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Intervista a  Gérôme Bourdezeau

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Intervista a  Gérôme Bourdezeau

Agosto 01
15:06 2020

Un opinione interessante sul cinema ai tempi del Covid -19: Intervista a  Gérôme Bourdezeau.

Francese di Angoulême, Gérôme Bourdezeau ha diretto, dal 2016 ad oggi, il cinema Alfellini di Grottaferrata e gestito un cinema a Tarquinia. É cofondatore di DGC & Consulting, presidente del Tarquinia Film Office. É Food and Retail Management Expert per Eataly.  É, pertanto, la persona adatta a raccontarci la situazione nel mondo dell’audiovisivo alla luce delle disposizioni anti-covid 19 e della crisi economica che ne deriva. Gli abbiamo fatto alcune domande, via Skype.

L’industria del cinema è fondamentale per il soft power dell’Italia nel mondo: 200000 persone vi lavorano da noi con grande impegno. Cosa ne sarà di tale settore, in particolare per quanto riguarda le sale cinematografiche?

Lockdown a parte, il nostro settore ha preso uno schiaffo e continua a subirlo in maniera più radicale: i luoghi di aggregazione sono venuti a mancare e le persone non si sono più presentate in sala. I settori dell’audiovisivo, né saggiamente né paurosamente, hanno deciso che sarebbe stato pericoloso effettuare investimenti ingenti, posizionando titoli all’inizio di una stagione estiva che, si sa, è storicamente molto debole in Italia, per quanto, da un paio d’anni, si cerchi di spingere l’industria cinematografica italiana per invertire tale tendenza. Con la pandemia che ha generato ulteriori paure di mancati investimenti, chi ha riaperto dopo il 15 giugno, potrà a breve valutare gli effetti di tale apertura. Io e la mia socia abbiamo preferito chiuderci a riccio, cercando di fare altro, nella speranza di una ripartenza: non possiamo correre il rischio, come moltissime aziende, di maturare debiti, senza avere la possibilità di rispondere strategicamente a un passivo di cui rimaniamo comunque responsabili.

E allora?

Ci sono una miriade di titoli pronti e facilmente programmabili, ma i distributori, saggiamente, hanno preferito non rischiare, anche se tra il 15 e il 22 giugno si è verificata una maggiore partecipazione da parte del pubblico fedele nelle sale italiane. Purtroppo, con 2/3 titoli,  per quanto belli (come i Miserabili), non si riescono a garantire gli incassi. Alcuni hanno aperto, in parallelo, arene e drive in, ai quali pure io ho lavorato, durante il lockdown, insieme ad altri esercenti. Però non ho aperto nulla: troppe incognite rispetto alle certezze. Gli affitti aumentano, le spese fisse vanno avanti; mentre il personale è in cassa integrazione: meglio mettersi in letargo indotto, ed aspettare. Abbiamo avuto altri timori fondati: un paio di piazzamenti di titoli internazionali forti, family o più trasversali, come l’ultimo Nolan, del cinema in sala, come Tenet oppure Renoir, o Mulan (della Disney), sono stati fatti in un primo momento; ma dopo un  paio di settimane di osservazione del comportamento del pubblico tra il 15 e il 30 giugno, sono stati levati. Alla maniera della scuola, è apparso evidente che eravamo uno di quei luoghi a rischio di focolai di coronavirus e che ciò necessitava una richiesta di prudenza, un distanziamento fisico che non eravamo in grado di garantire.

In che modo bisognerebbe supportare la vostra attività?

Noi siamo stati sempre trasparenti. E lo siamo stati fino a quando la Regione Lazio non ha applicato una sorta di bando di sostentamento, per una percentuale del 40% degli affitti, per gli esercenti affittuari, non come proprietari di strutture. Nel nostro caso, per le proprietà immobiliari dei due cinema, avremo tale copertura per i tre mesi di aprile, maggio e giugno (marzo lo avevamo pagato regolarmente, a sale chiuse). La Regione Lazio è stata la prima a mettere in campo qualcosa che riguardasse direttamente le strutture del settore cinematografico. Siamo ancora in attesa che determinati annunci si trasformino in fatti, senza tirare in ballo il credito d’imposta: del credito d’imposta non sappiamo che farcene! Alla luce di ciò, ritengo che vada profondamente ripensata la filiera ed il nostro modello culturale economico: bisogna favorire per meritocrazia tutti coloro che rispettano le regole nel nostro settore. Purtroppo, soffriamo di un modello che è rimasto praticamente uguale da tantissimi anni: quello degli aventi diritto, della SIAE, delle percentuali con i distributori, e così via. Inoltre, chi paga un ingresso (ed un ingresso fisico corrisponde ad un biglietto emesso, quindi alla risalita dei proventi per gli aventi diritto), beh…paga anche per tutti quelli che, in qualche modo, evadono. Ed una percentuale di noleggio al 48%, al 50%, al 51% (perché negli ultimi 12 mesi qualcuno ha spaccato il tetto psicologico del 50%), per biglietto d’ingresso, ai distributori, ci riporta al parallelismo con lo Stato: se tutti pagassero le tasse, tutti ne pagheremo meno! Bisogna ripensare a tutto ciò, in modo da evitare di trovarci in affanno: non è detto che a settembre, o ad ottobre, se non arriva un vaccino o una cura, non si torni al lockdown. Bisogna agire con prudenza.

In che modo reinventare la filiera cinematografica per trovare sinergie con gli altri settori della Cultura e del Turismo?

Abbiamo luoghi che possono e dovranno vivere in un altro modo, partendo dalle varie fasce d’età. Per i più giovani, c’è una nuova associazione di categoria che si chiama UECI (Unione Esercenti Cinematografici Italiani), nata durante il lockdown, perché in molti si sentivano non rappresentati a dovere dall’associazione storica che è la ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema). La quale sta lavorando sulla possibilità di creare esperienze di “gaming” nelle sale cinematografiche, al fine di captare quel pubblico giovanile che magari non si è avvicinato al mondo del cinema, e neppure a scuola. Rispetto al mercato italiano, quello francese, da tempo, lavora con il cinema come mezzo pedagogico, a partire dalle scuole per l’infanzia. In Italia, troppo è ancora lasciato alla singola volontà e sensibilità degli insegnanti. Da settembre le scuole avranno, però, bisogno di nuove capienze e c’è, nel decreto del 5 giugno, la possibilità di svolgere le attività educative per i ragazzi nei cinema e nei teatri. Dal punto di vista turistico, sicuramente si può collaborare, è un settore importante: non a caso ho scelto di vivere in Italia, 22 anni fa.

Qual è il ruolo, invece, dei canali digitali, delle varie piattaforme on demand, della televisione? Sono loro il futuro?

Ci si è resi conto, da testimonianze dirette e da sondaggi, che molti di quelli che hanno fruito parecchio della piattaforma on demand, restano in attesa di potere tornare in sala.  Qualcuno delle piattaforme ha giocato sporco, ha pensato strategicamente di sostituirsi ai cinema. Qualche distributore, secondo me, ha “cannato” pesantemente la propria comunicazione parlando di grande cinema, di emozioni da grande cinema da casa.., come hanno sbandierato alcune imprese americane di produzioni importanti. A qualcuno il lockdown ha fatto bene, ad altri male. Io non credo che sarà un futuro monocratico, cioè che le piattaforme digitali si sostituiranno alla sala.

Ci sono però dei prodotti on demand molto interessanti, come quelli di Nexo Digital, che ha realizzato documentari bellissimi sugli Uffizi e su Caravaggio, si tratta di un esempio di filmati che ha fatto il giro del mondo. Bisogna trovare il giusto mezzo, vero?

É come una dieta alimentare: una programmazione deve contemplare e toccare di tutto un po’, senza privilegiare una tipologia o un’altra, sviluppando più alternative valide. Nexo è una di quelle realtà che, effettivamente, ha scelto di battere una strada, e lo sta facendo bene.

Come utilizzare i finanziamenti?

A monte dovremmo approfittare dell’occasione per garantire l’eco-sostenibilità anche in campo culturale, quindi favorire, nel nostro settore, una corretta scelta energetica. Nel 2012 ci siamo affidati alla tecnologia digitale; ora dovremmo fare tutti la conversione energetica del sistema di proiezione, utilizzando il laser: in tale modo, si abbattono i costi gestionali. I soldi risparmiati potranno servire ad organizzare, in ogni singolo territorio di pertinenza, tutta una serie di attività aggregate. Se prima, nei piccoli cinema, come quello di Tarquinia (che ha 4 sale) o in quello di Grottaferrata (che ne ha 3), ci trovavamo a pagare fatture energetiche di 2000/2500 euro al mese, con il laser si riesce ad abbassare di due terzi il loro costo, risparmiando così per l’organizzazione di eventi turistico/culturali, insieme agli altri settori virtuosi della società. Quindi: eco – sostenibilità e spinta di quell’aggregazione che si è completamente persa durante il lockdown, al fine di favorire un abbraccio, non soltanto virtuale, ma anche di collaborazione, tra gli Enti associativi e collettivi di un territorio. É un proposito importante ed impegnativo, ma capace di generare le soddisfazioni più vibranti.

A proposito di soddisfazioni più vibranti,  cos’é per lei il cinema?

Il cinema è il mio terzo genitore. Per motivi di studio, per cultura d’indipendenza e di autonomia, come i miei fratelli sono andato via presto da casa ed il cinema è stato fondamentale per me, nei momenti in cui non avevo un punto di riferimento fisico. É stato un terzo genitore, lo è tutt’ora: è un terapista, è un amico, è un compagno caparbio, un paziente all’ascolto. Insomma: il cinema è una stampella insostituibile.

Che cinema vorrebbe?

Quale frutto di ferme riflessioni durante questo periodo forzato di clausura, io vedo il cinema adesso e come dovrebbe riaprire: lo percepisco come luogo di tolleranza e di abbraccio tra i popoli, perché le spinte e gli stimoli disgreganti sono sotto gli occhi di tutti. Non faccio politica, mi sono sempre rifiutato di farla perché ho voluto rivolgermi a tutti e non ad una parte auto-referenziale di pensiero più o meno compatibile con il mio; però, penso che abbiamo una responsabilità importante, quella di fare capire che la sala è l’unico luogo all’interno del quale possono ancora sedersi l’amministratore delegato di Google o di Microsoft e l’ultimo dei cassaintegrati, per vivere le stesse emozioni insieme. Se, in più, aggiungiamo un Mamadou, un Babacar, ed altre forme di umanità, beh, possiamo immaginare che il cinema porti avanti il detto “human lives matter”, cioè: sono le vite umane che contano. É questo il messaggio da diffondere.

 

 

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