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In nessun paese, di Ivan Scalfarotto e Sandro Mangiaterra

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In nessun paese, di Ivan Scalfarotto e Sandro Mangiaterra

Aprile 10
17:39 2012

Titolo: “In nessun paese”. Autori: Ivan Scalfarotto e Sandro Mangiaterra. Edizioni: Piemme. Sottotitolo: Perché sui diritti dell’amore l’Italia è fuori dal mondo. Concentratevi così, cari lettori e come riesce a fare sapientemente il presente libro, sui diritti sociali negati, «uno dei nodi cruciali su cui si gioca il futuro di un Paese». Diritti negati di persone che alla fine sembrano essere fantasmi. Uomini e donne, da soli e in compagnia. Coppie di fatto che vanno dagli eterosessuali ai gay ed alle lesbiche. Che vorrebbero poter vivere normalmente nell’Italia a cui appartengono sulla carta scritta ma dalla quale ne sono discriminati dal calderone del pregiudizio e della legge che bollono, bollono sul suolo patrio. Persone che alla fine restano solo e solamente «figli di un dio minore, cittadini di serie B, con minori diritti e minori doveri».

«Persone in lotta per l’affermazione della propria identità e dei propri diritti. Innanzitutto il primo, il più importante: il diritto all’amore». Persone che, insisto nello scriverlo, «rimangono senza tutela. Costrette a fare i conti con mille difficoltà quotidiane, grandi e piccole: Perché? Leggete, leggete la meravigliosa e spietata introduzione dal titolo Dei diritti e delle pene. E provate a smentire Scalfarotto quando, a pagina 10, così scrive: «Un paese [l’Italia] dove non tutti sono uguali davanti alla legge, dove esistono cittadini di serie A e di serie B. Da una parte gli uomini, bianchi, eterosessuali, tutelati de jure e avvantaggiati de facto. Dall’altra le donne, gli immigrati, i disabili e, ovviamente, gli omosessuali, trattati come diversi e spesso considerati un pericolo per l’ordine costituito». Non bastano i riconoscimenti alle persone diverse del Ministrro delle Pari Opportunità e della Presidenza del Consiglio a smuovere le acque paludose della legislatura nostrana e della benpensante società. La “testa nella sabbia resta” e rimane ancorata all’idea di una collettività tradizionalmente intesa. Teniamo ben presente il fatto che potrebbe toccare ad ognuno di noi diventare o scoprirsi “diverso”, in più accezioni, e quando meno il tempo si concede di farlo accadere. Smettiamola di Essere ed iniziamo ad essere. Diversi più o meno, con linguaggi diversi e diverse visioni della vita.

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