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Il silenzio dei ricattabili

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Il silenzio dei ricattabili

Agosto 22
07:49 2012

Paolo Cirino Pomicino, parlamentare DC per 5 legislature, si sente un folgorato sulla via di Damasco. Dopo dieci anni trascorsi ad affrontare 42 processi (di cui 41 risolti tra assoluzioni e prescrizioni per scadenza dei termini) l’ex parlamentare democristiano fa una cruda analisi della politica dell’attuale classe dirigente, pubblicata dal Fatto Quotidiano.

In sintesi egli dice: «I partiti di oggi, a differenza della vecchia DC, sono senza uno straccio di profilo da proporre ai cittadini. Perché la selezione cortigiana dei partiti padronali ha assassinato la politica. Assistiamo a favori, assegni, prebende, assunzioni e sesso. A Montecitorio devono chiedere il permesso anche per pensare. Nel governo Berlusconi c’era persino un tariffario per la compravendita dei deputati. Hanno cacciato i dissenzienti e silenziato le opinioni, mentre la DC non aveva allontanato nessuno… Oggi il Palazzo è pieno di ricattabili. Infatti, c’è da chiedersi come mai quando il generale Ganzer venne condannato in primo grado a 14 anni per reati gravissimi nessuno si interrogò sull’opportunità che continuasse a guidare i Ros (Reparto operativo speciale), eccellenza dei Carabinieri? Perché in troppi hanno qualcosa da nascondere!» Fin qui la sincera riflessione di Pomicino (frutto di un percorso doloroso iniziato con il suo coinvolgimento in “tangentopoli”) che egli conclude con l’invito rivolto a Eugenio Scalfari, direttore del quotidiano Repubblica, a fare anche lui un “viaggio a Damasco”, magari insieme. Non fosse altro che per imparare a piangere come è avvenuto per lui, negli anni successivi alla sua attività parlamentare!
Trovo l’analisi dell’ex parlamentare DC molto realistica e vicina a quel sentimento popolare che ha spinto oltre 120.000 persone in pochissimi giorni a firmare spontaneamente on line, sul quotidiano Il Fatto, a sostegno dei pm di Palermo a quanto pare sotto attacco per la loro indagine sulla trattativa Stato/mafia, già accertata con sentenza della Procura di Firenze. Questo sostegno è stato certamente dovuto al fatto che non ci si aspetta granché dai rappresentanti politici, così lontani da quel sentimento quasi universale che vorrebbe vedere la Procura di Palermo continuare serenamente a fare il proprio lavoro di ricerca della verità sugli autori di quella trattativa, che appare sempre più come l’atto fondativo della Seconda Repubblica. Sorge il dubbio che tale trattativa sia continuata sino ad oggi, non solo perché le più importanti richieste contenute nel “papello” di Totò Riina sono state soddisfatte (smantellamento: 1°- del regime del 41 bis per i boss detenuti, 2°- delle supercarceri di Pianosa e Asinara, con il riavvicinamento dei boss alle loro famiglie, 3°- della originaria legge sui pentiti di mafia ispirata da Falcone, sostituita con un’altra che ha ridotto i tempi per pentirsi e i benefici del pentimento) ma anche perché – come sostiene Antonio Di Pietro dell’Idv – l’ultimo decreto legge presentato dal Governo sulle intercettazioni telefoniche «avrà tra i più grati proprio i mafiosi e i corrotti».
Dopotutto la classe dirigente al potere di sinistra e di destra è la stessa di vent’anni fa, ai tempi della trattativa. E quindi perché dovrebbe essere ansiosa che vengano scoperti i suoi autori? Tra l’altro, sembra che per i nostri parlamentari (tranne Di Pietro dell’Idv e Granata di Fli) tutto fili liscio a Palermo dopo che il Quirinale ha sollevato il conflitto d’attribuzione davanti alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura di Palermo per la distruzione immediata delle registrazioni telefoniche con la voce del presidente della Repubblica, senza la prevista udienza filtro davanti al giudice per le indagini preliminari. Un fatto che, invece, dovrebbe sconcertare visto che, come riconosciuto da giuristi di livello quali Cordero e Zagrebelsky, i pm hanno rispettato la legge e il codice di procedura penale. Così, sentendosi nel mirino della politica, già tre procuratori di Palermo hanno chiesto e ottenuto di essere trasferiti altrove. E nemmeno preoccupa minimamente i parlamentari il fatto che i vertici investigativi della Dia (Direzione investigativa antimafia) in Sicilia stiano per essere sostituiti dopo 20 anni di lotta alla mafia, con altre persone prive di esperienza nel campo. C’è il rischio concreto che con questo massiccio cambio di guardia di una struttura interforze voluta da Falcone (composta da poliziotti, carabinieri e finanzieri) venga spazzato via quanto di buono è stato fatto a Palermo in tanti anni di successi nella cattura di boss di Cosa Nostra. Un fatto che ha, invece, allarmato i magistrati di Palermo. È il procuratore aggiunto Vittorio Teresi a rivelare tutto lo sgomento che attanaglia lui e i suoi colleghi della Procura con le seguenti parole: «Siamo di fronte ad un’iniziativa senza precedenti, mai verificatasi almeno negli ultimi 30 anni!» Di sicuro, questa mossa politica sconforta quanti vivono con sofferenza il senso di solitudine dei magistrati di Palermo. Ma ovviamente non sconforta quei politici e giornalisti “che debbono chiedere il permesso anche per pensare“, per dirla con le parole di Pomicino, mentre il silenzio dei ricattabili continua, insieme a quello della grande stampa.

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