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IL TERMOVALORIZZATORE DI SANTA PALOMBA NEL DISINTERESSE DELLA POPOLAZIONE

IL TERMOVALORIZZATORE DI SANTA PALOMBA NEL DISINTERESSE DELLA POPOLAZIONE
Dicembre 16
14:05 2022

Nel suo discorso di insediamento alla presidenza degli Stati Uniti il 20 gennaio 1961 John Fitzgerald Kennedy chiudeva con queste parole “Non chiedete cosa può fare il vostro Paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese”.

Alexis De Tocqueville, all’inizio dell’Ottocento, sosteneva che coloro che guidano la società in una democrazia debbono essere più “virtuosi”, e quindi “migliori”, di coloro che governano.

Come siamo messi, oggi, nei Castelli Romani?

Come in tutto il Paese, i cittadini eleggono persone che necessariamente somigliano loro, nel bene e nel male. Troppo spesso gli elettori chiedono loro favori per venire incontro ai propri bisogni personali e immediati e, troppo poco spesso, invece, chiedono giustizia, equità, rispetto del pianeta e delle regole fissate dalle leggi. Inseguono il loro particulare, non le idee e i valori universali, un progetto di un mondo migliore. Dove sono le manifestazioni contro la brutalità del regime di Teheran? Sui canali social si assiste a giuste richieste, critiche alle amministrazioni locali per la loro scarsa efficienza, si reclamano diritti, ma non si vede né menzione né testimonianza dei doveri e di adesione alle indicazioni di Kennedy.

Il più eclatante esempio di assenza dei cittadini dalla cosa pubblica è costituito dal disinteresse per la decisione del Comune di Roma di installare un termovalorizzatore con la sua ciminiera di 100 metri a Santa Palomba. Ancora una volta il Comune di Roma scarica i propri problemi sui Castelli Romani, e in particolare su Albano, Ardea, Pomezia, ma non solo su di loro, che subiranno il sopruso della Capitale con contraccolpi sulla salute dei cittadini e sul valore delle proprie attività economiche e immobiliari. Il disinteresse dei cittadini per una “tegola” che sta cadendo sulla testa loro e dei propri figli è riflesso dai social media: gli articoli che trattano il tema del termovalorizzatore ricevono un riscontro minimo, quasi nullo, mentre, al contrario, la questione delle buche delle strade o altri temi similari sono oggetto di un fecondo (?) ed intenso dibattito.

E’ in corso una battaglia condotta da anni da un ristretto numero di persone, di fatto alcune decine, riunite in alcuni comitati civici e organizzazioni ambientaliste, che si battono coraggiosamente per contrastare scelte dannose per la collettività, a cominciare con la discarica di Roncigliano di Albano e ora per opporsi alla costruzione del termovalorizzatore. Ma tutti gli altri cittadini dove sono? Sono assenti e, se le cose andranno come sembra, tra qualche anno subiranno le conseguenze di scelte errate non contrastate quando c’era bisogno di impegnarsi e far sentire la propria voce – e quando necessario scendere in piazza. E i politici eletti da quegli elettori? I sindaci e gli amministratori locali hanno, nel caso del termovalorizzatore, un ruolo marginale: la scelta è, in termini di assetto istituzionale, nelle mani della Regione Lazio e del sindaco di Roma. Invece di cincischiare e assumere posizioni diversificate tra loro, i sindaci dovrebbero intraprendere una decisa azione tutta politica: fare fronte unico e dimettersi dai propri partiti e rimettere l’incarico di sindaco. Ma non lo faranno poiché, come è evidente, non hanno dietro la spinta di una popolazione politicamente impegnata (e indignata) che sostenga una così dirompente iniziativa.

Viene in mente quanto disse don Abbondio al cardinale Federico Borromeo: Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare” – in questo caso il coraggio legato a un disegno politico, d’una chiara e definita weltanschauung (la concezione del mondo, della vita, e della posizione in esso occupata dall’uomo) che può condurre a scelte impopolari.

A parte alcuni gruppi di cittadini, certamente virtuosi, che si raccolgono in iniziative di solidarietà (ma non politiche), abbiamo di fronte una società addormentata, passiva, con la testa rivolta all’indietro, che tanto chiede e poco dà, orientata più al consumismo che al perseguimento di ideali di solidarietà e di rispetto della natura.

Il quadro che abbiamo di fronte non è affatto incoraggiante: in un contesto di declino generale, etico, morale, demografico, di una guerra in corso in Europa, di aumento dei prezzi dell’energia, nei Castelli Romani, ma purtroppo non soltanto nei Castelli Romani, siamo di fronte a un popolo (le pecore di biblica memoria) più vizioso che virtuoso, guidato da una leadership (il pastore) senza le necessarie capacità, senza progetto e senza coraggio.

Come uscirne? Come onorare la storia bimillenaria di uno degli angoli più belli al mondo?

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1 Commento

  1. Simonetta
    Simonetta Dicembre 17, 11:30

    Condivido pienamente questi articolo che rispecchia perfettamente il mio punto di vista
    Sono amareggiata da questo disinteresse della maggior parte dei cittadini di fronte a soprusi di ogni genere inflitti da coloro che governano con pieni poteri in quanto hanno di fronte un popolo che oramai si sente impotente e incapace di contrastare le ingiustizie sempre più all’ordine del giorno.
    Un popolo che ha perso la consapevolezza del proprio ruolo di attore e non di spettatore in un mondo che va sempre più contro natura.

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