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Il Solstizio, il Libro dei Mutamenti ed il Ritorno…

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Il Solstizio, il Libro dei Mutamenti ed il Ritorno…

Il Solstizio, il Libro dei Mutamenti ed il Ritorno…
17 Dicembre
18:46 2019

Con l’avvento del Solstizio invernale, che quest’anno cade il 22 dicembre, avviene quel processo che è definito la “rinascita” del sole. Il termine solstizio viene dal latino “solstitium”, che significa letteralmente “sole fermo” (da “sol”, sole, e “sistere”, stare fermo).

 

Infatti nell’emisfero nord a partire  dalla metà del mese  sino agli ultimi giorni di dicembre il sole sembra fermarsi in cielo (fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore). In termini astronomici, in quel periodo il sole inverte il proprio moto nel senso della “declinazione”, cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno.

 

Subito dopo il Solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare ed il buio della notte a ridursi fino al Solstizio d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del solstizio invernale cade generalmente il 21 dicembre, quest’anno il 22, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo.

 

Il sole, quindi, nel Solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, e pare precipitare nell’oscurità ma poi ritorna vitale e “invincibile” sulle stesse tenebre… Anticamente questo evento veniva celebrato come “Sol Invictus”. Tutto parte da una osservazione attenta del comportamento dei pianeti e del sole, e gli antichi, per quanto possa apparire sorprendente, conoscevano bene gli strumenti che permettevano loro di osservare e descrivere movimenti e comportamenti degli astri.

 

Nel contempo il significato esoterico è anche quello della vittoria del reale che smaschera il fittizio, cioè quel che vero, la crescita luminosa, diviene evidente mostrando così la finzione dell’apparire.

 

Questo cambiamento nella visione spirituale viene evidenziato anche attraverso diversi eventi religiosi che sono celebrati in tutto l’emisfero nord, il più sentito per noi italiani è il Natale, in cui si ricorda la nascita di Gesù, ma sono molti di più i saggi che sono fatti nascere nello stesso periodo, questo perché la simbologia del ritorno alla luce è troppo significativa per lasciarsi sfuggire l’occasione di marcare la supremazia di questo o quel saggio, o profeta o incarnazione divina. Tale simbologia, in forma astratta o laica, ha un collegamento anche nel calendario cinese e nel Libro dei Mutamenti, il più antico testo scritto dall’uomo, in cui dal 22 dicembre si ricorda il Ritorno alla Luce della Conoscenza, con l’esagramma “Il Ritorno”, di cui parleremo più avanti.

 

Il computo del tempo in Cina avviene attraverso un calendario lunare in cui l’inizio dell’anno è sancito dal passaggio di tredici lune (si considera il passaggio delle lune nuove o nere). Questo conteggio è ufficialmente iniziato e stabilito da oltre 6.000 anni.

Il Libro dei Mutamenti, come tradizione orale, addirittura precede la formazione del calendario cinese: si trattava inizialmente di un sistema divinatorio basato sulle coordinare spazio-temporali e su di un responso oracolare affermativo o negativo in cui la linea spezzata rappresentava il no e la linea intera rappresentava il si, in modo del tutto analogo al sistema divinatorio degli sciamani mongoli e tibetani (a cui è collegato) e successivamente a quello della Pizia o delle Sibille nel mondo mediterraneo.

I cicli di base del calendario cinese sono costituiti da sessanta anni. I Cinesi erano pragmatici ed il sistema lunare si rifà alla condizione spazio-temporale sulla terra, ai cicli stagionali che riguardano tutti gli esseri viventi; i movimenti dei pianeti, al contrario, non vengono analizzati perché si privilegia l’aspetto del qui ed ora in cui ci troviamo immersi.

I commentari oggi conosciuti sul Libro dei Mutamenti sono ad opera di Lao Tze e di Confucio e/o dei suoi discepoli (risalenti circa al 600 a.C.) Nell’I Ching si possono riconoscere anche successive influenze di tipo buddista.

Secondo la filosofia cinese gli aspetti negativi non vanno scartati ma per dare la giusta risposta è necessario tenere il giusto comportamento. Questo comportamento è rappresentativo dell’evoluzione. Secondo il criterio cinese ed anche indiano (soprattutto nel sistema Taoista ed Advaita) è necessario vivere la propria natura originaria liberandosi dalle sovrastrutture come le influenze religiose, culturali e sociali. Lo Zen stesso ci esorta a perseguire l’autenticità piuttosto che la perfettibilità.
A questo proposito rammento un antico proverbio popolare: “Il Meglio è nemico del Bene”, che recitavano i contadini, miei compaesani, di Calcata.

Inserisco qui alcune annotazioni sul come consultare il Libro dei Mutamenti:

Il Libro dei Mutamenti è un testo di conoscenza e andrebbe letto come un “romanzo” in cui i personaggi sono costituiti dagli esagrammi stessi. Lasciarsi pervadere dalle immagini evocate senza tentare un’analisi è il modo migliore per avvicinarsi ad esso; il testo va compreso sia per mezzo della razionalità che per mezzo dell’intuizione, usando cioè la mente con la sua parte sia logica che analogica ovvero Yang e Yin.
Il nostro studio ci porta ad analizzare tutti i modi espressivi della mente fino ad arrivare a comprendere che colui che osserva non è diverso da quello che è osservato (e questo viene corroborato persino dalle recenti scoperte della fisica quantistica).

Ambito di formazione del Libro dei Mutamenti:
Nel periodo iniziale della formazione del Libro dei Mutamenti vigeva ancora il matriarcato ed in esso se ne trovano delle tracce, per esempio nell’esagramma “Il Farsi Incontro”, riferito al momento del Solstizio estivo (22 giugno) in cui vediamo la donna prendere l’iniziativa nell’avvicinarsi ad un gruppo di uomini. Nella cultura greca assistiamo alla lotta tra Venere, rappresentante del fascino femminile (gradito al patriarcato), e Minerva che rappresenta l’intelligenza nelle sue qualità femminili (affini al matriarcato).

Al tempo della fondazione dell’impero cinese era già in vigore il patriarcato che arriverà in Europa con gli Indo-Europei scalzando il matriarcato (vedi studi dell’archeologa lituana Maria Ginbutas), le cui ultime vestigia sono ravvisabili a Creta ed in Sardegna, luoghi abitati delle ultime enclavi di stampo matriarcale.
Le divinità tipiche del periodo matriarcale sono le divinità ctonie (della terra e sotterranee) mentre quelle relative al periodo patriarcale sono le divinità “celesti” che “virtualizzano” il concetto stesso di divinità, per esempio il dio dei Giudei (che è poi lo stesso del cristianesimo e dell’islam).

Nel sistema zodiacale indiano e nel Libro dei Mutamenti il principio maschile e quello femminile sono considerati paritari salvo che per un lieve accento a favore della cultura patriarcale; come esempio portiamo il concetto, presente nel Libro dei Mutamenti, secondo il quale la Terra senza la fecondazione del Cielo non potrebbe produrre i suoi frutti. E’ da notare comunque che la Devozione è la qualità principale della Terra e la Conoscenza è la qualità del Cielo. I due aspetti vanno integrati in quanto costituiscono una realtà unica.

Ricordiamo qui che il greco ed il latino sono lingue di derivazione sanscrita; parimenti la filosofia greca rappresenta un aspetto speculativo simile a quello della filosofia indiana. Infatti la cultura greca e latina sono di origine indoeuropea (tale civiltà parte dalla valle dell’Indo e del fiume Saraswati ora prosciugato e si estese fino alla Persia ed oltre). Altra popolazione indoeuropea furono gli Ittiti, che invasero la Mesopotamia e zone limitrofe.

Alcune considerazioni filosofiche:
Possiamo dire che la perfezione nella forma è una convenzione e come tale “perfettibile”; la perfezione per i Cinesi e gli Indiani risiede piuttosto nell’assoluto, nella coscienza interiore, nella fase che precede ogni attributo. Da qui il concetto di verità indefinibile ed ineffabile che può essere solo evocata e vissuta nello scioglimento del soggetto individuale nel soggetto universale. L’essere è espressione dell’assoluto che non si comprende né si descrive, ma all’interno del dualismo appare in forma di conoscenza empirica di un soggetto che conosce l’oggetto.

La nostra ricerca presente è basata sulla conoscenza degli aspetti concreti di questa manifestazione duale, salvo il negarlo di tanto in tanto per ricordarci che non è la verità ultima, questo percorso non è di apprendimento per conoscere quello che intimamente siamo, Coscienza Assoluta, ma ci serve soprattutto per “disintossicarci” dalla tendenza esternalizzante e da tutto ciò che essa produce (il senso di identificazione con la forma ed il nome) perché vogliamo dare meno valore a questo aspetto specifico. In realtà analizziamo l’esterno (ovvero gli aspetti riconoscibili della mente) solo allo scopo di poterne riconoscere la non-sostanzialità.

Reincarnazione e Buddismo:
La reincarnazione secondo il concetto buddista non è di tipo personale. L’incontro dello Yin con lo Yang porta alla manifestazione fisica e psichica senza che questo percorso formativo sia legato all’esistenza di un io individuale; si tratta piuttosto di un modo espressivo della coscienza che assume una determinata sembianza ed identità sulla base delle caratteristiche psicofisiche in cui si manifesta.

In altre parole l’io individuale è solo una tendenza mentale, un pensiero, una capacità identificativa, che non ha sostanza ed è solo un riflesso che si forma nella coscienza. Perciò secondo il criterio buddista non c’è alcun io individuale che si reincarna ma solo una sequenza di pensieri e tendenze mentali in una sorta di prosieguo evolutivo.

Per questa ragione si indica la realizzazione di Sé come un “ritrovare” ciò che si è sempre stati e non il raggiungimento di un qualcosa che si ottiene ex novo, questa “conoscenza di sé è allo stesso tempo imponderabile ed indefinibile ed onnicomprensiva. L’insieme di tutto ciò che è. Mentre credere in uno stato duale (dio e anima, creatore e creatura, io e l’altro, etc.) significa fissazione su un fotogramma mentale e quindi corrisponde alla morte (intesa come piena consapevolezza di Sé).

Qui si pone l’esempio dell’esame di un organismo, in cui non si tiene conto dell’insieme vitale, che è come il sezionare un cadavere per capirne il funzionamento. Ma la comprensione di quel che è vita può venire solo dalla diretta esperienza e non da una sterile analisi sul cadavere.

La coscienza è, non è coscienza di, e noi siamo coscienza.

Rappresentanze collegate alle linee che compongono gli esagrammi dell’i Ching:

Primo Trigramma:
(in basso)
1a linea (dal basso) – Terra/Gente Comune
2a linea – Uomo/ Professionista, Capacità Imprenditoriale
3a linea – Cielo/Funzionario, Sacerdote

Secondo trigramma:
(sovrastante)

1a linea (dal basso) – Terra/Ministro
2a linea – Uomo/Sovrano
3a linea – Cielo/Supremo

Si noti come tra il primo ed il secondo trigramma la scala gerarchica salga per abbracciare tutti i modi espressivi. La modalità “ottimale”, sulla base di una confacenza, viene esplicitata nell’esagramma 63 “Dopo il Compimento” ed evidenziata nella sua propensione al compimento nell’esagramma 64 “Prima del Compimento”. Il 64 è l’ultimo esagramma nel Libro dei Mutamenti ed è considerato di maggior valore rispetto al precedente perché il movimento insito in esso porta ad un senso di perenne accrescimento e ricerca di armonia.
Ma non dimentichiamo che tutti gli esagrammi sono formati dall’incontro della Terra con il Cielo.

Esagramma del Momento Corrente: “Il Ritorno” (Dal 22 dicembre al 20 gennaio)

Fino all’avvento del Solstizio invernale le giornate si accorciano sempre più ed il Solstizio stesso rappresenta la giornata più corta dell’intero anno, dopo la quale il periodo di luce prende gradualmente ad aumentare di nuovo. Questa dinamica viene rappresentata visivamente da cinque linee spezzate con una sola linea intera alla base: la “luce che entra dal basso” ritorna.

“Radice e tronco del carattere”- il carattere è la capacità estrinsecativa; la linea intera sottostante alle cinque spezzate rappresenta il bene in quanto essa è la radice che inizia a formare il carattere.
In questo caso gli “ignobili” sono ancora in maggioranza ma si percepisce la “luce interiore” o “bene” che inizia la sua ascesa.
In questa circostanza sentiamo il richiamo del bene presente come coscienza, come sostanziale impulso alla crescita, e la luce come da sua natura si pone ad emendare ciò che è disdicevole per la crescita del nostro carattere.

La capacità evolutiva è la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta; rappresenta anche ogni inversione di rotta, l’autocritica, la conoscenza delle proprie caratteristiche: si voltano le spalle alla confusione dell’esteriorità (l’apparire, la ricchezza, ecc.) e si scorge il divino nel profondo dell’anima, ovvero l’Uno.

La suddetta visione è in stato germinale ma possiede già un valore intrinseco rispetto agli oggetti esteriori: l’Uno è la nostra natura e troviamo l’identità nella forza evolutiva che si compie nell’esistenza.

L’animale archetipale corrispondente è il Bufalo (Capricorno); esso rappresenta l’intelligenza minervina femminile ed ordinativa, il risveglio dell’anima individuale. L’ordinamento è meritocrazia senza prevaricazione, la modalità appunto matriarcale. Per ottenere questo tipo di ordine è necessario l’abbandono dell’emozionalità.
Il bufalo rappresenta inoltre la forza stabilizzatrice nelle prove della vita, l’integrità. Esso possiede autocontrollo, dedizione e fedeltà; è conservatore ed analitico.

Il Nobile e L’ignobile:
Le Vie del Nobile e dell’Ignobile sono prodotte dal movimento interno alla psiche collettiva. Il Nobile non può seguire la via degli Ignobili per sconfiggere i medesimi in quanto seguirebbe il “male” nel suo percorso. Ciò che il Nobile può fare è conservare il seme dell’intelligenza, non certo ricercare risultati nel mondo esterno. Questa qualità va preservata in vista di un successivo sviluppo della coscienza a favore dell’evoluzione.

La massa segue sempre l’energia dominante, positiva o negativa che sia. Al momento in cui la massa raggiunge il suo massimo livello di espansione si ottiene il seguente livello evolutivo della coscienza. La spirale evolutiva è un processo eterno che non può compiersi all’interno del processo stesso in quanto si svolge nello spazio-tempo.

Ci è concesso coltivare noi stessi a patto di rispettare le condizioni in cui ci troviamo: non dobbiamo quindi rinunciare allo svolgimento delle funzioni nell’ambito esterno ma evitare accuratamente di subire il fascino di tutti quei meccanismi che indeboliscono il potere della coscienza (qui intesa anche in senso morale).

Si trova il “retto agire” per mezzo di verosimili sforzi volti ad ampliare e condividere la coscienza che ci appartiene; questo atteggiamento è tipicamente confuciano mentre il Taoismo è più improntato all’osservazione distaccata.

Il mondo spirituale si trova qui nella vita quotidiana, è sempre presente nella manifestazione a rappresentare il potere della manifestazione stessa.

Le identificazioni sono tutte di carattere illusorio ma allargando il campo dall’interesse da esclusivamente personale a quello della propria famiglia, della terra di origine al continente, e così via, si allargano i confini della nostra “gabbia” mentale fino a trascenderli, in un vero e proprio processo di espansione della coscienza… che infine trova il compimento in se stessa.

 

Paolo D’Arpini

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