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Il vestito buono e la maglia di lana

Agosto 14
15:01 2013

All’autore veliterno Luca Leoni è stata affidata la conduzione del dibattito e al giovane e bravissimo Alfredo Piacentini le letture. Vivace la presenza del poeta dialettale Giulio Montagna che ha gradevolmente tenuto vivo l’interesse della platea. «Nasco come autrice di poesia dialettale, il dialetto è stato il mio primo amore e ancora prima del roccheggiano ho amato il romanesco. Molto ho letto del Belli e del Trilussa e ad essi mi sono ispirata nei miei primi scritti» Così ha risposto alla prima domanda l’autrice. In Svringuli Svranguli, la sua prima opera, (il titolo riprende il nome in dialetto della pianta selvatica “la berretta del prete”) molte sono le poesie in vernacolo. Rita Gatta ha sapientemente mescolato poesia, narrazione e arte pittorica con le numerose immagini delle tele donatele da diversi autori locali. Nel libro si raccontano usi e costumi di una vita contadina oramai scomparsa e alcuni personaggi che ne hanno fatto la storia. Fra tanti, si ricorda Lippò, lo sceriffo di Rocca di Papa: un uomo vissuto nei primi del novecento che ha colorato con la sua stravagante personalità i vicoli del paese. Dopo le prime domande quasi di rito, la serata si è animata con le letture tratte dall’ultima pubblicazione Fruscii del Silenzio. “Vecchia foto” apre le danze. L’incredibile interpretazione del bravo Alfredo Piacentini, dà vita ai versi di grande sonorità; segue “Vladimiro”, sonetto poetico che racconta la storia di un soldato italiano disperso in Russia durante il conflitto mondiale e poi “Quartiere Bavarese”: un delicato ritratto di un luogo reale ma fantastico allo stesso modo. L’autrice rispondendo a una domanda di Luca Leoni, spiega il perché del suo amore per il mare: infatti in molte poesie ricorre l’immagine della marina, vedi in “Burrasca” e “La voce del mare”. Ha dunque detto: «Mio padre era un palombaro e la mia infanzia l’ho vissuta vicino al mare, è impossibile dunque per me non averne ricordi e memorie.» Le letture sono proseguite con “Uomo” che descrive poeticamente il ‘divenire padre’, la paternità, e “Focolare” che racconta dell’intimo calore della vita dei boscaioli. E poi “Addio” “Donna” e “Vita” dove l’autrice regala con i versi immagini pulsanti e vive della maternità e del dolore della partoriente: Il vagito è un’assordante sinfonia… bellissima descrizione del primo anelito di vita, di un grido possente e allo stesso tempo delicato. Quando poi alla poesia in lingua si sostituisce quella in dialetto roccheggiano la sala si esalta e le risate e gli applausi prendono il posto dei ragionamenti e dei pensieri. È quasi al termine della serata che il poeta dialettale Giulio Montagna pone il quesito: «Ha più valore la poesia in lingua o quella in dialetto?» Allora magicamente la platea si anima. «La lingua italiana è un po’ come il ‘vestito buono’, ti presenta elegante, affascinante, aristocratico» dice Luca Leoni. «Ma il dialetto è la ‘maglia di lana’» risponde secco Giulio Montagna «Ti preserva dagli spifferi e dalle correnti d’aria che avvelenano la buona scrittura.» «Il dialetto è divertimento, ironia, vitalità! La lingua italiana è sentimento, introspezione, emozione» conclude l’autrice Rita Gatta. La serata finisce con il ringraziamento agli autori che hanno generosamente prestato le loro opere pittoriche, per impreziosire il già bel libro Fruscii del Silenzio ma lascia simbolicamente aperto l’annoso dibattito: «È migliore la poesia in lingua o quella in dialetto, meglio il vestito buono o la maglia di lana?» Ai lettori la risposta!

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