della sete di potere e di denaro, che genera guerre e tregue per distruggere e ricostruire sempre guadagnandoci, ed enormi disuguaglianze sociali. Moltissimi sono i disperati, a volte violenti, mentre pochi porci con il colletto bianco dirigono l’orchestra e sorridono, sotto i peli ispidi…

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