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Inceneritore. L’imbroglio è chiaro, il resto è fumo

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Inceneritore. L’imbroglio è chiaro, il resto è fumo

Luglio 12
10:18 2010

La storia, lunga e intrigata, prende il via verso la fine del 2007, inizio 2008, quando si cominciò a vociferare che in vista della chiusura della discarica di Roncigliano e di quella di Malagrotta a Roma, giunte a saturazione, sarebbe stato realizzato un inceneritore ad Albano, e immediatamente si costituì il Comitato “No Inceneritore”. Subito dopo venne inserita nel Piano Rifiuti Regionale la costruzione del famigerato impianto e rilasciata l’autorizzazione alla costruzione del settimo invaso della discarica – parallela e funzionale alla costruzione del gassificatore – , nonostante tale discarica doveva essere chiusa già nel 2005 e poi con la saturazione del sesto invaso nel 2008. Vale ricordare che un inceneritore brucia solo circa un terzo dei rifiuti complessivi – il cosiddetto CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti) costituito soprattutto da materiale riciclabile come carta, plastica, legno e derivati – e il restante 70% finisce comunque in discarica, insieme ai rifiuti speciali prodotti dalla combustione.
La prima V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale) com’era scontato che fosse risultò negativa, ma poi non si sa per quali misteriose e potenti intercessioni diventò positiva, e il quarto impianto venne “approvato” – con evidenti scorrettezze nella procedura – dal Consiglio Regionale il 24 giugno 2008, giusto in tempo prima che scadesse il 30 giugno il Commissariamento speciale per i rifiuti.
Senza alcuna gara d’appalto pubblica – materia di ricorso alla Corte dei Conti – , con DIA fittizie e altri garbugli, si fece figurare che il 29 dicembre 2008 fossero formalmente iniziati i lavori del nuovo impianto, che l’allora Giunta Mattei fece la bella mossa di voler bloccare, nonostante avesse dato in precedenza parere favorevole insieme agli altri Sindaci dei Castelli. In realtà, a parte la recinzione, il cantiere deve ancora partire, e ciò va a confermare che tutto l’ambaradàn puntava solo a garantirsi la bella cifrotta dei contributi pubblici dei Cip6, a carico degli utenti Enel, destinati all’incremento delle fonti di energia rinnovabile, e che la UE aveva imposto dovessero cessare il 31 dicembre, ovvero due giorni dopo la finta partenza dei lavori. Un vero colpaccio in zona Cesarini.
Era il tempo in cui Marrazzo spopolava per le piazze, ma già doveva difendersi da chi l’odore di bruciato l’aveva riconosciuto e non glielo mandava a dire. Marrazzo, con la scorta dei carabinieri sempre a portata di voce, tentava di placare ogni movimento di protesta, specialmente dei giovani, con la sua parlantina di consumato conduttore televisivo, e sotto il tiro di epiteti ahimè poi rivelatisi appropriati, amava rispondere con un cordiale: “Siamo qui per voi, lavoriamo per voi”. E infatti s’è visto.
Tornando a bomba. Il Comitato, diventato nel frattempo Coordinamento No Inc, non si batte alla cieca o per pura demagogia. Documentazione alla mano, sorretto dal parere degli esperti, dalla conoscenza diretta della situazione e delle pressioni che gravano sul grosso e goloso affaire basato sullo smaltimento dei rifiuti, affiancato da chi non ne può più di tanta inciviltà e disprezzo per il territorio e la salute pubblica, e sostenuto dalla stampa locale e non solo, il Coordinamento lontano dall’abbassare il livello di guardia si rafforza ogni giorno di più, di pari passo col pericolo che avanza fra depistaggi e cortine fumogene, dietro cui si combinano accordi e si perseguono mire. Che sono manco a dirlo il profitto immediato e il potere che la ricchezza comporta. E chi paga paga.
E mentre i Governatori si susseguono alla Regione destreggiandosi alla meno peggio, e mentre continua la giostra di ricorsi e rinvii fra il Coordinamento e il TAR Lazio, e i Sindaci dei Comuni interessati dicono e non dicono e disdicono, l’Amministrazione di Albano si dice in procinto di avviare una propria causa, sensibile probabilmente più che alla salute della gente agli equilibri politici interni, oltre che al deprezzamento della zona, che per le sue bellezze e ricchezze archeologiche e culturali dovrebbe vivere di rendita. Marini e Fiorani, rispettivamente sindaco e assessore all’Ambiente di Albano, alle voci sempre più allarmanti che danno per imminente la partenza dei lavori, dopo le ultime autorizzazioni che si attendono dalla Regione, hanno convocato sindaci di numerosi comuni e si dicono decisi a chiedere l’intervento della Provincia per scongiurare ciò che non vogliono si verifichi sul loro territorio, ma il quadro in costante movimento non dà modo di capire le reali intenzioni dei personaggi invischiati nella vicenda.
Intanto la discarica di Roncigliano sta scoppiando dopo trent’anni che ingurgita rifiuti indifferenziati, con il numero e l’altezza e il volume degli invasi ben oltre il limite consentito, e la brutta impressione è che da una certa parte si tenda a guadagnare tempo piuttosto che impostare un modello ad “impatto zero”, così che scoppi l’emergenza e gli interessati allo sfruttamento malsano dei rifiuti – Cerroni, Ama e Acea e Company, provvisti dell’autorizzazione a realizzare l’inceneritore firmato dall’ex presidente della Regione Lazio il 13 agosto 2009 – possano intervenire secondo programma, profittatori senza coscienza e senza mestiere, incuranti dell’oggi e del domani e del tutto refrattari ai provvedimenti che si potrebbero adottare per il contenimento e il riciclo dell’immondizia, in vista di soluzioni alternative a inceneritori e gassificatori e simili, detti anche pomposamente termovalorizzatori, che gestiti male come sono diventano forni micidiali. Tanto è vero che qui si nicchia e si temporeggia, che arrivati a questo punto ancora si discute sulla raccolta differenziata, i cui vantaggi sono chiari a tutti, ma non a tutti graditi: più rifiuti si accumulano e più cresce l’affaire, alla faccia del rispetto per l’Ambiente e per la salute pubblica.
Info: www.noinceneritorealbano.it

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