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Incredibile: forse una traccia dei Giganti sui Colli Albani: le Tombe a Grotticella e i Rinaldoniani

Incredibile: forse una traccia dei Giganti sui Colli Albani: le Tombe a Grotticella e i Rinaldoniani
Gennaio 19
21:04 2022

          Nel 1982, congiuntamente con Capri Angelo, mio socio nello studio e ricerche storiche sui Colli Albani, scoprimmo quelle che sono un “unicum” sui Colli, a Rocca di Papa: le famose due “Tombe a Grotticella”. Nel 1983 partecipai con il museo di Albano ai primi rilievi della tomba “A” (la tomba “B” era sommersa dalla terra, e si capì subito che si trattava di sepolture molto particolari fatte per personaggi importanti: avevano la celletta semicircolare per adagiare  il defunto in posizione fetale prive del letto di giacitura e un lungo dromos, tutto scavato nel tufo).

Esse non hanno nulla in comune con la classica ideologia funeraria della casa simbolizzata nel Lazio arcaico, perché esse sono molto, ma molto più antiche.

Vista in pianta la sepoltura, si pensò che assomigliasse all’elsa di una spada o a un guerriero stilizzato. Nel 2007 e nel 2009 collaborammo con la Soprintendenza e l’Università Tor Vergata alla ripulitura totale ed ai rilievi delle due tombe. Ancora una volta emerse un’altra particolarità di queste sepolture: il loro dromos (corridoio) era il più lungo finora mai trovato in Italia e non solo, con i suoi mt. 9,70.

La tomba “B”, setacciato tutto il terriccio, restituì circa un centinaio di frammenti di vasellame del XVI secolo A.C., ma attenzione, non vasellame da corredo funerario, bensì di uso domestico (olle, oleate, scodelle, brocche ecc.) o scivolato da abitazioni poste sul  monte sovrastante le tombe o lasciato da antichi visitatori di passaggio, dunque la data del XVI A.C. è solo provvisoria/incerta. Le celle semicircolari o ellittiche misurano nella tomba “A” mt.  0,75×1,25×1,50 con il dromos di mt 7,50, mentre la tomba “B” misura mt 0,85×2,80×1,50 con il dromos da mt. 9,60.

La tomba più grande, la “B”, si pensò che fosse stata allargata per deporre più defunti, cioè un’intera famiglia. Le tombe, dalla forma particolare ed unica, hanno molte analogie con quelle dell’eneolitico dell’Italia meridionale, insulare e dell’Etruria. Ci hanno fatto molto riflettere: la particolare forma a guisa di imbuto del corridoio (dromos),  la completa assenza del letto funerario,  posizionate perfettamente sull’asse nord-sud. Da ciò abbiamo desunto che la particolare forma delle tombe rappresenta  semplicemente il grembo della Madre: l’uomo dopo il ciclo della vita ritorna  nell’utero della Madre. L’inusuale forma del dromos allungato e imbutiforme rappresenta la vagina; la celletta semicircolare, priva del letto di giacitura, raffigurava l’utero materno. Ora, secondo la mia ricerca,  tutti questi  dati e cioè la celletta senza letto di giacitura, il lungo dromos, il grembo della Grande Madre,  l’asse di posizione, il materiale dove sono state scavate (il tufo) e i materiali fittili che non fanno parte delle sepolture, mi hanno portato a comparare il tutto con la civiltà o cultura del Rinaldone, nome dato dalla cittadina dove è stata trovata e studiata la prima e grande necropoli (essa compare in Italia nel 4000 avanti Cristo e scompare nel 1800 avanti Cristo.

Precisiamone  l’ubicazione: si trovano nella località di Viterbo, Montefiascone, lago di Bolsena, Pitigliano, lungo il fiume Fioria (cioè nel Lazio), in Toscana,  in Campania e in Puglia; sono legate al culto della Grande Madre; le sepolture sono a Forno o a Grotticella con cella ellittica, dedicate a personaggi importanti (il defunto è deposto in modo fetale.  Esperti dell’astronomia e raffinati conoscitori della metallurgia (mi riferisco al quella del rame, da cui prende il nome un’era protostorica), ricavano tuttavia le sepolture dal tufo, e da qui la somiglianza strabiliante  con le nostre due tombe.

Nel 1903 l’archeologo Pernier – nel sito di Ferento – rinvenne decine e decine di tombe intatte. Continuano gli studi e  scavi, dal 1942 fino al 1976, da parte  del  dott. Ferrante Muller, poi dell’archeologo De Palma; in altri siti tra il Lazio e la Toscana gli studi vengono portati avanti da  Alberto Palmucci, dal dott. George Dennis, dal dott. Francesco Nicosia sovrintendente della Toscana.  Ora la cosa straordinaria e poco nota è che le relazioni dei suddetti archeologi dicono che in moltissimi “avelli” sono stati trovati  scheletri alti dai mt 2,20 ai mt 2,40 e oltre. Si tratta di veri giganti. I Rinaldoniani venivano anche identificati come i “Giganti del mare” (vedi Alberto Conti e Giovanni Feo). Dunque io suppongo che non solo abbiamo un “unicum” come tipologia di sepolture sui colli Albani, ma anche un “unicum”, come la tomba “B, che può contenere precisamente uno scheletro di mt 2,40 – 2,60, che non sia stata allargata per fare posto ad altri defunti ma per contenere un “gigante”. Probabilmente abbiamo la prima testimonianza di una tomba che può contenere un “ gigante” sui Colli Albani. E’ tutto da dimostrare, s’intende, ma ogni riferimento e similitudine sopra esposti, fanno pensare a una probabilità da non scartare, talmente essa corrisponde a ragionamenti deduttivi – e non solo da me intuiti.

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2 Commenti

  1. Armando Guidoni
    Armando Guidoni Gennaio 20, 12:48

    Ho chiesto a Riccardo Bellucci indicazioni più precise su queste grotte e lui mi ha scritto:
    “Sul monte delle Grotticelle, alle falde dei monti delle Faete in Rocca di Papa. Si raggiungono passando in via dei Corsi posta sulla via dei Laghi altezza del campo sportivo di Nemi”

    Reply to this comment
  2. Franco
    Franco Gennaio 20, 11:03

    Interessantissimo.
    Dove sono ubicate queste tombe, ai Castelli Romani?
    Complimenti.

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